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Torino - 26 maggio 2003
 
 
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12.02.2003 - Ma un parco sarebbe stato il posto giusto
Non è necessario pensarla come Ralph Waldo Emerson per il quale «The calamity is the masses» per poter esprimere qualche dubbio sulla scelta di trasformare, sia pure temporaneamente, piazza Vittorio Veneto in arena urbana di snowboard. E per evitare di essere inclusi d´ufficio tra i «nemici delle Olimpiadi», non essendolo, diciamo subito che il dubbio non riguarda il fatto sportivo o spettacolare ma la scelta del posto. Quindi il giudizio non è sul perché della manifestazione ma sul perché in quel luogo. E la prima osservazione, quella dettata non dalla snobistica difesa di una tranquillità turbata dalla folla ma dal buon senso, è sulle possibili alternative.

Se c´è un patrimonio che non fa difetto a Torino è quello dei parchi: il Valentino o la Pellerina, i parchi Colletta, Rignon e Ruffini e ancora Piazza d´Armi. Tutti luoghi le cui caratteristiche, per spazi, disponibilità di parcheggi, praticità di accesso e scenario si sarebbero meglio prestati all´iniziativa. E invece si è scelta una piazza storica che, tra l´altro, rappresenta uno dei pochi sbocchi di cui la città dispone per smaltire il traffico nei due sensi tra il centro e la collina.

Nelle polemiche che hanno accompagnato questa scelta il sovrintendente ha avuto modo di osservare che in fondo non c´è nulla di così grave dal momento che si tratta di un´occupazione temporanea della piazza la cui sistemazione, ha peraltro precisato, non è stata ancora completata. Da un funzionario che ricopre questo ruolo ci si sarebbe aspettati che si stendesse, per protesta, sulla piazza onde impedirne un uso così improprio: a sua scelta, la parte lastricata o quella ancora sterrata. Ma ognuno è padrone di pensare ciò che crede e dunque anche quella del sovrintendente resta una posizione legittima. Fermo restando il fatto che una piazza è una piazza, soprattutto se storica e in quella posizione, e un parco è un parco forse più adatto a ospitare piste artificiali, tende d´accampamento e pubblico.

Si dice, ed è vero, che Torino è una città che ha sempre sofferto di una sorta di ingiustificato monocentrismo: tutto concentrato nel quadrilatero storico quando non in un´area ancor più ristretta, e intorno il nulla. Sarebbe stata forse questa una buona occasione per cominciare a godere al meglio di altre zone non proprio periferiche. La si è persa e a giustificare la scelta non vale il fatto che essa possa essere stata imposta da esigenze di ripresa televisiva e dunque di ricaduta turistica dal momento che un pezzo di Disneyland in un posto come piazza Vittorio non è certo un biglietto da visita eccellente per la città.

Né vale la motivazione, pure da qualcuno accampata, che Milano ha ospitato una manifestazione simile in Piazza del Duomo. Ognuno è libero di fare le sue scelte e il sindaco di Milano, Albertini, si è fatto fotografare in slip. Non per questo sarebbe elegante se Chiamparino lo imitasse. Le masse non sono una calamità, come pensava R.W. Emerson, ma possono procurare inutile confusione. Avendo la possibilità di fare altrove lo snowboard, sarebbe stato meglio evitarlo. Le Olimpiadi, va da sé, non c´entrano niente.

Salvatore Tropea

 
 
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