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07.02.2003 - Il paese abbandonato dall'industria che ora vive ( e lavora) in una soap
San Giusto Canavese (Torino). Ivan Bettini, l'opportunista senza scrupoli della soap CentoVetrine, esce dal teatro di posa e subito un manipolo di ragazzine gli è attorno: «Mi fai un autografo?», «Lascia perdere Anita, è una gatta morta». «Perché maltratti così tua moglie Rosa?». In realtà lui al secolo è Pietro Genuardi, tutt'altra vita affettiva rispetto alla fic- tion che interpreta. Ma quando sei tra i protagonisti di una soap che va in onda ogni giorno da più di due anni (Canale 5, ore 14,15), per gli affezionati diventi solo il personaggio tv. «Entri a tal punto a far parte della vita quotidiana del pubblico che qualcuno offre addirittura di pagarti perché tu partecipi al suo matrimonio», ride Pietro.

E anche San Giusto Canavese - 3100 piemontesi con la testa sulle spalle, un paese sospettoso delle novità, dove la sera al bar ci sono solo uomini - ormai è orgoglioso della sua nuova fama. Frivola, d'attualità. Del fatto che qui si gira CentoVetrine. E per molti oggi la vita non è più quella di un tempo. Non solo perché gli eroi dello schermo sono nei ristoranti del paese, dal carrozziere, in lavanderia. Non solo perché ignoti cittadini hanno avuto il loro attimo di gloria con rugaci apparizioni in tv: tutte le comparse, 5-600 al mese, sono locali. Ma anche - soprattutto - perché CentoVetrine ha portato vere e proprie occasioni di la-voro nuove. Il 75 per cento delle maestranze intorno al set è della zona: falegnami che hanno sempre costruito tavoli e infissi ora creano scenografie; sarte che hanno sempre cucito abiti da prima comunione ora aggiustano costumi di scena. All'inizio, quando qui si cominciò a girare, la proporzione era inversa: quasi tutti i tecnici venivano da fuori, da Milano e Roma. CentoVetrine ha stimolato un nuovo indotto: 1'80 per cento del materiale usato nella soap è acquistato qui; attori e tecnici in trasferta affittano case in paese. I ritmi sono vertiginosi: si gira per sette ore al giorno su due set in contemporanea: Torino è a trenta chilometri, ma spesso gli attori del cast sono stanchi. Non solo si sono trasferiti nei due alberghi di Telecittà, ma ci passano anche le serate.

«Un tempo San Giusto viveva d'agricoltura», spiega il sindaco Francesco Ferraris. «Poi di Olivetti e Fiat, essendo tra Ivrea e Torino. Quindi d'artigianato e piccole industrie. Ma oggi San Giusto è anche il paese di Telecittà». Che vuoi dire 70 mila metri quadrati per le produzioni cine-televisive: 9 teatri di posa e servizi d'ogni genere (compresi due alberghi), dove l'anno scorso si girava anche Cuori Rubati. E film come "Prendimi l'anima" di Roberto Faenza o "L'acqua e il fuoco" di Luciano Emmer.

Ma San Giusto, che ha iniziato a riciclarsi con la crisi della grande industria, è solo l'esempio di una realtà più vasta. Di un Piemonte - Torino in testa - che sempre più valorizza settori lontani dalla tradizione. L'auto è in panne? Largo alle nuove tecnologie, alla cultura, al turismo, allo slow food... E al cinema.

In ciò Torino si sta lentamente affermando come alternativa a Roma per la produzione di film che richiedono ambientazioni nordiche. Certo, il primato della cinema italiano rimane a Cinecittà e dintorni. Ma Torino si da da fare per sostituirsi a Milano, più concentrata su pubblicità e tv. In fondo è una città così duttile: a seconda delle zone può passare per italiana, francese, svizzera. Non pochi registi hanno girato qui spacciandola per città estera.

