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Torino - 21 maggio 2003
 
 
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28.01.2003 - Auto, impresa e non solo. Sette ipotesi sul domani
Dialogo a più voci tra protagonisti e studiosi della realtà partendo dal sondaggio realizzato da Ipsos per Repubblica

IL SOCIOLOGO - Luciano Gallino
"Più difficile progettarsi il destino"

«La Fiat, oltre a un lavoro durissimo, ha dato a centinaia di migliaia di persone, che venivano da condizioni quasi di miseria, un´occupazione che permetteva di progettare la vita: quando comprare un alloggio, l´auto, quando fare figli o "mettersi in proprio" - spiega il sociologo Luciano Gallino - Oggi i lavori che permettono di progettarsi una vita sono in diminuzione: solo in Piemonte nel 2002 si sono persi 23 mila posti a tempo pieno e indeterminato. Ma nella memoria collettiva è rimasto il senso di un´azienda, di una organizzazione che permetteva in qualche misura di controllare il proprio destino, oltre a creare identità attraverso il lavoro e cittadinanza. E la possibilità di progettare la vita rimane uno dei beni, individuali e collettivi, più ambiti e crea un legame che attraversa le generazioni».

IL DIRETTORE - Ezio Mauro
"In archivio il modello Novecento"


«Torino sta attraversando una fase di cambiamento che la ricerca fotografa addirittura con anticipo rispetto alle conferme che sono venute in questi giorni dal lutto per la morte di Giovanni Agnelli - per Ezio Mauro, direttore di Repubblica - La crisi non è l´identità di Torino. Questa è una città che ha valori forti, di radici solide, che ha uno stile, crede nelle sue istituzioni e mostrando fiducia verso gli Agnelli rivendica orgogliosamente di credere nella sua civiltà del lavoro. Con la scomparsa di Giovanni Agnelli finisce certamente un mondo. Sui giornali abbiamo scritto, semplificando, una monarchia. Ora Torino è chiamata a fare i conti con un modello economico meno accentrato, un sistema fondato su poteri diversi. Torino sta superando in questi anni il modello del '900».

IL SINDACO - Sergio Chiamparino
"Un domani con più auto che Fiat"


«Torino è una città attraversata da due diverse tendenze - ritiene Sergio Chiamparino - C´è una maggioranza di torinesi che accetta il cambiamento e prevede per il futuro un peso minore di Fiat e industria tradizionale. E c´è una parte di città, più legata al vecchio modello della company town, che resiste al cambiamento e mostra maggiori insicurezze. Credo che la concordia istituzionale debba servire a questo, ad aiutare quella parte di Torino che ancora li nutre a superare i timori. Non nascondendo l´esistenza dei problemi ma cercando di risolverli tutti insieme. Penso che nel prossimo futuro l´industria dell´automobile debba mantenere il suo ruolo centrale, come abbiamo chiesto in questi mesi. Ma che il futuro di Torino sarà più auto che Fiat».

IL RICERCATORE - Ilvo Diamanti
"Un´idea molto forte della città"


«CIÒ CHE MI HA COLPITO DI PIÙ NELL´INDAGINE - dice Ilvo Diamanti che ne è l´autore - è che esiste non solo un legame solido tra la società torinese e la Fiat, ma che esiste anche un´idea molto forte di città. Torino è una città che ha una identità precisa e un passato che pesa. Un´identità urbana cui non contribuisce solo la fabbrica. Certo c´è fiducia nel futuro della Fiat e nel fatto che questo futuro sarà ancora legato alla famiglia Agnelli. Ma a questa identità contribuiscono anche le istituzioni: esiste una città che in qualche modo si riconosce nel Comune e nella Regione e questo è dovuto anche al comportamento di chi le gestisce. È la testimonianza di un buon clima di convivenza civile. E anche il tifo calcistico conta in una città: nel Nord Est il 55 per cento della gente non ha una squadra del cuore, a Torino invece i due terzi della popolazione si riconoscono in una squadra».

IL POLITOLOGO - Luca Ricolfi
"Rispetto per il lavoro operaio"

«Torino apprezza davvero l´understatement, chi non alza la voce, chi non va sopra le righe, come la famiglia Agnelli - commenta il politologo Luca Ricolfi - e questi sono atteggiamenti tipici delle grandi istituzioni torinesi, quelle economiche, ma anche quelle politiche. Credo che nasca di qui il rispetto per il Comune e per la Regione, un fenomeno che emerge dalla ricerca, in controtendenza con quanto avviene nel resto di Italia, e che credo sia una conseguenza di come le istituzioni si rapportano con i cittadini e soprattutto tra di loro». «Vorrei sottolineare poi - aggiunge - come la comune cultura del lavoro genera un grande rispetto nei confronti del lavoro operaio: la ricerca evidenzia bene come la stragrande maggioranza dei torinesi, di destra come di sinistra, sia solidale con i cassintegrati».

L´INDUSTRIALE - Andrea Pininfarina
"Dai torinesi una lezione al Paese"


«Sabato, al Lingotto, abbiamo avuto una risposta molto chiara su qual è l´attesa dei torinesi nei confronti della Fiat - dice Andrea Pininfarina, presidente dell´Unione Industriale - Quella fila ha dato una lezione al paese. Non so quante altre città l´avrebbero fatto e in modo così autentico perché non c´era stato battage pubblicitario. Eppure centomila persone hanno fatto la coda per ore per rendere omaggio a una persona che aveva loro dato molto, anche se magari era stato in alcune occasioni un avversario. Mi auguro che questo esempio sia tale non solo per il Paese, ma anche per la famiglia Agnelli. Penso però che le parole dette da Umberto venerdì, "la Fiat ha dato molto alla mia famiglia e la famiglia saprà trarne le conseguenze", vadano in questa direzione».

IL PRESIDENTE - Enzo Ghigo
"Si liberano ora nuove energie"


«La ricerca ha il merito di aver letto in anticipo quanto hanno confermato gli avvenimenti degli ultimi giorni - secondo Enzo Ghigo - Torino e il Piemonte hanno dimostrato di avere un´identità forte che forse emerge proprio quando vengono rappresentate in modo distorto. Torino sa essere al tempo stesso una città di conflitti e di concordia istituzionale. Sa avere fiducia in istituzioni che sono guidate da persone di aree politiche contrapposte. La concordia istituzionale è la capacità di cooperare per il bene del territorio, mettendo in secondo piano le convenienze di parte. L´identità forte è quella che emerge nei momenti difficili. E oso pensare che anche un fatto luttuoso come la scomparsa di Giovanni Agnelli potrebbe rivelarsi la scintilla che libera nuove energie, spingendo tutti a darsi un po´ più da fare».

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