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Torino - 17 maggio 2003
 
 
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10.02.2003 - Se Torino perde il treno europeo
I francesi ci ripensano? Se è così, è bene che le autorità italiane si facciano sentire e chiedano il rispetto degli accordi. E poiché è possibile che il governo centrale sia concentrato su altre incombenze o non avverta l´importanza del problema, è opportuno che provvedano Torino e il Piemonte a sollecitare una maggiore sensibilità nella consapevolezza che in gioco non c´è soltanto la realizzazione di una grande opera ma lo sviluppo futuro dell´economia del Nord Ovest nello scenario europeo. Il tema è ricorrente e quasi sempre la discussione origina da ripensamenti dei vicini d´Oltralpe, accompagnate da distrazioni romane.

La sera del 29 gennaio di due anni fa, a Palazzo Madama e a conclusione del vertice italo-francese di Torino, l´allora presidente del consiglio Giuliano Amato lo aveva definito «un accordo storico» e Jacques Chirac aveva parlato di «un gran momento per la collaborazione tra i due paesi». Il tunnel ferroviario, destinato a collegare Lione a Torino, attraverso la Val Maurienne e la Valle di Susa, sembrava allora fondato su certezze che col tempo tendono a dileguarsi. Adesso su questo collegamento si allungano le ombre dei dubbi francesi. Alle prese con un momento economico non facile il governo di Parigi mostra di voler mettere l´opera in stand by allo scopo di poter privilegiare altre scelte più urgenti.

Che cosa è successo di nuovo rispetto a due anni fa? E´ successo che la Francia ha avviato una verifica che dovrebbe concludersi nei prossimi mesi. L´effetto potrebbe essere non tanto il rischio della messa in discussione di un trattato internazionale ma il suo rallentamento. In altre parole è possibile che i francesi ridefiniscano i tempi dell´opera sulla base delle loro mutate disponibilità finanziarie. Dal momento che la costruzione della linea Parigi-Strasburgo, destinata a procedere poi verso Monaco, Vienna e Budapest, non entra in questa verifica in quanto già in fase avanzata o come si dice in gergo tecnico cantierata, la Francia non ha per il momento interesse ad accelerare la Lione Torino ovvero l´asse ferroviario che va da ovest verso est passando a sud delle Alpi. Tanto basta a capire perché l´allarme è -o dovrebbe essere- tutto italiano.

I tempi di attuazione di questo tracciato a sud della linea dei Merovingi che per il governo di Parigi oggi costituiscono una variabile secondaria sono invece vitali per l´Italia. Ancora un anno fa, il vertice di Perigueux, aveva sottolineato la necessità di accelerare i piani di costruzione della Lione-Torino in modo da poter ultimare i lavori entro il 2012. E´ questo programma che oggi si teme possa essere messo sia pure temporaneamente da parte con la verifica francese. E´ il progetto numero 6, come viene definita la Lione-Torino spesso confusa erroneamente col corridoio 5 ovvero con la Trieste-Kiev, che non sembra entusiasmare i francesi proprio perché essi dispongono dell´alternativa rappresentata dalla Parigi-Strasburgo che passa per il cuore dell´Europa.

Ed è su questo aspetto che deve scattare l´allarme ovvero la necessità fare in modo che il governo italiano intervenga nel dibattito in corso, in Francia, con la verifica. Le titubanze di Parigi sono ormai note, si conoscono anche le ragioni, legittime per il paese d´Oltralpe preoccupanti per l´Italia e soprattutto per un´area come il Piemonte. Di qui l´esigenza di entrare nel meccanismo della verifica allo scopo di cancellare queste titubanze. Non c´è molto tempo a disposizione. La verifica francese si concluderà tra aprile e maggio con il parere degli esperti al governo di Parigi che poi deciderà il piano degli investimenti.

Aspettare quest´ultimo passaggio potrebbe rivelarsi irrimediabilmente tardi. Se è vero che uno dei problemi che da sempre comprimono lo sviluppo dell´economia torinese e piemontese è l´isolamento in fatto di collegamenti e sbocchi internazionali, è bene impedire che i dubbi francesi si trasformino in una scelta di rinvio della Lione-Parigi. Un ritardo potrebbe avere conseguenze pesanti per il Nord Ovest nel senso che condannerebbe a una posizione di retrogardia e di continua rincorsa la sua economia rispetto al resto dell´Europa. Esso peraltro coglierebbe Torino in una fase particolarmente delicata perché andrebbe a battere nel breve periodo con gli effetti della crisi della Fiat e nel medio-lungo periodo con il più generale piano di trasformazione della sua economia. Una coincidenza che è opportuno scongiurare, ricordando alle autorità centrali italiane che prima di arrivare sullo Stretto di Messina il traffico europeo deve valicare le Alpi.

Salvatore Tropea

 
 
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