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Torino - 17 maggio 2003
 
 
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06.02.2003 - Quando l´etica sposa lo sviluppo. Crescono le "aziende della bontà"
Il Piemonte, soprattutto l´area torinese, è un valido «laboratorio» per capire come si evolveranno e quale ruolo ricopriranno le cooperative sociali nella ridefinizione del welfare state. In regione, secondo il «Terzo rapporto sulla cooperazione sociale in Italia», presentato ieri alla Fondazione Agnelli e realizzato dal Centro studi Cgm, il fenomeno ha radici «antiche», fine anni 80, ed è ormai giunto a un elevato stato di maturazione: sono 521 le realtà che agiscono sul territorio, 280 nella sola provincia di Torino. Numeri che si sono quintuplicati tra il 1993 e il 2000 e che si mantengono costanti, visto che le percentuali di mortalità sono molto basse e ogni anno nascono dalle 20 alle 40 nuove cooperative.

Un mondo eterogeneo che opera in diversi settori, dall´offerta di servizi socio-sanitari ed educativi all´inserimento lavorativo di persone svantaggiate, e che denota una certa vivacità «imprenditoriale» nella progettazione delle nuove attività, innovative da un punto di vista sociale, come la prevenzione del disagio minorile, e basate sempre sul principio etico «dell´interesse per la comunità». Le cooperative piemontesi sono formate da oltre 21 mila soci, attirano più di 1500 volontari e danno lavoro a circa 10 mila persone, 2 mila delle quali rientrano nei programmi di inserimento. Non esistono dati esatti sul fatturato del settore, ma si stima che si aggiri attorno ai 300 milioni di euro. «Da un po´ di anni a questa parte - spiega Flaviano Zandonai, del Centro Studi Cgm - stiamo assistendo alla costruzione di reti fra le cooperative, di consorzi sul territorio che rendono più visibile il fenomeno, migliorando i servizi esistenti e rendendo più agevole la progettazione di attività anche complesse. Un nuovo modello che genera ancor più valore economico, oltre che sociale».

Una riorganizzazione che in Piemonte, vista la forza di queste realtà, inciderà anche sui rapporti con gli enti locali e sulla riforma del welfare. «Prima della riforma della legge sull´assistenza - sostiene Gianfranco Marocchi, presidente di Federsolidarietà Piemonte - alle cooperative spettava il ruolo di gestione di un determinato servizio, ottenuto attraverso un contratto. Ora, invece, con la creazione dei tavoli di programmazione locale, le cooperative, ormai radicate da tempo sul territorio, prendono parte alla stessa programmazione assieme agli enti pubblici, potendo così indirizzare meglio le azioni».

Diego Longhin

 
 
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