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Torino - 16 maggio 2003
 
 
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05.02.2003 - "Città bella., ma che fatica trovar casa"
«Mi avevano detto che Torino era un sito industriale brutto e cupo. Era descritto così anche nelle guide turistiche dell´Italia. Invece vivete in una grande città ricca di arte e di cultura, con un centro bellissimo». E´ il commento più diffuso dei ragazzi stranieri dopo un semestre di studi all´Università con il progetto Erasmus. Anche se moltissimi hanno faticato a trovare casa, costretti a mettersi sul mercato degli affitti per la cronica carenza di posti nei collegi (che non soddisfano neppure le richieste degli italiani), è una minoranza netta quella che, bilanciando luci e ombre, ripartirà scontenta.
In 260 si sono ritrovati ieri nell´aula magna del rettorato di via Po, per la consegna dei diplomi al termine della frequenza ai corsi d´italiano coordinati da Alda Rossebastiano. Un attestato che coincide, per molti, con il ritorno a casa: «Tutti noi, e voi soprattutto - ha detto il rettore, Rinaldo Bertolino - siamo chiamati a progredire nella costruzione di un´Europa dalle mille città, in cui si valorizzino le ricchezze e i pluralismi culturali di cui siete testimoni ed eredi. Presto celebreremo all´insegna dell´internazionalità i 600 anni di vita del nostro ateneo, al crocevia del Mediterraneo ma nel cuore dell´Europa: qui, sarete sempre graditi ospiti ed amici. Spero che tornerete presto per seguire i phd nel nostro ateneo».

Applausi dei ragazzi, che hanno sottolineato più buone sorprese che delusioni, durante gli studi a Torino. Judith Maser, di Innsbruck, studentessa di Psicologia, ha trovato «un ateneo, una città e un paese in generale molto complicati sul piano burocratico». Non le sono piaciuti «Il grande traffico, lo smog, forse perché nel mio paese la natura è quasi intatta». Ha «adorato» soprattutto «Le luci d´artista e il museo alla Mole più che l´Egizio, mal organizzato»: ma tutto sommato «E´ una bella città, ricchissima d´offerte culturali». Anche Cristina Spaccavento, di Sydney (ma di padre italiano) promuove Torino: «Peccato solo che l´università non mi ha aiutato a trovar casa, ho dovuto arrangiarmi da sola». L´efficienza dell´ateneo? «Diciamo che è molto italiano». Ecco un gruppo di portoghesi: Paulo Lopez e Rita Ferraz, di Lisbona, studiano Economia. Rita: «Trovar alloggio è stato terribile». Paulo: «Il centro è bellissimo, la popolazione gentile. I docenti sono preparati, ma tendono a far molta teoria: in Portogallo ci sono molte più esercitazioni pratiche». Teresa Lima e Isabel Lencastre, di Porto: «L´unico neo di questo periodo è stato che le lezioni qui sono molto affollate, e gli esami si svolgono in pubblico, con molti studenti che disturbano. Per il resto, è stato tutto straordinario».

Vengono dalla Romania Dorota Piecuchova e Petra Chudackova. Anche da loro, grandi elogi all´università e alle bellezze cittadine, su cui «Avevamo dei pregiudizi». Sono state pure corteggiatissime dai compagni, buoni testimonial delle dicerie sull´italiano medio. Se devono cercare un difetto, lo trovano «Nella pulizia: mai visto un posto sporco come piazza della Repubblica dopo il mercato». E Michaela Inacu e Madalina Solomonea: «C´è un gran traffico, certe volte si fa prima a piedi che in tram». Dal Belgio è venuta Noortje Pennincks: «La sola cosa che mi ha colpito negativamente è che qui ci sono molti scioperi dei mezzi pubblici: per un belga suona strano che non ci siano i bus per andare a sostenere un esame». «E´ stato tutto molto utile e positivo - chiosa Arturo Aragones, da Gran Canaria - peccato che faccia tanto freddo, e costi tutto così caro: siete troppo ricchi, meno male che c´era la mensa universitaria». Rafaela Rivas, di Barcellona, è tra i pochi che sparano a zero: «Abbiamo dato soldi a un´agenzia per trovar casa, e poi abbbiamo scoperto che l´agenzia non esisteva. La cosa peggiore è che non ho potuto avere il libretto di lavoro: qui come in Spagna, devo mantenermi gli studi, ma di fatto per uno straniero è possibile solo un impiego in nero». Tra i più entusiasti, il tedesco Christian Mokrey: «Già dopo pochi giorni mi sentivo a casa. Ho fatto molte amicizie, ho trovato un buon ateneo. Tornarò presto».

G. Fav.

 
 
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