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03.02.2003 - Alenia, dopo la tragedia un futuro incerto
La tragica «meteora» caduta sabato dai cieli del Texas frena il programma delle navette spaziali americane, ma anche le missioni previste per l´assemblaggio e le operazioni in orbita della stazione spaziale. E Torino, una delle città maggiormente coinvolte per il contributo industriale che riguarda la «International Space Station», è preoccupata. Oggi, negli stabilimenti Alenia Spazio di corso Marche, il lavoro riprenderà normalmente. Ma la preoccupazione per il futuro è molta, anche se il lavoro prosegue poiché le attività della stazione spaziale non si fermeranno.

«Le dichiarazioni di Bush, che ha incoraggiato a proseguire con i programmi, ci fanno ben sperare. Ma dopo questo disastro il programma subirà inevitabilmente uno stop: difficile dire di quanto, speriamo meno dei 32 mesi che seguirono il disastro del Challenger», confidano alcuni tecnici che lavorano ai moduli come quelli che finora hanno attraccato la base orbitante.

Soltanto due settimane fa le dichiarazioni del numero uno della Nasa avevano portato una grande ventata di ottimismo in un´azienda che da qualche tempo risente di una situazione difficile, frutto di una crisi che coinvolge in questo momento un po´ tutto il settore dell´industria spaziale a livello mondiale.

Sean O´Keefe era sbarcato a Torino poche ore dopo aver assistito a Cape Canaveral al lancio del suo Shuttle e dei suoi sette astronauti che non avrebbe più visto tornare: «Sono sette astronauti giovani, ma di grande esperienza scientifica», aveva dichiarato, regalando ai giornalisti lo stemma di una missione quasi anonima al lancio. «La nostra collaborazione con l´Italia - aveva aggiunto O´Keefe - proseguirà sulla base degli ottimi risultati finora raggiunti».

A struttura completata, la stazione spaziale dovrebbe disporre di oltre il quaranta per cento della parte pressurizzata abitabile, con elementi costruiti a Torino (in buona parte da Alenia) e con il supporto di altre aziende italiane del settore. Oltre ai tre moduli logistici di rifornimento (Mplm), realizzati in collaborazione tra Asi e Nasa - tutti già consegnati alla Nasa e già operativi - si sta per consegnare anche il «Nodo 2» e si è pronti a partire con il «Nodo 3», elementi fondamentali per poter unire i vari moduli scientifici e abitativi della stazione. Inoltre si lavora per realizzare il «Columbus», cioè il modulo-laboratorio dell´Agenzia Spaziale Europea, e una cupola di osservazione dello spazio esterno.

In programma c´è anche un modulo «Habitation», e la partecipazione dei nostri ingegneri a un veicolo di rientro d´emergenza, oltre a vari tipi di esperimenti da installare sul grande complesso orbitante, che a struttura ultimata avrebbe le dimensioni di un campo da calcio.

Che cosa cambierà la tragedia nei cieli del Texas avvenuta poco prima dell´atterraggio, nella quale hanno perso la vita sette astronauti? Si dovranno attendere gli sviluppi della vicenda dello Shuttle e i risultati della Commissione d'Inchiesta per sapere quali saranno i programmi per l´immediato futuro. Nel frattempo, le operazioni sulla stazione spaziale verranno affidate ai vecchi e spartani (ma proprio per questo sempre affidabili) razzi russi in partenza dal Kazakistan. Molti del moduli costruiti a Torino, però, possono essere lanciati solo con lo Shuttle: per questo motivo i ritardi saranno inevitabili.

Antonio Lo Campo

 
 
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