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Torino - 30 luglio 2003
 
 
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30.01.2003 - «Sì alla città della comunicazione Roma deve investire su Torino»
La mano del professor Mario Ricciardi sembra accarezzare la palazzina della radio di via Verdi 31, invece la indica. Lì, sembra dire, può ampliarsi il Museo del Cinema, di cui è direttore. Perché no? L´iniziativa ha rivitalizzato la Mole, potrebbe funzionare anche con l´ex gloriosa emittente dell´Eiar. La «cittadella delle comunicazioni», in pieno centro, può mettere in bella mostra miliardi di chilometri di nastri e pellicole, audio e video. In quegli archivi dorme il primo secolo interamente registrato. Materiale che può diventare «documentario». Il dibattito aperto dallo storico De Luna offre interessanti spunti, e lo si vede dal rincorrersi degli interventi.

Anche il presente della Rai invita ad approfondire meglio questa fase che per troppo tempo è stata affrontata soprattutto come questione di immobili e di posti di lavoro. I sindacati di via Verdi 16 (centro di produzione), 31 (radio), di corso Giambone (centro ricerche), di via Cernaia (amministrazione) lo hanno sempre detto alle autorità: la Rai è lo strumento del Piemonte per farsi vedere e sentire oltre i confini regionali.

Ieri non è andata in onda «Parola mia», il programma di Luciano Rispoli e del docente, torinese, Gian Luigi Beccaria. Ha dovuto lasciare il posto a un collegamento sportivo. Al giornale hanno telefonato tantissimi telespettatori chiedendo se era già stato soppresso. Per stasera, ore 20,15, l´associazione ex allievi del liceo Massimo D´azeglio ha organizzato un incontro con Rispoli per conoscere i retroscena di «Parola mia». La trasmissione ha 4 puntate di vita: domani, 4, 5 e 6 febbraio.

Le attività, dunque, prima dei muri. Avere spazi radio e tv pensati e realizzati a Torino significa creare un volano di lavoro e di professioni, ma soprattutto dare occasioni alla Torino nazionale. Oggi è intervenuto il deputato della Margherita, Giorgio Merlo, espertissimo della questione essendo giornalista della Rai di Torino. A Palazzo Civico tutti i consiglieri di Forza Italia, a partire dal capogruppo Roberto Rosso e dal vice Paolo Chiavarino hanno presentato un´interpellanza alla giunta: «Qualsiasi iniziativa dell´amministrazione comunale e della direzione Rai deve essere vincolata all´ottenimento di precise garanzie circa lo sviluppo e il potenziamento della Rai torinese, sia per il suo centro di produzione, sia per i comparti aziendali».

Tra tre anni esatti saremo in Mondovisione con le Olimpiadi 2006, un motivo in più per chiedere che al Piemonte sia data visibilità. E il sindaco Chiamparino nell´ultimo incontro con il presidente Baldassarre l´ha detto. Una produzione che unisca le vocazioni subalpine (libro, musica, cinema, tecnologia etc) ad appuntamenti di informazione internazionale (un´Euronews italiana). Sotto la Mole si sogna.

IL DIRETTORE DELLA FIERA DEL LIBRO

Il direttore Ernesto Ferrero annuncia che la Fiera del Libro è pronta a collaborare a un progetto di qualità che meriti una produzione nazionale da parte della Rai di Torino. Premette che «un ampliamento del fortunato Museo del cinema in ambito radiofonico va benissimo ed è auspicabile», ma è sul problema «Rai a Torino» che invita a fare uno sforzo maggiore e diverso da come si è affrontato fino ad oggi: «Verissimo che Torino ha acquisito anche nel campo radiofonico un patrimonio d'esperienze e professionalità probabilmente unico, ma l'unico modo di difenderlo e farlo fruttare è di produrre dei programmi "indispensabili": di una tale qualità innovativa, di una tale "necessità" che l'azienda non possa rinunciarvi».

Per Ferrero «il problema è analogo a quello Fiat: non si difende la Fiat con astratti proclami, ma producendo macchine competitive». Per la Rai indica una strada nuova: «Con tutto il rispetto, gli esempi televisivi che solitamente si citano ("Cuori rubati", ecc.) non mi sembrano francamente dei modelli da esportazione. Possiamo fare di meglio. Dimostriamolo. Concretamente, senza lamentele e vittimismi».