A trainare il nuovo sviluppo è Film Commission Torino Piemonte, che dal settembre 2000 attira nella regione produzioni cinematografiche e televisive italiane e straniere, offrendo supporto a chi vuoi girare nel Nord-Ovest. Una Fondazione senza fini di lucro, finanziata dal Comune di Torino (con 500 mila euro l'anno) e dalla Regione Piemonte (con 750 mila), allo scopo di far conoscere una zona d'Italia meno battuta dal turismo e creare nuove opportunità di lavoro per chi, da queste parti, opera nel mondo dello spettacolo. «Quale migliore promozione della Toscana del Ciclone di Pieraccioni?», spiega Enzo Ghigo, presidente della Regione Piemonte. «Il cinema può rilanciare anche l'immagine di una regione come la nostra, che ha splendidi scenari e architetture. E può impiegare attori e maestranze locali: finora scenografi e costumisti piemontesi erano costretti a emigrare altrove».

DI bilancio dei primi due anni d'attività è molto positivo. Nel 2001 sono stati realizzati in Piemonte 24 film e due soap opere, per un totale di 162 settimane di lavorazione e 20 di preparazione, che hanno dato lavoro a 680 tecnici locali, 290 attori e 4500 comparse. E nel 2002 le produzioni ospitate sono state 31, le settimane di lavoro 190 in tutto, i tecnici locali impiegati 528, gli attori 101, le comparse 8370. Qui sono nati film come "Santa Maradona" di Marco Ponti e "A cavallo della tigre" di Carlo Mazzacurati. Oppure, tra le fiction tv, "Maria Josè, l'ultima regina" di Carlo Lizzani e "Sospetti 2" di Gianni Lepre. E nei prossimi sei mesi si gireranno altri 15 film. Tra cui "La valigia di Tulse Luper" di Poter Greenaway (il regista dello Zoo di Venere), che tra i personaggi conta un ascensorista alla Mole Antonelliana.

«In fondo il cinema è nel Dna piemontese: quello italiano è nato a Torino con colossal come "Cabiria", del 1914», racconta Giorgio Fossati, direttore della Film Commission piemontese. «Qui c'è il Museo nazionale del cinema, il Torino Film Festival e varie rassegne cinematografiche a tema. E il Piemonte oggi possiede 21 teatri di posa».

Ma cosa offrite a registi e produttori che vogliono girare qui? «Innanzitutto un aiuto nella scelta delle location>> spiega. Fossati. «Grazie a un sito Intemet e un location manager che individua località su commissione. Si cerca una villa d'un certo tipo in campagna? Dopo averla individuata, invitiamo gli interessati a valutare di persona (viaggio a nostre spese). E facciamo da intermediari con comuni e soprintendenze per le autorizzazioni alle riprese; offriamo uffici gratuiti alle produzioni; aiutiamo in qualsiasi problema insorga durante la lavorazione. Se poi il film da lavoro ai locali, riduciamo anche i costi alberghieri. Abbiamo già pubblicato un annuario che presenta 270 attori piemontesi; ora sta per uscire una guida al personale tecnico. I produttori incominciano a capire che non conviene portarsi l'intera troupe da fuori».

Così le maestranze locali lavorano e il cinema contribuisce allo sviluppo. Il ritorno degli investimenti, cioè il denaro che le produzioni hanno speso in Piemonte assumendo personale, usando alberghi e ristoranti, affittando costumi e mezzi di trasporto è stato nel 2002 di 28 milioni e 300 mila euro.

«Ci sono molti vantaggi a girare qui», conferma Daniele Carnacina, produttore creativo di CentoVetrine. «A Milano non esistono teatri di posa grandi come questo di Telecittà, che ci consentono 2400 metri quadrati di scenografie fisse. Qui giriamo 25 scene al giorno, una ogni mezz'ora, con veloci cambi di costume. Una straordinaria palestra: attori e tecnici delle soap sono come piloti con molte ore di volo». E gli abitanti di San Giusto? Per quelli che hanno trovato lavoro grazie a CentoVetrine, anche la realtà è diventata un po' come una soap: a lieto fine.

Antonella Barina

 
 
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