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Torino - 21 maggio 2003
 
 
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19.02.2003 - Tlc, l'altra faccia delal crisi
La crisi non colpisce solo le «tute blu». Ci sono anche altri settori che scricchiolano, dall´informatica, un po´ scontato dopo la débacle Olivetti, all´elettronica, dalle telecomunicazioni alle installazioni telefoniche. Un mondo più piccolo rispetto a quello dell´auto, ma che doveva, in teoria, esplodere e contribuire a risolvere i problemi occupazionali dell´industria. Il boom non c´è stato, anzi, secondo la Fiom-Cgil tre posti su dieci sono a rischio, visto che, tra cassa integrazione, mobilità, trasferimenti e crisi più o meno conclamate, in 34 aziende della provincia di Torino, per un totale di addetti che sfiora le 6.600 persone, si contano già 1.806 esuberi. «Queste cifre sono il sintomo che esiste un vero problema di sistema perché sono tanti i punti di debolezza», ha spiegato ieri Giorgio Airaudo, numero uno della Fiom provinciale, durante un picchetto di fronte al Lingotto. «Salta quindi uno dei ragionamenti che si sta cercando di far passare: l´auto va male perché rappresenta il vecchio, mentre per i servizi, che dovrebbero essere il nuovo, va tutto bene. Come si vede dai dati non è così».

Le dieci aziende di telefonia e impiantistica operanti su Torino nel 2002 hanno tagliato del 27 per cento gli investimenti ed hanno messo, tra cassa integrazione e mobilità, circa 357 dipendenti fuori dalla porta. Situazione che è destinata a peggiorare, spiega Claudio Stacchini della Fiom, «a causa soprattutto della grave crisi finanziaria degli operatori telefonici (il mercato non è per nulla liberalizzato come si vuol far credere) e dal taglio degli interventi pubblici per le infrastrutture, come nel caso delle reti cablate». Nell´informatica e nell´elettronica la situazione non è migliore: anche qui flessione degli investimenti e forti tagli dei costi. Punta dell´iceberg è l´Eporediese, dove a preoccupare non sono solo gli esuberi, ma anche l´impoverimento del tessuto produttivo per la concentrazione delle attività nel Milanese. A Ivrea rimangono le produzioni a più basso contenuto tecnologico e i call center di Wind-Infostrada e di Vodafone-Omnitel, moderne «catene di montaggio» .

Dai dati e dal racconto di alcuni delegati sindacali, che vivono ogni giorno all´interno delle diverse realtà, viene fuori uno spaccato molto critico su quello che significa davvero lavorare dentro questo mondo, molto «new» nell´immaginario collettivo ma altrettanto «old» nei metodi. Basta pensare che all´interno del Lingotto è attivo uno dei più grandi call center della Telegate Italia, dove ogni giorno finiscono gran parte delle telefonate dirette all´«89.24.24», il pronto Pagine Gialle. Oltre agli 82 operatori assunti, prestano servizio circa 150 persone con contratti di collaborazione a termine, rinnovati di mese in mese, e con una paga intorno ai 6,36 euro lordi all´ora.

Diego Longhin

 
 
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