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18.02.2003 - "Surclassati da Lione"
In trent´anni il Piemonte ha perso un milione e mezzo di abitanti nel confronto con la regione di Lione. Le Alpi segnano dunque uno spartiacque demografico che potrebbe avere gravi conseguenze sullo sviluppo economico del versante italiano. L´allarme, lanciato nel corso di un convegno promosso dall´Ires Piemonte, è stato sottolineato dal parlamentare di Forza Italia Marcello Pacini di fronte ai rappresentanti degli imprenditori piemontesi. Pacini ha avanzato una proposta: «Formiamo un Tavolo federale fra le istituzioni pubbliche e le associazioni di categoria per studiare in tempi brevi una strategia contro il calo demografico. Fare affidamento solo sugli effetti dell´immigrazione - ha aggiunto Pacini - non è infatti sufficiente».

I dati cui fa riferimento Pacini sono quelli forniti al convegno dell´Ires dallo studioso della Fondazione Agnelli Stefano Molina. «Nel 2001 - ha detto Molina - la popolazione piemontese è scesa sotto i 4 milioni e duecentomila abitanti. Nel 1971 era invece di 4.432.000 persone». Nello stesso periodo l´area di Lione è passata da 4.423.000 abitanti del '68 (una cifra sostanzialmente identica a quella del Piemonte dell´epoca) a 5.645.000 del '99. «Quel che preoccupa - ha aggiunto lo studioso - è che i giovani sono un milione e mezzo nell´area di Lione e solo 750.000 in Piemonte. Questo significa che nei prossimi decenni la 'squadra under 21´ a disposizione sul versante francese è doppia di quella piemontese e saranno proprio i ragazzi di oggi a determinare l´esito di qualsiasi scommessa sul futuro».

Quel che colpisce, sostiene lo studio della Fondazione Agnelli, è che questo divario non suscita particolare allarme ai vertici delle istituzioni. «Questo - spiega Molina - è dovuto al fatto che gli effetti del calo demografico non sono immediati. Anzi, nel breve periodo può addirittura esserci l´illusione che con la riduzione della popolazione migliori la qualità della vita. Prendiamo ad esempio le statistiche sul prodotto interno lordo pro capite: è chiaro che nell´immediato, diminuendo la popolazione, il pil per abitante tende a salire. Ma quando le nuove generazioni, sempre più rarefatte nel numero, entreranno nel mondo del lavoro e della produzione, gli effetti economici della denatalità si avvertiranno maggiormente e potrebbe diventare evidente un arretramento economico complessivo sino ad ora mascherato».

I rimedi per invertire la tendenza al calo demografico non sono di effetto immediato: negli ultimi trent´anni il tasso di natalità dell´area di Lione è stato doppio di quello del Piemonte. Il «Tavolo federale» proposto da Pacini dovrebbe servire proprio a creare le condizioni per rendere più «conveniente» fare figli da questa parte delle Alpi.

p.g.

 
 
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