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Torino - 27 maggio 2003
 
 
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13.02.2003 - L'ultimatum di Castellani
Tre anni alle Olimpiadi: parla il presidente del Toroc, Valentino Castellani. Lancia un appello al Comune perché venga risolto in fretta il problema della destinazione dell´area Mercati Generali dopo i Giochi: «In quel sito sarà costruito il Villaggio Olimpico. Un progetto ha vinto un concorso, ora si parla di Città della Salute. Di sicuro, tutta la costruzione deve essere pronta entro l´autunno del 2005. È l´ultimo nodo critico: il 2003 deve essere l´anno dei cantieri. Come quello, per esempio, di Pragelato: che ha chiuso la prima fase nei tempi e nei costi stabiliti, è stato aperto tutto l´inverno, perfino alla vigilia di Natale. Non è vero che il Toroc pensa solo ai quindici giorni delle gare: stiamo lavorando per il prima e per il dopo. Queste Olimpiadi danno a Torino energia». E stasera dibattito all´Unione Industriale.

Presidente Castellani, avrà letto anche lei.
«Non ho tempo per leggere tutto. Se vuole, le racconto la mia giornata».

Sentiamo.
«Riunione di direzione come ogni mercoledì alle 8.30; poi quaranta minuti di full immersion per preparare un dibattito, alle 11,30 il Comitato Alta Sorveglianza, alle 14,30 incontro con il sindaco. Ritorno in ufficio per una riunione sui volontari per le Paraolimpiadi. Poi prendo l´auto e vado a Gap: tre ore senza forzare. C´è grande intesa con i francesi: stesso bacino olimpico, no?»

Avrà letto anche lei, e io le chiedo una dichiarazione ufficiale. Volete sostituirvi alla crisi Fiat?
«Questa è fantascienza, noi del Toroc non l´abbiamo mai detto. Noi abbiamo l´impegno di organizzare i Giochi invernali più belli di sempre. E la Fiat deve continuare a fabbricare automobili».

Le Olimpiadi non sono una soluzione per la crisi industriale della città: conferma?
«Confermo. Ritengo che il futuro di questa città sia soprattutto industriale. E che la fortuna di Torino sia stata quella di aver pensato, in tempi non sospetti, a un progetto strategico di trasformazione. I Giochi saranno per questa città una formidabile iniezione di energia. Certo, bisogna organizzarli bene. Barcellona ce l´ha fatta e ne è uscita rilanciata; Nagano o Calgary meno».

Se non l´industria, l´immagine della città è nelle vostre mani.
«L´immagine e la percezione. Non solo automobile. Vorrei che i turisti dicessero: vado a sciare a Torino. Oggi arrivano a Caselle e vanno direttamente in montagna. Vorrei che le Alpi fossero considerate non svizzere o austriache, ma anche e soprattutto italiane».

Dieci anni fa, il suo slogan in campagna elettorale era «Non solo Fiat».
«Non faccio per vantarmi, ma l´ho detto in tempi non sospetti. E ho fatto pure molta fatica a spiegarlo».

Non sempre le viene riconosciuto, mi pare.
«Ma non stavamo parlando di Olimpiadi?»

Va bene. Ha preso cazzotti per sei mesi dalla Destra, con furiosi attacchi personali. Ora è scoppiato il grande amore.
«Ho vissuto quel periodo con grande amarezza. Quando facevo politica ero abituato a un certo clima. Ma per il ruolo che ricopro oggi, ho ricevuto accuse senza senso».

Era solo una questione di poltrone?
«Diciamo che è stato giusto riconoscere alla Regione un maggiore peso nell´organizzazione».

È vero che state assumendo dirigenti Fiat?
«In misura non significativa: un fatto quasi fisiologico. Poi magari quello che si occuperà della biglietteria è australiano, perché l´ha già fatto a Sidney. Mi faccia dire: quella del Toroc è un´èquipe splendida di professionisti«.

L´estate scorsa, ai tempi degli attacchi a lei e a Rota, li ha messi tutti nello stanzone e ha detto...
«Che erano molto bravi, e che dovevano solo pensare a lavorare».

Del resto, li avete scelti tutti voi e non i politici. Forse è questo il problema?
«Non voglio pensarlo!»

