contatti english version Associazione Chiamparino.wav
 
Torino Internazionale  


 
 
Torino - 21 maggio 2003
 
 
Sistema Internazionale
Governo metropolitano
Formazione e ricerca
Imprenditorialità e occupazione
Cultura,Turismo,Commercio e Sport
Qualità urbana
Tamtam
Eco dalle città
Calendario
Associazione
 
 
 
home | Imprenditorialità e occupazione | Rassegna stampa
 
 
 
 
11.02.2003 - La corsa all'impresa non parla italiano
Hanno un tasso di crescita a due cifre, un ritmo che ormai in Europa ce lo sogniamo. Del resto non stiamo parlando di europei. Gli imprenditori extracomunitari in regola hanno dimostrato nell’anno appena trascorso una vitalità fuori dal comune. È quanto si ricava da una recente indagine curata dall’Ufficio studi della Camera di Commercio di Torino. In cima alla classifica rumeni, marocchini, cinesi e senegalesi. Nel 2002 sono stati registrati circa 10mila imprenditori extracomunitari, il 12,4 per cento in più rispetto all’anno precedente. Una crescita schiacciante nei confronti delle aziende nostrane che mostrano un incremento appena percettibile: 0,3 per cento.

Quelle in mano agli stranieri non europei sono generalmente attività a bassa intensità di capitale, dove l’imprenditore è imprenditore di se stesso tanto che la formula più diffusa è quella della ditta individuale. È così ad esempio nell’edilizia, oppure nelle imprese di pulizia. Dove invece è necessario un investimento iniziale di una certa importanza è interessante osservare il ruolo della comunità, che, in forme anche poco ufficiali, supplisce con forme di varia solidarietà alla diffidenza del credito istituzionale: è proprio quanto accade tra i cinesi, leader nella ristorazione. La comunità imprenditoriale più diffusa è quella marocchina: sono 1551 gli imprenditori provenienti da quest’area del nord Africa specializzati soprattutto nei servizi, spesso di supporto agli stessi immigrati: trasporti, consegne, phone center, lavanderie. Seguono i rumeni, comunità pìù recente, ma con un forte spirito d’iniziativa: le attività realizzate da chi viene dai Carpazi sono aumentate del 34,2 per cento. Poi i tunisini che hanno una predisposizione agli affari abbastanza simile a quella dei marocchini, i cinesi, gli argentini.

Spiega Roberto Strocco, responsabile dell’ufficio studi della Camera di Commercio: «Si sbaglia a pensare che tutte queste attività compromettano la libera iniziativa degli italiani. Non c’è concorrenza: gli extracomunitari intervengono o in settori loro, come quello di un artigianato tradizionale, o in campi abbandonati dai cittadini italiani, come la pulizia dei capannoni industriale o dei condomini». I rumeni sono particolarmente attivi nel settore delle costruzioni. L’appalto viene affidato ad una ditta italiana che subappalta a ditte straniere, rumene in gran maggioranza appunto, i singoli lavori. Un modo efficace per redistribuire il rischio di impresa, quando non si lavora non si paga la microditta, ma che pone qualche interrogativo sotto il profilo della sicurezza. I senegalesi si occupano soprattutto di artigianato. I cinesi di pubblici esercizi e tessile abbigliamento.

Complessivamente il commercio occupa quasi un terzo di tutte le attività degli extracomunitari, seguito dalle costruzioni e da una buona presenza dell’industria. Il sette per cento degli imprenditori extracomunitari gestisce un albergo o un ristorante. Naturalmente tra gli extracomunitari ci sono anche gli svizzeri, ma questo è tutt’un altro discorso: tutti banchieri? No soprattutto a Torino, anche se le attività finanziarie o di consulenza sono prevalenti. In Italia anche per via di alcune facilitazioni che stanno venendo meno, l’imprenditoria elvetica si sta riducendo. A Torino invece è stabile. Un’ultima curiosità riguarda i cinesi, tra i quali l’imprenditoria femminile ha il ruolo più forte. Parafrasando Mao, più che la metà del cielo, reggono il quaranta per cento dei bilanci.

Eugenio Giudice

 
 
 ©2002. Tutti i diritti sono riservati.