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19.02.2003 - L´indotto e le strade del rilancio
Volkswagen, Automotor, Vetis. Eccole le tre parole a cui l´indotto dell´auto si aggrappa per il suo rilancio. La prima è il nome del più grande costruttore europeo di auto e l´appuntamento è per domani. L´hanno chiamato «Insieme per il futuro» ed è una giornata di incontro tra i dirigenti del gruppo Volkswagen e le imprese italiane - soprattutto piemontesi - dell´indotto auto. L´obiettivo: ampliare il proprio volume di acquisti, confermando un trend già positivo: dai 350 mila marchi del '95 agli 800 milioni di euro dell´anno scorso. La giornata si aprirà con un convegno nel quale Erich Schmitt dell´Ufficio acquisti Audi spiega le strategie di approvigionamento e le caratteristiche chieste alle aziende che intendono diventare fornitori. Le altre due parole - Automotor e Vetis - rimandano a fine marzo quando - dal 26 al 30 - il Lingotto Fiere ospiterà la ventiduesima edizione del salone internazionale dei componenti, ricambi e accessori per l´autoveicolo. L´obiettivo è incrementare il numero di visitatori stranieri: l´ultima volta erano stati quasi ottomila, ma stavolta saranno di più.

"Possiamo essere vincenti grazie al fattore qualità"

Presidente Pichetto, domani i dirigenti del gruppo Volkswagen vengono a Torino, per incontrare le aziende del settore automotive. Che significato ha per l´industria dell´indotto?
«Lo interpretiamo come segnale importante di partnership con il Piemonte produttivo e istituzionale, che si concretizza grazie alla collaborazione pluriennale della Camera di commercio con il Gruppo, avviata fin dal 1995: allora non era così scontato che una nostra impresa del settore auto potesse guardare anche oltre confine».

L´incontro può essere considerato il battesimo sul campo per la vostra iniziativa «Dall´idea all´auto» . A che punto è il progetto?
«Abbiamo completato la mappatura delle aziende con la quale si valuterà la presenza dei requisiti per affacciarsi al mercato straniero. Stiamo progettando l´organizzazione di missioni di indagini e di acquisto, inviti a buyer».

Lei è convinto che puntando su qualità e internazionalizzazione l´indotto riuscirà a superare la crisi del settore auto?
«Il nostro indotto non può non puntare su questi requisiti: ha un know how senza eguali nel mondo».

Questa iniziativa è anche un impegno degli enti locali per risolvere la crisi di un settore e valorizzare le eccellenze di un´area. Si possono coinvolgere altri soggetti?
«Penso agli istituti bancari perché potrebbe costituire un´ottima occasione per approfondire la conoscenza di imprese di valore con eccellenti potenzialità, nelle quali conviene investire».

"Le aziende copino dagli enti. Si deve lavorare tutti insieme

Presidente Devalle, manca un mese a «Vetis» eppure tutto lascia prevedere che sarà un´edizione in crescita nonostante la crisi del settore auto. Come si spiega?
«Merito del lavoro in sinergia di tutti gli "attori" coinvolti se l´iniziativa è cresciuta e si è perfezionata. Ci siamo specializzati nel progettarla ed organizzarla abbattendo in modo esponenziale i tempi ed i costi e migliorando in modo analogo l´efficienza».

Siete soprattutto voi del Centro estero a tenere i fili con i fornitori stranieri. E´ stato difficile convincerli a venire a Torino?
«I buyer hanno sempre avuto ed avranno sempre bisogno di individuare realtà competitive, noi stiamo dunque rispondendo ad una domanda spontanea del mercato. Torino è riconosciuta a livello internazionale per le dimensioni del comparto, le capacità delle sue imprese, per la presenza di un sistema completo».

Ma prima di «Vetis» c´è domani l´iniziativa della Camera di commercio cui voi avete dato una grossa mano. Quanto è importante che un´azienda come Volkswagen venga a Torino per scegliere i fornitori?
«In una fase complessa per il settore dell´auto è un forte segnale di fiducia nella capacità tecnologica delle imprese del nostro territorio. Un riconoscimento alla loro competitività e alla vocazione di "Fare l´Auto"».

Quale lezione può venire da questo impegno degli enti locali?
«Il nostro approccio è sempre quello di "fare sistema" cioè di unire sforzi e professionalità. Anche le nostre imprese devono imparare sempre di più a lavorare insieme. Devono creare sinergie per sfruttare al meglio opportunità come quella di Volkswagen».

Pier Paolo Luciano

 
 
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