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Torino - 17 maggio 2003
 
 
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16.02.2003 - Vetrine e arredi di locali storici saranno tutelati da un'anagrafe
Mai più casi come la pasticceria Pfatisch di via Sacchi (un gioiello a rischio di chiusura perché sotto sfratto) o quella - Abrate di via Po - che, avendo sostituito i preziosi arredi d´epoca con mobili nuovi e anonimi, è stata completamente snaturata.

Palazzo civico sta per varare, attraverso una delibera di giunta, la prima anagrafe comunale dei locali storici. Centocinquanta indirizzi doc, molti dei quali racchiusi nel volume «Le Botteghe a Torino» curato dall´architetto Chiara Ronchetta edito lo scorso anno dalla Regione Piemonte, che, grazie a questo documento metteranno il proprio futuro - insieme con le proprie insegne - in cassaforte. Spiega l´assessore al Commercio e al Turismo Elda Tessore: «Con queste nuove regole, che si basano sulla legge regionale del 14 marzo 1995, tuteleremo il più possibile tutti quegli esercizi commerciali che hanno un´affascinante storia alle spalle. Due sono i vincoli che provvederanno a preservare l´esistente: da un lato il blocco della destinazione d´uso, dall´altro quello, da parte della Sovrintendenza di non modificare gli arredi». E aggiunge: «All´inizio metteremo nero su bianco circa 150 indirizzi, ma si tratta soltanto di una prima fase, nel giro di un anno intendiamo arrivare a 400».

E così, grazie a questa novità non sarà neppure più ipotizzabile che al posto della prestigiosa macelleria Curletti di corso Moncalieri - con un bancone in marmo degno di un museo - sorga un negozio Benetton. La tutela fissata dalla delibera abbraccia un periodo di fondazione degli esercizi commerciali che va dal 1750 al 1930. Ma non è ancora tutto: «Abbiamo intenzione di coinvolgere le fondazioni - aggiunge l´assessore al Commercio - perché i negozi vengano trattati alla stessa stregua di un monumento. In moltissimi casi si tratta di autentici gioielli che meritano un restauro accurato: e visto che i restauri costano parecchio, ben vengano i contributi».

All´equazione «bottega storica uguale piccolo museo» crede anche l´assessore all´Arredo Urbano e alla Cultura Fiorenzo Alfieri che è stato fra i primi a caldeggiare la nascita di una qualsiasi forma di tutela comunale dei punti commerciali più antichi della città: «Certe farmacie, certe confetterie o antiche cartolerie del centro - spiega - raccontano il fascino di Torino capitale e meritano di essere messe sotto la teca protettiva del Comune. Prima di tutto perché alcuni frammenti di memoria urbana vanno preservati e poi perché su botteghe come i caffè storici della città si può pure costruire un percorso turistico di sicuro effetto».

Fa notizia a sé, invece, ma rientra sempre nel capitolo «salvaguardia degli esercizi commerciali d´epoca», l´operazione che il Comune sta organizzando per uniformare tutte le insegne di via Po, piazza Castello e piazza Vittorio: «Si tratta di un asse storico - spiega l´architetto Chiara Ronchetta, grande esperta dell´argomento - che per troppi anni è stato deturpato da insegne troppo colorate e comunque non conformi all´eleganza austera delle facciate». Dai neon ai dehors, il passo è breve: «Presto finirà anche l´epoca delle terrazze dei bar - incalza l´architetto - che sconfinano al di là delle arcate dei portici. Via Po è un asse unitario che va ammirata nella sua integrità architettonica».

Tornando invece alla delibera, non appena sarà approvata dalla giunta diventerà subito esecutiva, insomma il suo effetto sarà istantaneo: «Di fatto - conclude Tessore, chiunque abbia la deprecabile intenzione di snaturare una bottega storica dovrà farlo a tempo di record, perché fra pochi giorni Palazzo civico vieterà ogni manomissione di questi piccoli spaccati della Torino che non c´è più».

Emanuela Minucci

 
 
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