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19.02.2003 - "L´inceneritore è una necessità e non una bomba ecologica"
Il primo giorno da assessore all´inceneritore Marco Calgaro lo trascorre a Roma a preparare il meeting di domani a Parigi di «Urbanact», l´associazione europea delle città che si sono impegnate in programmi di riqualificazione urbana. Calgaro è l´unico componente italiano assieme ad un funzionario del ministero delle Infrastrutture. Ma il vicesindaco è già entrato nella parte del nuovo responsabile della questione rifiuti, anzi di «superassessore», come lo ha definito il sindaco Sergio Chiamparino, in quanto supervisionerà il neonato coordinamento alle politiche ecologiche che comprende anche i colleghi Paolo Peveraro, Maria Grazia Sestero, Elda Tessore e Dario Ortolano. «Non c´è più tempo da perdere sulla vicenda inceneritore - spiega Calgaro - entro 10-15 giorni al massimo forniremo alla Provincia l´elenco dei possibili siti torinesi per accogliere l´impianto da confrontare con Volpiano».

Calgaro, fare in fretta è un ritornello ripetuto tante volte, negli ultimi tempi, sulla vicenda inceneritore. La realtà è che non c´è alcuna decisione ufficiale. E non c´è alcuna reale alternativa alla scadenza della chiusura della discarica di Basse di Stura a fine anno. Senza dimenticare il moltiplicarsi dei comitati contrari all´impianto. Come pensa di superare questi ostacoli?
«La strada è una sola: fare chiarezza. Bisogna confrontarsi con i cittadini, con la massima trasparenza, fornendo tutte le informazioni necessarie».

In concreto che vuol dire?
«Significa innanzitutto che si deve spiegare che l´inceneritore non è quella bomba ecologica descritta da alcuni. È un sistema per eliminare rifiuti che è meno inquinante di certe vecchie caldaie in funzione. Significa che nel confronto serio con i cittadini bisogna dire, con la massima lealtà, che la città che produce la più alta percentuale di rifiuti non può disinteressarsi del problema. Significa ancora spiegare che la chiusura della discarica è imminente. E sarebbe da irresponsabili gestire l´emergenza senza avere individuato almeno il sito su cui realizzare l´inceneritore».

Secondo lei, tutto questo sarà sufficiente a trovare una soluzione e placare gli animi?
«Non va dimenticato un aspetto fondamentale: all´area che accoglierà l´inceneritore la legge assegna 20 milioni di euro per interventi ambientali. È un´opportunità da non sottovalutare. Sono soldi che potrebbero permettere di avviare serie ed efficaci politiche di risanamento ambientale nel medio termine, grazie alla quali in futuro si potrebbe fare a meno delle targhe alterne».

Quindi secondo lei sarebbe più utile costruire il termovalorizzatore in città?
«Non dico questo. Attualmente c´è il 50 per cento di probabilità che si faccia a Torino e il 50 per cento fuori della città».

Ma i possibili siti torinesi sono in qualche modo noti.
«Lo dice lei. Possono esserci novità».

In ogni caso sia Mirafiori sia la zona nord, come conferma la manifestazione di lunedì pomeriggio davanti al Comune, sono contrari. Come si risolve il rebus?
«Verificheremo nei prossimi giorni. Non è tutto così scontato come pare. Stiamo già lavorando con altri enti».

Regione? Provincia?
«La Provincia è l´ente che deve decidere, al quale fra 15 giorni consegneremo l´elenco dei siti torinesi da confrontare con Volpiano. La Regione ha certo un ruolo di corresponsabilità. Questa è una partita in cui tutti devono fare la propria parte».

La scadenza elettorale del prossimo anno in Provincia non può essere un elemento di condizionamento?
«Mi auguro proprio di no. Tutti mi paiono mossi da questa volontà di fare in fretta e di recuperare il tempo perduto».

Beh, su quest´aspetto il Comune non può certo dare lezioni.
«Se è stata data quest´impressione, l´amministrazione, con la riorganizzazione delle questioni ambientali decisa negli ultimi giorni, dimostra di voler sopperire ad eventuali carenze».

Intanto, a più di due anni dalle indicazioni della commissione guidata da Luigi Bobbio, non è stato fatto un passo avanti. Non è preoccupante?
«Quella commissione ha fatto un ottimo lavoro tecnico-scientifico. Ma non poteva fare anche scelte tipicamente politiche. È stato sbagliato pensare che potesse svolgere anche questo ruolo»

Gino Li Veli

 
 
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