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25.02.2003 - Extraeuropei a Torino
In attesa della riapertura nel 2005, il Museo Civico di Arte Antica a Palazzo Madama espone le proprie collezioni da "terre lontane".

Torino. Nel giugno 2001, in concomitanza con la riapertura dell'atrio e dello scalone di Palazzo Madama (cfr. Vernissage, p. 14 nel Giornale dell'Arte n. 199, mag. '01), il Museo di Numismatica, Etnografia e Arti Orientali di Torino chiudeva per consentire la catalogazione e il restauro delle sue collezioni destinate in parte a tornare nella sede originaria di Palazzo Madama (materiali di scavo e raccolte etnografiche), in parte ad essere esposte nel futuro Museo d'Arte Orientale ancora in fase di progettazione (arte del Gandhara e dell'Estremo Oriente). Coronamento di questo imponente lavoro di schedatura che ha interessato circa cinquemila oggetti e che si inserisce nel riordino complessivo delle raccolte del Museo Civico d'Arte Antica finalizzato alla riapertura delle sale nel 2005 (il museo è chiuso dal 1988 per lavori di ristrutturazione), è la mostra "Terre lontane. Arti extraeuropee dal Museo Civico d'Arte Antica", in corso fino al 2 marzo nel Salone del Senato, al primo piano di Palazzo Madama. Curata da Enrica Pagella, direttrice del Museo Civico d'Arte Antica, e da Antonio Invernizzi, direttore del Dipartimento di Scienze antropologiche, archeologiche e storico territoriali dell'Università di Torino, la rassegna riunisce 167 opere di rara bellezza che, seppur eterogenee per provenienza e periodo storico, testimoniano come la storia museale torinese sia ricca non solo di manufatti provenienti dalle grandi collezioni e dalle diverse missioni archeologiche, ma anche di reperti raccolti da cittadini impegnati per lavoro o per studio in paesi lontani. Suddiviso in cinque segmenti, il percorso ha inizio con i materiali provenienti dagli scavi nelle antiche città mesopotamiche di Seleucia e Coche in Iraq, effettuati negli anni Sessanta dal Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l'Asia che, in collaborazione con l'Istituto Italiano per gli Scavi nel Medio ed Estremo Oriente di Roma, ha condotto anche diverse missioni di ricerca in Pakistan, nella regione dello Swat: da qui infatti giungono gli straordinari rilievi in scisto esposti nella sezione dedicata all'arte del Gandhara, felice fusione di elementi ellenistici, indiani e iranici. Tra i vetri, oltre a quelli della collezione di Riccardo Gualino di produzione per lo più egiziana, spicca una lanterna da moschea in ottimo stato di conservazione con decorazioni in smalto policromo e oro e la dedica del sultano che la commissionò nella metà del XIV secolo. Completano la visita oggetti pertinenti alle culture della Mesoamerica con sculture in terracotta e pietre dure, ceramiche della cultura Chiriquì sviluppatasi tra Panama e Costarica, nonché manufatti delle ultime due sezioni dedicate all'Africa e alle popolazioni dell'Oceania tra cui si distinguono il nucleo di strumenti musicali raccolti in Congo dal torinese Tiziano Veggia e le pagaie cerimoniali delle Isole Australi dono di Ernesto Bertea.

di Laura Giuliani

 
 
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