In questi ultimi anni - conclude - Torino si è dimostrata capace di proporre un'offerta culturale molto articolata e di alta qualità, quale nessun'altra città italiana. Ha delle istituzioni propositive che lavorano bene insieme. Mettiamo a frutto le energie e le risorse creative e professionali che ci sono. Aggiungo che, per la parte che più strettamente ci riguarda, la Fiera del libro è pronta a mettere a disposizione di tutti l'esperienza che ha maturato in questi anni nel campo della promozione/mediazione culturale. La radio resta uno strumento modernissimo, formidabile, molto apprezzato da tutti, con il quale si possono fare cose eccellenti. Anche e soprattutto da Torino».

L´EX DIRETTORE DELLA MOSTRA DI VENEZIA

Alberto Barbera, già direttore del Torino Film Festival e della Mostra Internazionale di Venezia, e Stefano Della Casa, direttore del Festival Cinema Giovani fino al dicembre scorso, devono molto all´esperienza fatta in quella Rai di Torino che a metà Anni Ottanta aveva aperto gli studi alle produzioni sperimentali di giovani cultori della pellicola, della videocamera, del nagra, il fido registratore dell´audio. Grazie all´intuito di un triumvirato di dirigenti - Cesare Dapino, Luigi Patania, Ermanno Anfossi - hanno potuto cimentarsi registi come Daniele Segre, Alberto Signetto, Corrado Franco negli studi di via Verdi 16 e 31. Della Casa ha proseguito l´attività radiofonica, ma anche il suo Hollywood, nato a Torino, nel `94, da anni è già emigrato a Roma.

«Il Museo del Cinema, della Radio e della Televisione non è in contrapposizione con una Rai nazionale, produttiva - esordisce Barbera -. Radio e Tv in via Verdi sono in progressivo disimpegno, una discesa storicamente immotivata, corrisponde esclusivamente a una logica aziendale. E´ corretta la richiesta perché la Rai inverta la tendenza, la città ha le risorse per essere coinvolta ai massimi livelli. Il Museo del Cinema può andare in parte in quella palazzina, ma non a danno di studi radiofonici unici adatti a realizzare programmi di valore».

Anche Stefano Della Casa chiede chiarezza sul progetto Rai, prima di acquisire o cedere spazi: «A volte penso che certe produzioni come quelle prossime di Fazio e Limiti, ideate a Milano con spezzoni girati a Torino, servano a far lievitare i costi di trasferta e a dimostrare che via Verdi costa troppo. Quegli studi sono vicini al Museo del Cinema e anche all´Università. Perché solo alla Rai di Roma gli stagisti?»

IL LEADER DEGLI AFRICA UNITE

Emarginati, un po´ per vocazione propria, molto per scelta degli uomini dei palinsesti. Lo dicono un po´ tutti allo stesso modo i gruppi torinesi - Mau Mau, Subsonica, Africa Unite - che negli ultimi anni hanno saputo affermarsi nel campo musicale nazionale e oltre. Rarissime le loro apparizioni in tv, fortuna che c´è la radio.

«Quella pubblica, però - dice Madaski degli Africa Unite -, purtroppo i network privati risentono eccessivamente delle esigenze pubblicitarie, i loro programmi hanno bisogno di pezzi più commerciali. E, peraltro, lo capisco».

Tra le trasmissioni che maggiormente hanno diffuso i brani del pinerolese Francesco Caudullo, in arte Madaski, 37 anni, diploma al Conservatorio in pianoforte, c´è proprio l´etere che da via Verdi 31 va verso l´Eremo. I conduttori-concittadini Alberto Campo e Paolo Ferrari non hanno risparmiato tempo per gli Africa Unite, hanno contribuito al loro successo.

Vi mancano programmi Rai pensati a Torino?

«Noi siamo musicalmente emarginati e volutamente marginali. Sinceramente riteniamo difficile - risponde Madaski - credere che la tv possa fare delle scelte di buona musica senza guardare ad audience milionari. Per la radio sì, è possibile, Torino l´ha dimostrato. Se si volesse lavorare sull´innovazione, la Rai del capoluogo piemontese ha le carte in regola per candidarsi alla direzione nazionale nel "settore musica". C´è gente aperta, un´emittente all´avanguardia tecnica, studi adatti, mentre i network radiofonici commerciali sono improntati, complessivamente, su una produzione finalizzata solo alla pubblicità».

Luciano Borghesan

 
 
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