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23.01.2003 - «Il museo della radio di via Verdi produca programmi nazionali»
Fa davvero impressione entrare nell´auditorium dello storico studio C. In quei 160 metri quadrati ha suonato l´orchestra Angelini, con quei microfoni dell´Eiar si sono registrati i primi sceneggiati, ha cantato la torinese Tonina Torrielli, presentata dal concittadino Nunzio Filogamo. Un elenco interminabile di protagonisti della radio che si sono affermati a livello nazionale. Tra gli ultimi, si possono citare Piero Chiambretti, Luciana Littizzetto, Alessandro Baricco, «ragazzi» che hanno imparato il mestiere da «padri» dell´ideazione e della conduzione di programmi come Ermanno Anfossi e Bruno Gambarotta, aiutati dai ventisei tecnici rimasti a tener viva la culla della radio, in via Verdi 31, proprio sotto la Mole. Sarebbe decretarne la morte, relegare la radio in 270 mq della sede tv, al posto degli attuali 900 mq.

Era il 1929 quando fu realizzata la stazione di Torino. Il primo novembre fu avviato il collegamento via cavo con Milano. La città piemontese si era affacciata nel mondo dell´etere con la fondazione dell'URI, l'Unione Radiofonica Italiana. Intorno a questa sede si sono formati complessi sinfonici, compagnie di prosa, orchestre di musica leggera e compagnie di rivista. Gli uomini di cultura utilizzarono quella voce per arrivare nelle case di tutt´Italia. Le loro parole sono conservate nei miliardi di km di nastri accatastati nei sotterranei, dalla prossima settimana saranno trasferiti in cd. L´operazione sarà completata in tre anni. «Perchè pensare della radio al passato?» chiede Sandro Borrione, funzionario e sindacalista Snater, da 34 anni in Rai. «Ha ragione il professor De Luna - aggiunge -, si può parlare di Museo della Radio e della Tv da collegare a quello del Cinema nella Città delle Comunicazioni con una visione dinamica, attiva, non solo come esposizione. La radio, più ancora della tv, almeno per ora, ha il pregio di poter raggiungere tutti ovunque siano, a casa, in auto, per strada». Amici vicini e lontani, diceva Filogamo.

E´ ancora così: il materiale può essere utilizzato mettendolo in onda, o via Internet. Lo storico «C» ora ha un modernissimo banco di regia digitale, un altro mixer sta per essere installato in uno dei sei studi del secondo piano. L´attività è ridotta al sessanta per cento, il personale chiede di fare di più: «Non è tanto - osserva Vittorio Attamante, programmista regista, trent´anni di Rai -, la difesa del posto di lavoro che vogliamo, ci interessa che il territorio capisca le potenzialità di sfruttare gli strumenti che Torino ha per farsi sentire oltre il confine regionale». Specie nel momento della crisi industriale dell´auto: il Piemonte ha bisogno di rilanciarsi, di rafforzare le sue vocazioni europee, ricerca, tecnologia. Piace l´idea di un programma-contenitore nazionale che vada dalla cultura (cinema compreso) all´informazione sull´Europa o su avvenimenti internazionali, anche in vista delle Olimpiadi invernali del 2006. L´occasione potrebbe essere allettante anche per la concomitante incertezza di Euronews (tg diffuso da Lione) nel proseguire l´edizione italiana.

E´ un filone su cui lavorare, al sindaco Chiamparino è stato enunciato, dovrà essere approfondito con i dirigenti Rai (il direttore del Centro di Produzione, Lorenzo Vecchione, è ad interim, e ricopre anche la direzione nazionale della produzione a Roma) nell´eterna trattativa per gli immobili che riguardano pure l´ex teatro Scribe di via Montebello e il «grattacielo» di via Cernaia. Doppiatori, attori, organizzatori teatrali hanno sottoscritto interessanti documenti sulle attività da valorizzare. Non mancano le idee, gli spunti, le professionalità. Ma come farsi ascoltare? Da chi? Il regista Massimo Scaglione si è battuto per decenni, lo ha chiesto infine dai banchi della Lega in Senato. Giorgio Merlo, deputato della Margherita e giornalista Rai, lo sostiene alla Camera. I parlamentari subalpini hanno sottoscritto mozioni a ripetizione perchè con la radio non si aggiunga solo un museo in più. «Lo chieda forte il territorio tutto», insistono i tecnici della Rai.

Luciano Borghesan

 
 
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