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Torino - 26 maggio 2003
 
 
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07.02.2003 - Volere o volare
Con una lettera che pubblichiamo a pagina 5 l’assessore Alfieri risponde alle rimostranze di alcuni lettori in merito ad alcuni estemporanei interventi d’«arredo urbano»; in particolare, il grottesco cubo che fa brutta mostra di sé di fronte alla chiesa della Gran Madre. Restiamo dell’idea che un cubo in questione è un pugno nell’occhio davvero difficile da sopportare, ma su un punto non possiamo non concordare con l’assessore: Torino deve attrezzarsi per uscire da una delle peggiori crisi della sua storia, e ciò può comportare sacrifici.

Non possiamo ospitare le Olimpiadi, darci una nuova immagine internazionale, riposizionarci come città d’arte, cultura e innovazione, senza qualche disagio. Questo è un dato di fatto che stenta a farsi strada nel sentire profondo di molti di noi. Un esempio d’attualità: in piazza Vittorio è stata montata una pista da snowboard. Installazione temporanea, si capisce. Serve per una manifestazione internazionale che verrà trasmessa in mondovisione. Ripeto, in mondovisione. Insomma, una platea planetaria per Torino.

E i torinesi, che dicono? Gli automobilisti piangono i posteggi perduti, i commercianti si preoccupano per l’eventuale disagio dei clienti, qualcuno si sdegna per lo scempio, qualcuno per i costi (peraltro in gran parte coperti dallo sponsor), e c’è chi teme il trambusto. Ci saranno pure dei concerti, figurarsi le proteste.

Sia chiaro, c’è un limite ai sacrifici (e con il cubo l’abbiamo superato); ma certe ubbìe dobbiamo scordarcele. Volere o volare. Se una pista di snowboard in piazza Vittorio può aiutare il rilancio della città, becchiamoci ‘sta pista e piantiamola con gli atteggiamenti da contesse decadute. Qui e ora, oggi e negli anni a venire, ci giochiamo il pane, non il companatico. Se non ce la sfanghiamo, siamo in mezzo a una strada. Tutti.

Gabriele Ferraris

 
 
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