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Torino - 27 maggio 2003
 
 
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14.02.2003 - Non vietate il faraone erotico
I musei italiani, come purtroppo si sa, contengono nei propri sotterranei assai più di quanto espongano ai visitatori. Non sfugge alla regola il Museo Egizio di Torino, tra i più ricchi al mondo e, tuttavia, senz’altro meritevole di un destino migliore. La mostra che si apre a Palazzo Bricherasio e al Museo offre dunque l’occasione di gettare uno sguardo, seppur fuggevole e provvisorio, alle molte meraviglie che il pubblico ancora deve scoprire.

Tra queste, un papiro prezioso e raro, che presto diventerà noto come il «papiro erotico». Vi si raffigurano infatti figure maschili dagli attributi sessuali senz’altro ben visibili - si tratta, né ci sarebbe bisogno di ricordarlo, di un topos dell’iconografia antica: in tutte le culture è infatti questa la rappresentazione abituale della fertilità, cruciale in ogni società prevalentemente agricola.

Risorto finalmente dai sotterranei del Museo Egizio - proprio come in un episodio di «Indiana Jones» - il «papiro erotico» rischia tuttavia di incorrere nella maldicenza e nel sensazionalismo del mondo d’oggi, assai meno innocente di quello antico. Vi sarà dunque chi si spingerà a chiedere un «divieto ai minori» per la mostra, chi al contrario ironizzerà in modo greve su quel manufatto, e chi si lamenterà, un poco moralisticamente, rilevando come il prevedibile successo della mostra sarebbe in realtà motivato dalla curiosità morbosa per i falli egizi. Niente di più sbagliato.

Lasciando da parte l’ovvia considerazione che l’eventuale amante della pornografia può tranquillamente trovare soddisfazione sintonizzandosi sulle reti Rai o Mediaset, più o meno a qualsiasi ora della giornata, il «papiro erotico» di Torino può insegnarci almeno due cose. La prima è che sarebbe bene utilizzare molto meglio di quanto si faccia oggi il patrimonio dei nostri eccellenti musei. E la seconda è che l’Antico, nella sua inattingibile lontananza, ha tuttavia qualcosa di prezioso e di essenziale e di assolutamente attuale da dirci: il nostro corpo, oggi mercificato e banalizzato, è la sede e il tempio della vita, è felicità e innocenza, ed è, in virtù dell'eros, il luogo dove diamo scacco alla morte.

Fabrizio Rondolino

 
 
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