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Torino - 17 maggio 2003
 
 
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06.02.2003 - I fan dell´auto in condominio "Costa meno e addio traffico"
Quelli che parlano difficile lo chiamano "Car sharing", per quelli che provano a tradurre tutto è diventata "l´auto condivisa". Ci si abbona (119 euro l´anno), si prenota la vettura, si preleva al parcheggio (massimo ottocento metri a piedi da casa o dall´ufficio), si usa - di solito in città, dov´è più difficile districarsi, anche per un´ora soltanto - e poi si riconsegna. Spese accreditate in banca, e costa meno del taxi.

L´idea non poteva che nascere e crescere a Torino, città non del tutto orfana dell´automobile, non ancora, e funziona anche a Venezia (non con le gondole), a Bologna e nella provincia di Rimini. A Torino ci sono nove parcheggi di "Car sharing" che diventeranno sedici, sedici auto disponibili già passate a ventuno (Punto, Stilo e Multipla) per un manipolo di duecento abbonati pionieri, tassisti di se stessi, gente che sale in macchina, striscia una tessera magnetica, schiaccia qualche bottone, legge il display e mette in moto. Ne parlano come se avessero ricevuto il giocattolo dei sogni in seconda elementare. Per esempio l´avvocato Alberto Marchisio, "autocondiviso" della primissima ora. «L´ho fatto perché ho lo studio in centro e ci vado in moto, poi dimentico di averla. Se devo muovermi uso il car sharing, quasi tutti i giorni ormai. Ho smesso di stressarmi perché non trovavo il parcheggio: per me, la zona blu è gratis. Addio alla schiavitù da voucher o monetine nel parchimetro, pure la benzina è compresa. Questa è un´idea perfetta per chi vive e lavora di corsa, e adesso aggiro pure il blocco del traffico due giorni a settimana. Non esistono più le targhe alterne».

Il comune di Torino ha comprato quattordici abbonamenti, idem il Politecnico e l´Unione Industriale. Il "Car sharing" serve anche a liquidare i problemi di gestione di un parco-auto, ma la vera libidine è privata. La racconta la signora Maria Prat Bona, consulente editoriale, autrice di dizionari. «Ho una Panda paleolitica dell´85 che va ancora a benzina super, dunque in città non può circolare quasi mai. Ho deciso di tenerla fino a novembre anche per ragioni affettive, e poi aspetto che mi scada l´assicurazione. Dopo, rinuncerò all´auto. Per muovermi in città è più comodo questo affitto particolare, non devo più pensare alla manutenzione, alla pulizia e alla polizza che era diventata un salasso, per un mezzo rottame, poi... Ora faccio la prova, in fondo è un test: sta andando bene. Uso il car sharing per andare in palestra, per fare la spesa, e non è male poter sfrecciare nelle corsie preferenziali come se fossi un autobus o un taxi. Si risparmia un sacco di tempo, purché ci si ricordi di prenotare in anticipo: il mercoledì e il giovedì, nei giorni delle targhe alterne, c´è naturalmente una grossa richiesta, però a piedi non mi hanno mai lasciata».

Chi ha provato, dice che esiste pure una sfumatura psicologica non trascurabile: si è liberi dal legame del possesso che sovente trasforma l´automobilista in maniaco. Con il "Car sharing" si usa un oggetto che non ci appartiene però è sempre in ordine, sempre fresco di meccanico e pulito, come le auto a noleggio. Ma quelle bisogna tenerle tanto, bisogna farci un sacco di chilometri altrimenti non convengono. E poi, diciamolo anche se non è bello, ci si sente privilegiati: girare in centro e infischiarsene del disco orario, delle zone a traffico limitato, delle sbarre dei parcheggi, delle corsie preferenziali. Si prende l´auto nelle speciali aree color arancio, si passa oltre il fatto che sia tappezzata di adesivi con sopra scritto "Car City Club" e "Io guido car sharing" (fortunato il giorno in cui gli italiani parleranno solo italiano, sapendo quello che dicono), e pazienza se le vetture non mettono in mostra una tecnologia tedesca. Anche la vituperata Fiat, se usata in città e senza troppe pretese, può dare delle soddisfazioni.

Lo pensa pure la signora Loredana Arena, di professione poliziotto. «Io avevo una Seicento che stava sempre immobile sotto casa, a svalutarsi e a succhiarmi i soldi di assicurazione e bollo. Così ho deciso di venderla e usare il car sharing. L´altro giorno sono venuti a trovarmi i parenti, così per andare in giro ho prenotato una Multipla». Anche la manutenzione non è proprio la specialità delle donne: «Infatti adesso la ignoro, è un problema rimosso. L´auto è sempre in perfetta efficienza, e io risparmio un bel po´. Abbiamo tenuto solo la macchina di mio marito. Quella in affitto la usiamo anche nei giorni di targhe alterne, cioè due su sette, e nella pausa-pranzo non devo più stressarmi per tornare a casa e accudire il mio cagnolino. Prenoto l´auto, ci faccio tre chilometri e spendo meno di quattro euro». Loredana la poliziotta, veramente, ha avuto pure un vantaggio supplementare: «La mattina, è mio marito ad accompagnarmi in ufficio e devo dire che mi trovo meglio di prima». L´uso di autista personale non è ancora previsto dal contratto di "Car sharing", e comunque una moglie saprà sempre leggere le clausolette in fondo, scritte in piccolo, mentre voi guidate.

Maurizio Crosetti

 
 
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