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Torino - 21 maggio 2003
 
 
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04.02.2003 - Alenia: "Ora è a rischio un grande patrimonio di competenze"
L´ingegnere Bruna Cibrario ha 45 anni e gli ultimi diciotto li ha trascorsi all´Alenia Spazio a studiare, progettare, inventare soluzioni. Ha lavorato a un programma dal nome vezzoso, il cosiddetto satellite al guinzaglio dello Shuttle e adesso si occupa di alcuni meccanismi delle stazioni spaziali. Il primo giorno di lavoro dopo l´incidente dello Shuttle Columbia è al suo computer nel grande open space dello stabilimento di strada Antica di Collegno e intorno sente crescere la preoccupazione per il futuro dell´azienda che è uno dei vanti di Torino e del paese, capace di esser presente in tutti i grandi progetti spaziali internazionali.

Che aria tira stamattina in fabbrica?
«Eh, insomma non tanto buona. Si teme l´impatto di questa tragedia sul nostro lavoro e sul futuro. Già dopo l´altro incidente al Challenger ci fu uno stop di 32 mesi».

La Alenia Spazio aveva già annunciato l´utilizzo della cassa integrazione.
«Sì per 35 giorni nel corso di quest´anno l´attività si fermerà per tutti. Ma questo accadeva prima della tragedia e ora temiamo che la situazione possa peggiorare».

Adesso che cosa state facendo?
«Noi stiamo completando il Nodo2 che è un elemento della stazione spaziale e che sarà pronto in primavera. Quindi avremmo dovuto, come era previsto dalla Nasa, avviare la fase del Nodo3 che avrebbe dovuto prolungarsi almeno due anni. Ma se adesso la Nasa decide di fermarsi e i tempi si allungano c´è il rischio che non si faccia più».

Temete per il vostro posto di lavoro?
«Non è solo questo».

E che cosa altro?
Adesso alcune centinaia di noi lavorano per la stazione spaziale e se non c´è più lo Shuttle sono a rischio. Nel dubbio molti potrebbero cercare un lavoro altrove e si rischia di perdere un nucleo di competenze che era in grado di progettare tutto il prodotto. Così se e quando si tornasse a quella produzione non saremmo più pronti a dare risposte immediate».

La sua è una preoccupazione per un patrimonio di competenze che rischia di disperdersi, pensa in particolare a una diaspora di ingegneri?
Qui siamo un po´ più di 900 di cui circa metà ingegneri, laureati in fisica, in matematica, diplomati e periti con corsi di specializzazione al Politecnico e operai iperspecializzati che hanno, ad esempio, la patente di saldatore internazionale che, tra l´altro ci vengono contesi anche dalla sezione aeronautica. Può accadere che qualcuno scelga un altro lavoro, magari meno divertente, ma più sicuro».

Lei pensa che il destino dell´Alenia Spazio sia segnato?
«Per carità assolutamente no. Qui a Torino si lavora sui moduli spaziali e sui satelliti e su questo basta che governo e Agenzia spaziale italiana (Asi) e Finmeccanica decidano, sblocchino i fondi e da fare ce n´è e anche tanto».

Ad esempio?
«Beh, le reti satellitari italiana Galileo e quella internazionale europea».

Ma voi lavoratori sentite che l´avventura spaziale di Torino è finita? «No, siamo preoccupati, ma stiamo lavorando con Napoli su un progetto di capsula spaziale per il rientro dallo spazio che con la stessa tecnologia possa diventare transatmosferica, cioè oltre lo Shuttle che è solo un aliante. Solo che i tempi non sono brevi».

Quando lunghi sono?
«Difficile dirlo, ma si parla del 2020. Ma detto tutto questo voglio ancora dire una cosa: siamo un po´ in ansia, ma siamo consapevoli delle grandi potenzialità di questa azienda e dei suoi lavoratori: il vero problema sono le scelte politiche dell´Asi e del governo nella comunità internazionale».

Alessandro Mondo

 
 
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