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Torino - 22 maggio 2003
 
 
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21.02.2003 - Made in Italy per Volkswagen
TORINO «Individueremo rapidamente 10-15 nuovi fornitori da inserire in aggiunta ai 237 componentisti italiani che hanno un rapporto regolare e abituale con noi. E la prossima settimana decideremo di quanto incrementare gli acquisti in Italia». Erich Schmitt, componente dell'esecutivo del gruppo Volkswagen, ha guidato ieri a Torino una delegazione della casa tedesca che ha incontrato un centinaio di aziende candidate ad aggiungersi ai fornitori (1'80% dell'Italia del Nord) che hanno già ampiamente soddisfatto i manager del gruppo d'Oltralpe.

Volkswagen, lo scorso anno, ha acquistato componenti per circa 825 milioni di euro, in linea con i livelli del 2001 (nel '95 il valore degli acquisti era pari a 350 milioni). E ha venduto in Italia 312mila vetture. Ma quest'anno i rapporti con i fornitori dovrebbero intensificarsi. Perché, secondo Schmitt, i nuovi partner della Volkswagen dovranno, a loro volta, individuare dei subfomitori che entreranno in contatto con il gruppo tedesco. Gli incontri di ieri hanno riguardato fornitori che operano nel comparto del metallo (27%), interni (21%), elettrico (19%), estemo (17%) e gruppo motopropulsore (16%). Schmitt ha escluso ieri che Volkswagen sia interessata a un'eventuale iniziativa produttiva diretta in Italia, mentre si procederà all'ampliamento della Lamborghini.

Dunque un incontro, quello della Volkswagen con i componentisti, che ha ribadito la fiducia del gruppo tedesco nei confronti degli imprenditori italiani e soprattutto piemontesi (che rappresentano la stragrande maggioranza dei fornitori prescelti). E non è cerio un caso che il gruppo tedesco sia intervenuto per aiutare un istituto tecnico del capoluogo piemontese.

Ma per promuovere ulteriormente l'immagine intemazionale dei componentisti subalpini, il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Roberto Cota, ha annunciato che verranno predisposti strumenti per far conoscere la presenza del "made in Piedmont" nelle diverse vetture costruite nel mondo. Sia che si tratti di design sia che la presenza riguardi sistemi o singoli componenti. Un marchio d'orgoglio del territorio, ma anche un modo per ricordare sempre la peculiarità della capitale dell'auto.

Nel frattempo, sul fronte dell'internazionalizzazione delle imprese piemontesi del settore, sono stati presentati ieri i primi dati del progetto triennale "Dall'idea all'auto", voluto dalla Camera di Commercio di Torino e dal Centro estero Camere di commercio piemontesi per favorire una maggior presenza all'estero delle eccellenze subalpine della filiera dell'auto. Guido Bolatto, direttore dell'ente camerale torinese, ha rilevato che le adesioni sono state molto più numerose del previsto. Si attendevano poco più di 200 aziende e ne sono arrivate 811. La prima selezione ha permesso di escluderne 269 che non avevano i requisiti (un fatturato automotive insufficiente o la mancanza delle certificazioni di qualità). Si tratterà ora di scegliere le migliori per aiutarle a crescere nei mercati esteri.

Tra l'altro queste imprese sono particolarmente ottimiste sulle proprie possibilità di sviluppo intemazionale. Il 50% ritiene di poter crescere sul mercato dell'Unione europea (mentre il 6% teme una flessione) e livelli simili si riscontrano relativamente alle previsioni per il resto d'Europa, per l'Asia e per gli Stati Uniti. L'indagine della Camera di commercio ha inoltre evidenziato che il 18% di queste imprese esporta già adesso più del 50% della propria produzione e il 12% dispone anche di almeno un'unità all'estero.

Augusto Grandi

 
 
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