contatti english version Associazione Chiamparino.wav
 
Torino Internazionale  


 
 
Torino - 21 maggio 2003
 
 
Sistema Internazionale
Governo metropolitano
Formazione e ricerca
Imprenditorialità e occupazione
Cultura,Turismo,Commercio e Sport
Qualità urbana
Tamtam
Eco dalle città
Calendario
Associazione
 
 
 
home | Imprenditorialità e occupazione | Rassegna stampa
 
 
 
 
09.02.2003 - Laboratorio a perdere?
La scomparsa dell'avvocato Giovanni Agnelli ha portato molti a ripercorrere le tappe più importanti della sua vita e con queste le vicende della sua città, del suo paese e dell'economia mondiale. Ne sono nati alcuni spunti che rivestono grande importanza, anche e soprattutto per incominciare a capire con una riflessione più completa quello che ha inciso sulla vita della sua città nella seconda parte del XX secolo.

Ormai storicizzati i primi decenni del dopoguerra, con l'era Valletta, è apparso in alcuni commenti attenti un momento fondamentale per comprendere appieno tutto quello che ha portato il tessuto imprenditoriale torinese al quadro attuale: la crisi dei primi anni Settanta, esplosa con il detonatore della guerra del Kippur e del petrolio.

Prima di quella guerra Torino era una città di molte industrie ed imprese, di settori diversificati, con la presenza più importante della Fiat; dopo, la Fiat si è trovata più sola, assumendo via via un ruolo più totalizzante. Proprio questo passaggio pesa oggi sulla città che vede nella crisi della Fiat la sua crisi. Del resto il calo della popolazione, pur spiegabile in parte con, il mutare dei richiami urbani e residenziali, sta a dimostrare il calo delle opportunità di occupazione.

Al di là dei numeri si può immaginare che a Torino sia venuta meno una popolazione maggiore di quella delle città di Novara, Vercelli, Alessandria e Asti, considerate insieme.

La crisi delle imprese tradizionali della Torino del miracolo economico fu profonda e determinò tensioni sociali di grande livello, sfociando nella loro definitiva scomparsa, dopo vicende variegate, contrassegnate spesso da tentativi di trasformazioni illusorie, se non velleitarie. Nacque in quegli anni la definizione di Torino come città'laboratorio, dove si tentavano sperimentazione di vario tipo, dall'economico al politico.

Dal laboratorio però non è nata una nuova Torino, anzi è iniziato un declino che ha fatto perdere posizioni nel contesto delle maggiori città italiane e che oggi costringe a prendere atto che gli spazi di ripresa si sono ristretti, anche per lo stesso settore automobilistico. Infatti, senza grande clamore, in modo che potrebbe anche stupire, sono scomparsi da Torino grandi gruppi, alcuni non più esistenti, altri emigrati verso cetri più coglienti con diverse opportunità di rapporti e infrastnitture.

Alcune firme sono di immediato ricordo, altre si stemperano nella memoria. Il Gruppo Finanziario Tes- sile, con le storielle Facis e Marus, le Officine meccaniche di Savigliano, la Venchi Unica, la Gaesar, la Nebiolo, la Viberti; sono le prime di un lungo elenco che piano piano hanno fatto crescere ancora il peso già determinante della Fiat.

Ci si può chiedere a questo punto se il grande imprenditore, Giovanni Agnelli, avesse percepito questa evoluzione, se l'avesse facilitata se non cercata, o se l'abbia subita. Una risposta è difficile, forsé prematura, anche se lontani ricordi consentono di testimoniare un suo vivo interesse perché a Torino continuasse ad esistere un panorama industriale differenziato. La crisi dei primi anni Settanta aveva colpito fortemente il settore tessile e Torino in quegli anni si fregiava ancora del titolo di città della moda, cercando di difendere le sue vetrine che erano occasione di richiamo per molti operatori esteri.

Gli enti locali erano intervenuti per sostenere finanziariamente queste vetrine e Giovanni Agnelli, in modo riservato, anche per il suo ruolo di presidente di Gonfindustria, seguiva le cose con attenzione seppure con la sua caratteristica discrezione.

Un giorno, in modo del tutto riservato, in ore di scarsa affluenza di operatori, volle recarsi a visitare di persona il maggiore salone della moda torinese. Le sue domande e le sue osservazioni erano tutte finalizzate al sostegno di quelle iniziative. Purtroppo i tempi e le dure leggi del mercato non consentirono di realizzare i desideri manifestati.

Altri momenti furono testimoni di questo interesse ad una città pulsante di iniziative diverse. Fra questi una riunione conviviale a cui furono invitati molti torinesi, amministratori pubblici, imprenditori, professionisti, uomini di cultura, ai quali l'Avvocato tenne un discorso nel quale richiamava soprattutto la necessità di ritrovarsi, di conoscersi, di lavorare insieme.

Anche il suo risultato recente delle Olimpiadi 2006 fa parte di una azione personale che sempre era portata avanti con passione. Rimane comunque il problema Torino, di un suo riscatto, di una ripresa dello sviluppo cittadino. Ormai si sprecano le analisi e le proposte, con un crescere addirittura preoccupante di esperti e di detentori di soluzioni, talvolta tese alla realizzazione di aspirazioni personali, pur legittime.

Non siamo fra questi, non vorremmo esserci, ci limitiamo a ricordare che spesso conta più il clima che si respira in una comunità sociale: il clima che abbiamo tentato di ricordare, e che non è quello di oggi.

Giusppe Bracco

 
 
 ©2002. Tutti i diritti sono riservati.