Ora fila tutto liscio. Rapporti con il governo?
«Ottimi. In un momento di grande tensione internazionale, Frattini ha voluto conservare la delega per le Olimpiadi. Nel nostro territorio c´è un discreto gioco di squadra, una certezza: si vince e si perde tutti insieme. Siamo bipartisan. I sindaci dei paesi che ospiteranno le gare hanno capito. In ufficio un giorno è arrivato l´intero consiglio comunale di Cesana. Però...»

Però?
«C´è un punto critico, e noi non abbiamo più tempo da perdere. Il Comune di Torino deve decidere la destinazione dell´area Mercati Generali: c´è un progetto originario affascinante che ha vinto il concorso, con palazzi, verde e servizi, un pezzo tutto nuovo di Torino. E c´è questa ipotesi della Città della Salute, altrettanto utile, ma fuori tempo massimo. Il 2003 deve essere per Torino l´anno dei cantieri: tutte le opere vanno testate prima. Per ogni impianto, a un anno dalle Olimpiadi, è previsto un grande avvenimento, un campionato mondiale. Sull´area del Moi noi dobbiamo allestire il Villaggio Olimpico secondo i parametri del Cio. Il termine ultimo è l´ottobre del 2005. Ma se lì vogliono farci le Molinette bis, manca perfino il progetto. Ecco perché seguo con molta preoccupazione il dibattito in corso. Bisogna serrare le fila, lo ripeto sempre».

Più di così è difficile.
«Ma siamo a Torino».

Italia ´90 c´è stata anche qui, o no?
«Le risponderò parlando del cantiere di Pragelato. È stata chiusa la prima fase dei lavori: rispettati i tempi, i costi. Hanno lavorato la vigilia di Natale e tutto l´inverno. Vorrei che tutti i cantieri funzionassero così».

In cabina di regia si sente dire: quelli del Toroc pensano solo ai quindici giorni di gare.
«Se io vado a leggere il nostro Statuto, dico: guai se non fosse così. Poi aggiungo: noi organizziamo anche grandi eventi culturali per la città, seguiamo le grandi opere anche in vista del loro uso successivo, finanziamo perfino gli sci club. Pensiamo anche noi in termini di "dopo"».

Un esempio, l´impianto di bob a Cesana. Cancellerà la passeggiata del Pariol. E dopo?
«Davanti al ministro Frattini, il presidente Ghigo ha detto che la Regione si farà carico della gestione post-olimpica. Troverà un gestore, insomma. In più, la federazione sport invernali ha garantito che quel sito diventerà sede di tutte le manifestazioni di bob, slittino e skeleton. E l´impianto sarà aperto anche al pubblico, che potrà provare la pista insieme agli istruttori».

Con gli ambientalisti c´è una convivenza quasi pacifica.
«Alcuni nostri impianti hanno un forte impatto ambientale. A parziale compensazione, tutta la zona delle Olimpiadi subirà una trasformazione idro-geologica. Gli stessi laghetti per l´innevamento artificiale non ruberanno l´acqua, ma saranno una riserva per gli acquedotti. Il dialogo con la Consulta Ambientale va avanti, ma qualche tensione nascerà di certo. Di sicuro, la nostra politica è la trasparenza: c´è un problema? Parliamone.»

È vero che avete bisogno della pista d´atletica al nuovo Comunale per la cerimonia d´apertura?
«Falso. A noi bastano 35-40mila posti, anche con una parte di struttura provvisorie. Vorrei ricordare che ad Atene ci sono biglietti per le gare che costano dieci euro: uno per l´apertura venti volte tanto. La cerimonia sarà il biglietto da visita della città per centinaia di milioni di telespettatori».

E il Coni? Vi sentite soli, abbandonati. O forse va meglio così?
«La crisi finanziaria dello sport italiano ha una diretta conseguenza sui Giochi. Le federazioni hanno risorse ridotte, ne risente la preparazione degli atleti. E per la buona riuscita delle Olimpiadi servono anche atleti italiani. Bisogna investire e sperare: noi per esempio anticipiamo per la preparazione 5 miliardi di vecchie lire l´anno».

Resta da raccontare un´emozione: il giorno in cui ha imparato che esiste uno sport che si chiama skeleton.
«Su queste cose non si scherza, è stato nel ´98: e poi siamo più forti nello slittino».

Giuseppe Smorto

 
 
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