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Torino - 26 maggio 2003
 
 
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23.01.2003 - Il palazzo della radio è una risorsa
LA Rai sta trattando con il Comune la cessione del Palazzo della Radio di via Verdi 31. Lì la città vorrebbe ampliare il vicino Museo del Cinema. Una scelta sulla quale è bene riflettere perchè: l´edificio è più un monumento che un palazzo. L´architettura, gli interni, le attrezzature e gli arredi degli studi, tutti insieme restituiscono i tratti salienti del Novecento torinese con una suggestione irripetibile. Lì dentro è nata la radio; lo si vede e lo si sente in modo quasi fisico.

Qualsiasi cosa se ne voglia fare, non si può spezzare questa magia. Poi esiste nei locali di Via Verdi 16 un Museo della Radio e della Televisione; in realtà è una sala in cui sono messi in mostra appena 350 pezzi degli oltre 1200 raccolti. Le collezioni sono straripanti. Vi si aggiungono ora quelle del Centro Documentazione Sipra (libri, videocassette, manifesti, cartoline e ancora documenti radiofonici e televisivi) relegate all´ultimo piano di Via Verdi 16. Spostare il Museo della radio e della televisione nei primi due piani di Via Verdi 31 può dar vita a un circuito virtuoso in cui le raccolte museali non vengono semplicemente conservate e mostrate ma possono alimentare direttamente e senza mediazioni la produzione radiofonica, diventando una risorsa decisiva per i programmi messi in onda da Torino: negli studi sono state appena allestite due nuove regie; il personale c´è; la storia della radio, della televisione, della società italiana, anche, catturata dalla straordinaria documentazione che si è sedimentata negli anni.

Dal pian terreno ai piani superiori il Museo può snodarsi senza soluzione di continuità, con gli archivi che alimentano i programmi e viceversa. Con il Museo del Cinema, con il Museo dell´Automobile e altri ancora, il Museo della Radio e della Televisione può diventare un segmento di una sorta di Museo diffuso sulla storia di Torino nel XX secolo. L´assenza di un museo del genere colpisce in modo particolare, soprattutto se si pensa al peso esorbitante degli spazi riservati ad altri periodi storici.

Giovanni De Luna

 
 
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