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Torino - 17 maggio 2003
 
 
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06.02.2003 - Un piano d'attacco per la linea Torino-Lione
C´è preoccupazione per il futuro della linea ferroviaria ad alta capacità Torino-Lione e appare indispensabile esercitare pressioni subito, ancor prima della presidenza italiana dell´Unione europea, perché sia il governo francese che quello italiano rispettino i programmi accelerati, concordati a Périgueux il 27 novembre 2001, per la realizzazione integrale dell´opera a doppia canna entro il 2012. E´ questa la sintesi di un incontro, non «segreto» ma certamente «riservato», senza comunicati ufficiali, svoltosi lunedì all´Unione industriale di Torino e conclusosi con una veloce colazione al "Club degli imprenditori".

Al tavolo i membri piemontesi di Transpadana, associazione multiregionale che spinge per realizzare la direttrice ferroviaria europea Barcellona-Kiev con transito tra Torino e Trieste, il cosiddetto «corridoio 5». C´erano i tre enti locali, con Ghigo, Chiamparino e Campia (la Bresso è all´estero da quasi tre settimane), gli industriali con Savino Rizio, Sergio e Andrea Pininfarina, le banche con Rainer Masera (Sanpaolo-Imi) e l´ambasciatore Cavalchini, oggi Unicredito private banking, già presidente della Commissione intergovernativa per la riapertura del traforo del Bianco.

Il timore per i tempi di concretizzazione del grande progetto nasce dall´«audit» (verifica) che dal settembre 2002 è in corso in Francia per valutare i diversi progetti in ballo: si vogliono confrontare costi, avanzamento tecnico e amministrativo, importanza per la politica europea dei trasporti, valenza in termini di sicurezza, di rispetto dell´ambiente e di sviluppo compatibile del territorio. I risultati saranno tradotti in uno "studio di prospettive" sul quale si aprirà ad aprile il dibattito (due mesi) nel parlamento francese, base per predisporre un programma di investimenti da parte del governo di Parigi. E per passare ai cantieri.

I segnali che arrivano dalla Francia non sono positivi. Oltralpe, salvo la posizione decisa di Rhone-Alpes, c´è un movimento favorevole all´asse franco-tedesco per aprire subito il corridoio Parigi-Strasburgo, più a Nord, per raggiungere l´Est bypassando il nostro Paese. E la delegazione italiana, nella riunione recente per la minacciata chiusura dei valichi del Moncenisio e della Maddalena, è apparsa, ai francesi, «tiepida» sui temi generali dei collegamenti. Anche se esiste un trattato firmato dai due Paesi sulla Torino-Lione. In questo periodo di attesa dell´«audit» sono anche stati bloccati i finanziamenti per i sondaggi: ci sono 27 milioni di e invece di 100.

Nella riunione di lunedì è emerso che non si può attendere oltre per un´opera di taglio nazionale e non locale sulla quale, per la sua importanza, occorre un atteggiamento bipartisan. Non è mancato un accenno polemico sulla reale ricaduta sull´economia del Paese della Torino-Lione, enormemente superiore rispetto agli effetti del ponte sullo Stretto, tanto amato dal governo per ragioni di immagine. In gioco è la marginalizzazione dall´Europa. Tutti, lunedì, hanno concordato sulla necessità di far presenza (e pressione) in questi mesi con il governo francese, preparando un appello ai parlamentari di Parigi da pubblicare sui quotidiani Le Monde e Le Figaro, di organizzare un convegno sui finanziamenti e di operare per sbloccare i sondaggi. Ma anche il governo Berlusconi dovrà essere sensibilizzato per il rispetto dei programmi concordati a Périgueux.

Gianni Bisio

 
 
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