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19.02.2003 - Disoccupazione, Torino maglia nera in Piemonte
Nel 2002 in provincia di Torino si sono persi complessivamente oltre quattromila posti di lavoro, ma il tasso di disoccupazione è rimasto inalterato al 6,2 per cento, come nel 2001 e cioè il più basso negli ultimi venticinque anni. E´ però aumentata pesantemente la cassa integrazione ordinaria soprattutto nel metalmeccanico e nel tessile. Tanto attese, dai molti che scrutano i dati sull´occupazione per capire come la crisi si stia riflettendo sulla realtà e sulla vita dei cittadini del Piemonte, sono arrivate le indicazioni dell´Osservatorio regionale sul mercato del Lavoro.

Lo studio emette un verdetto interlocutorio e sfaccettato. Una sorta di Piemonte a chiazze con Novara, Cuneo, Verbano-Cusio-Ossola dove l´occupazione cresce complessivamente di 14 mila posti, Vercelli e Torino che ne perdono rispettivamente 5 e 4 mila, mentre le altre province stanno nel mezzo, con tendenze ad un lieve aumento, come a Alessandria e Biella, o ad una modesta diminuzione, come a Asti.

A Torino dove la crisi, anche da un punto di vista simbolico, è più acuta, l´occupazione nell´industria cresce di 4 mila unità, ma solo grazie all´incremento del lavoro autonomo. Caso unico in Piemonte, secondo l´Osservatorio, flette di 9 mila posti il settore dei servizi soprattutto nel comparto pubblico, nei trasporti e nel commercio, mentre continuano a andar bene i servizi alle imprese. Cresce invece di mille l´agricoltura. Queste tendenze del mercato penalizzano gli occupati maschi e complessivamente il lavoro dipendente.

Secondo la ricerca «in apparenza, dunque, l´acutizzarsi della crisi industriale in Piemonte non ha prodotto per il momento dei contraccolpi, almeno in termini quantitativi: va ricordato, peraltro, che l´occupazione nel settore era diminuita di 17.000 unità nell´ultimo biennio, interpretabile come caduta "preventiva" dei posti di lavoro, e che nel 2002 il ricorso agli ammortizzatori sociali è stato particolarmente intenso ed efficace».

Le ore di cassa integrazione ordinaria in regione sono state oltre 22 milioni contro i 16 milioni e 800 mila del 2001; una quantità così elevata c´era stata solo nel `94 con oltre 21 milioni; nel 2000 le ore non lavorate erano arrivate solo a dieci milioni. E´ anche vero che nel triennio nero della crisi di inizio decennio Novanta erano state 36 milioni nel `91, 41 milioni nel `92 e quasi 52 milioni nel `93.

La nota dell´Osservatorio rileva che «la congiuntura negativa si riflette piuttosto sulla qualità dei posti di lavoro; in questa logica si può forse inquadrare l´espansione del lavoro autonomo accompagnata da altri fenomeni che emergono: a Torino l´industria denuncia un sensibile aumento del part-time e del lavoro temporaneo e le ore lavorative dichiarate dai dipendenti, anche per effetto del ricorso alla cassa integrazione, si riducono del 5,2%, a fronte di un calo dell´1,2% degli occupati».

L´assessore regionale Gilberto Pichetto analizza: «Lo scenario è molto articolato; il tasso di disoccupazione si attesta al 5,1%: si va da un minimo di circa il 3% ad Asti e Cuneo ad un massimo del 6,2% a Torino, che però ha ridotto il suo differenziale nei confronti delle altre province. Seguono il Verbano-Cusio-Ossola con il 5,7% e l´Alessandrino con il 4,5%». E aggiunge: «Calano gli addetti all´industria a Biella, Vercelli e nel Verbano; sono stabili a Torino, Asti, Cuneo e Alessandria. A Novara vi è un incremento dovuto al presentarsi sul mercato del lavoro di soggetti in precedenza meno attivi».

E conclude: «In alcune realtà si registra sia un aumento degli occupati che dei disoccupati, ma non è un paradosso: significa che il mercato si sta allargando, con nuove persone prima inattive che cercano lavoro. E´ un fatto positivo, perché fa crescere il tasso di attività, portandolo su livelli più omogenei rispetto agli altri Paesi europei».

Marina Cassi

 
 
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