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Torino - 18 maggio 2003
 
 
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19.02.2003 - METRO. Con Valentina nel ventre della città
VALENTINA» sgranocchia il terreno su cui poggia Torino, 24 ore su 24, penetrando come un serpentone ipersofisticato prima sottopelle e poi nelle viscere della città. Un viaggio in discesa, quello iniziato da via Fermi (fra Torino e Collegno) ai primi di ottobre, sulla base di una tabella di marcia che vede gli ottanta uomini del cantiere impegnati su tre turni di otto ore per guidare la gigantesca talpa e garantirle il supporto logistico. Questa mattina dalla stazione di via Principi d´Acaja entrerà in funzione la seconda talpa, direzione Collegno, nuova di zecca e identica alla prima. La sorella gemella di «Valentina» è stata battezzata con il nome di «Madama Cristina», scritto in rosso a fianco delle tre bandiere all´estremità: quella canadese della casa costruttrice (Lovat), quella dell´Unione Europea. E naturalmente il Tricolore.

Terminato l´assemblaggio, sfumato il tempo delle inaugurazioni e delle visite, per incontrare la mostruosa termite bisogna percorrere i 150 metri di tunnel già realizzato fino a raggiungere «il treno» della talpa -, cioè la parte posteriore -, l´unica ancora visibile ad occhio nudo. La testa dell´escavatore è ormai fuori portata. In compenso si avverte, eccome, il lavoro incessante delle 56 seghe circolari in acciaio che aggrediscono il terreno. Rumore, polvere che impasta la bocca, monitor luminescenti, sirene attivate per segnalare l´avvio o la fine di un ciclo, operai e tecnici avvezzi a muoversi fra colossali ingranaggi mentre il nastro trasportatore rovescia nei carrelli tonnellate di terra, ghiaia e pietre. Solo allora ti rendi conto che i numeri, le misure e i dati tecnici dell´escavatore, ripetuti mille volte, si perdono nel frastuono. Conta quello che senti, più di ancora di quello che vedi. La percezione è quella di una creatura viva, pulsante, dove tutto - dalla testa rotante all´ultima puleggia - è concepito per innestare nel sottosuolo il tunnel lungo il quale correrà la metropolitana. Quattro delle quindici stazioni (Fermi, Paradiso, Marche e Principi d´Acaja) sono già scavate. Le altre sono in fase di scavo, così come le gallerie di servizio al deposito-officina dietro via Fermi: qui avrà sede sia il «cervello» della metropolitana automatizzata, sia il ricovero delle carrozze. Costruite a Praga, verranno collaudate sotto la Mole.

In prossimità della talpa la temperatura sale bruscamente. E non potrebbe essere altrimenti, considerato che per azionare tutte le sue parti la macchina succhia imponenti quantità di energia elettrica: si parla di non meno di 2.400 Kilowatt l´ora, quanto basta per soddisfare le esigenze di 800 famiglie. Centimetro dopo centimetro «Valentina» avanza, quasi impercettibilmente: con i suoi 38 martinetti idraulici si spinge in avanti, facendo forza sull´ossatura della galleria via via realizzata e subito foderata con conci in cemento armato. Guardi quegli uomini impastati di terra e di olio, manco fossero stati strappati anche loro dalle profondità della terra, e ti chiedi come possano districarsi per ore in quel labirinto di ingranaggi. In prevalenza sono calabresi, i più disponibili per le ragioni di sempre a lasciare la loro terra e le loro famiglie: a fronte di un lavoro inequivocabilmente duro, la paga è relativamente buona. La necessità fa il resto. Li vedi apparire e sparire, protetti da casco e tuta. Senza l´alternarsi delle squadre, ciascuna formata da 15 persone specializzate, «Valentina» non si sposterebbe di un centimetro. Gente formata per l´occasione, ormai abituata a muoversi in sincronia con l´escavatore e conoscerne ogni più piccolo segreto. Non a caso le squadre che si alternano giorno e notte finiscono per diventare una dote insostituibile dell´apparecchio; smontata a lavoro ultimato e poi rimontata chissà dove, la talpa se le porta dietro per mezzo mondo. Come i 15 colombiani che oggi faranno marciare da Principi d´Acaja la sorella gemella di «Valentina»: da Calarzo (Belluno), dove hanno scavato un tunnel ferroviario di tre chilometri, ai comandi di «Madama Cristina» per un altro salto nel buio.

«Recupereremo i ritardi»

Fino a che punto Valentina «va-lentina»? In quale misura il ritardo accumulato può compromettere la tabella di marcia? Il problema è stato affrontato ieri sera in una vivace riunione pubblica. Da una parte il Consiglio congiunto di terza e quarta circoscrizione; dall´altra, l´assessore alla Mobilità Maria Grazia Sestero, il presidente del Gruppo Trasporti torinesi (GTT) Giancarlo Guiati e l´amministratore delegato Davide Gariglio; nel mezzo, i cittadini. Tempi più lunghi del previsto, con relativi disagi, scarsa informazione ai residenti... Di questo e di molto altro ancora è stato chiesto conto nella discussione. Ma come stanno esattamente le cose?
Il ritardo c´è, inutile negarlo. Ed infatti nè Palazzo civico nè il GTT lo negano, salvo ridimensionarlo per quello che è: un mese nel caso di «Valentina», quattro mesi riducibili a due per la gemella «Madama Cristina». Slittamenti fisiologici che i tecnici contano di recuperare senza troppa difficoltà: poco significativi, commentano, a fronte di interventi di questa portata. Ovviamente il confronto è partito dalla prima talpa, cioè «Valentina». Perchè un mese di troppo? «Per varie ragioni - ha spiegato la Sestero -. Non ultima, la complessità dell´assemblaggio del macchinario, unita alla necessità per il personale di prendere dimestichezza con la talpa».

Poi ci sono gli imprevisti, quelli che saltano fuori quando l´opera entra nel vivo. «In particolare - è intervenuto Guiati -, ci ha creato qualche difficoltà la prima parte dello scavo. Colpa della qualità del terreno, caratterizzato da grossi ciottoli e quindi da scarsa coesione. La necessità di stabilizzarlo, trattandolo con sostanze particolari, ha inciso sull´avanzamento della talpa». Un altro elemento da considerare è stata la necessità di procedere con cautela nel segmento più superficiale del tunnel: per intenderci, quello dove maggiore era la probabilità di incontrare corpi estranei (sottoservizi in disuso). Più consistente il ritardo accumulato da «Madama Cristina», l´escavatore gemello in partenza da Principi d´Acaja. In questo caso le ragioni sarebbero sostanzialmente due: la necessità di assemblarlo su una superficie più ristretta rispetto a Fermi e alcune modifiche operate alla luce dell´esperienza di «Valentina». Accolta la richiesta di maggiore informazione, diretta ai cittadini di tutte le età: non a caso GTT sta studiando, fra le altre cose, una serie di visite guidate ai cantieri per le scolaresche.

Alessandro Mondo

 
 
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