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13.02.2003 - Il laser che piace ai bresciani
L´amministratore delegato, Gianfranco Carbonato, è barricato nel suo ufficio e diffida dei giornalisti. In queste ore ogni sua parola può valere miliardi. La Prima Industrie è al centro dell´ultima scalata di Emilio Gnutti, il finanziere bresciano che si era detto disposto, nelle scorse settimane, a entrare nell´azionariato Fiat. In attesa di conoscere il destino della proposta fatta al Lingotto, Gnutti ha deciso di corteggiare l´azienda di Collegno. Amore non corrisposto tanto che, all´annuncio della scalata di Gnutti, gli uomini di Carbonato hanno reagito con un aumento di capitale difensivo. E anche ieri la battaglia su Prima industrie ha infiammato la Borsa (quasi un sette per cento in più alla fine).

Tanto interesse per l´azienda che ha sede sotto il cavalcavia di corso Francia si spiega con il successo di un prodotto, il laser tridimensionale, che promette, in futuro, di sostituire le presse tradizionali. Un´idea su cui la «Prime» ha puntato fin dagli anni '90 dopo una prima fase di attività concentrata sui robot e l´automazione per le linee produttive dell´automobile. Il passaggio dai robot al laser non era stato indolore: «Nel '77 - ricorda Carbonato - avevamo iniziato sull´onda dell´entusiasmo per l´automazione. Ma ben presto il mito della fabbrica automatica, del robot che sostituisce completamente l´uomo tra le linee di montaggio, era tramontato. Abbiamo attraversato un periodo di difficoltà». Superato con la scelta di focalizzare gli investimenti sul laser tridimensionale. Una macchina che è in grado di modellare la lamiera con grande precisione senza ricorrere alle presse.

La tecnologia laser promette grandi sviluppi. La «Prime» ha ormai stabilimenti in tutto il mondo, dalla Cina agli Stati Uniti. Nel '99, alla vigilia della quotazione in borsa, aveva aumentato il fatturato del 47% e contava oltre 250 dipendenti. Ora in quel mercato vuole entrare anche un finanziere come Gnutti. Uno che viene dal bresciano, patria del tondino e del tubo Dalmine, nel cuore della più tradizionale industria metalmeccanica italiana. Con la «Newco Laser», anche Gnutti ha deciso di lanciarsi nell´avventura delle nuove tecnologie destinate a mandare in pensione i magli delle presse. E ha scelto di dare l´assalto al fortino di Collegno. Cose che succedono nel mondo in ebollizione del nuovo mercato. Carbonato lo sa bene. I suoi uomini avevano fatto altrettanto a cavallo tra il 2000 e il 2001 facendo shopping addirittura negli Stati Uniti. Prima acquistando a Storebridge, nel Massachusset la Convergent energy, società leader nel campo delle tecnologie laser. Poi ripetendo l´operazione a Maple Grove, vicino a Minneapolis, acquisendo il controllo della Laserdyne (20 milioni di dollari di fatturato e 80 dipendenti). Ora tocca ai collegnesi, orgogliosi di aver conquistato l´America, difendersi dall´attacco dei bresciani. In queste ore frenetiche sarà il mercato a decidere. Se affidare ancora i destini della società al gruppo dei fondatori guidato da Carbonato (che detiene il 10 per cento circa del pacchetto azionario) o se scommettere sulla conversione di Gnutti.

Paolo Griseri

 
 
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