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Torino - 18 maggio 2003
 
 
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18.02.2003 - Per la Torino-Lione tempi più lunghi. Transpadana dice sì, il governo nega
La volontà del governo centrale e di quello piemontese non è cambiata di una virgola e la linea ad Alta Velocità Torino-Lione, che fa parte dell’asse europeo Barcellona-Kiev, si farà. E nei tempi previsti, nonostante la Francia abbia ridotto quest’anno, per problemi di bilancio, i finanziamenti alla progettazione. Il problema è il rispetto dei tempi previsti per la progettazione e la costruzione. È questo il parere emerso nel corso dell’incontro, a Torino, fra parlamentari, pubblici amministratori e rappresentanti del mondo dell’impresa, organizzato da Federpiemonte per fare il punto sulle «nuove opere». Lo ha espresso il segretario di Traspadana, l’associazione che promuove la Torino-Lione, Bruno Bottiglieri. «Non riteniamo ci siano rischi tali da mettere in discussione questa opera né a livello di Unione europea, né di governo francese», ha detto Bottiglieri.

I timori di un ritardo nascono dal fatto che il governo francese ha ridotto per il 2003 la sua quota di finanziamento alla progettazione da 100 a 27,5 milioni di euro che potrebbe provocare rallentamenti che non consentono di realizzare la Torino-Lione entro il 2012, come stabilito nel vertice italo-francese di Periguex del novembre 2001. Una via d’uscita potrebbe essere quella che il governo italiano anticipi il finanziamento anche per la parte francese (si tratta di 55 milioni di euro per ciascuno Stato). Più ottimista il viceministro per le infrastrutture, Ugo Martinat, di Alleanza nazionale: «L’Italia non intende mollare sulla Torino-Lione e farà pressing sulla Francia», ha assicurato il rappresentante dell’esecutivo. Poi ha sottolineato che al «corridoio 5» sono fortemente interessati anche spagnoli e portoghesi. E ha esortato a «vigilare».

Il rappresentante dell’esecutivo, tuttavia è abbastanza tranquillo. Perché la Francia ha diminuito i fondi anche per gli studi di fattibilità della Parigi-Strasburgo, che è l’alternativa preferita dai transalpini per il corridoio 5. «È un sogno nel cassetto - ha commentato Martinat - che rimarrà tale perché Parigi, che sul piano economico sta molto peggio di noi, non dispone delle risorse economiche per realizzarlo». E passa a elencare gli obiettivi già raggiunti dal governo italiano. Lungo questa direttrice in Italia si sta già procedendo all’apertura dei cantieri: nel tratto Torino-Novara si lavora, per la «gronda» che dovrà aggirare Torino vi sono già i finanziamenti (1.600 miliardi), entro giugno il Cipe potrà esaminare il progetto di fattibilità per aprire i cantieri sulla Milano-Verona. E il viceministro ha reso pubblica la sua volontà di firmare un atto ponte per la Novara-Milano che accorcerebbe i tempi di sei mesi buoni. Martinat ha anche sostenuto l’importanza di opere infrastrutturali come questa per il rilancio economico del Piemonte: «Entro 10 anni con la nuova Genova-Novara la logistica industriale sarà attratta nell’area novarese e in quella di Novi-Tortona. Un altro polo importante sarà rappresentato dal futuro scalo di Chivasso, lungo la Torino-Lione.

Il presidente Ghigo ha smentito che il governo voglia sacrificare la Torino-Lione in favore del ponte di Messina e ha annunciato di avere già parlato del problema con Romano Prodi e di avere in calendario un incontro con il commissario europeo per i Trasporti, Loyola de Palacio. «So - ha detto il governatore del Piemonte - che entrambi considerano l’opera prioritaria». Ghigo ha sottolineato l’importanza dei trasporti per il territorio: «Nel piano triennale in discussione da parte del consiglio regionale vi sono 2 miliardi di euro per la mobilità». Sulla questione è intervenuto anche il deputato della Val Susa, Osvaldo Napoli, neo commissario cittadino di Forza Italia. «La linea ad Alta Velocità è essenziale per la nostra economia e non può subire ritardi», ha detto. E ha proseguito ipotizzando che «questa riduzione di budget sia riconducibile alla volontà di Parigi di privilegiare il passaggio del corridoio 5 a Nord delle Alpi, così come lo era stato il tentativo di chiudere i valichi di Monginevro e Maddalena».

Franco Garnero

 
 
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