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27.02.2003 - Contratti "atipici", disoccupazione giovanile in calo
Sono trentamila i giovani disoccupati torinesi. Tanti quanto un medio capoluogo di provincia, ma nel 1998 erano più del doppio. Adesso il loro tasso di disoccupazione - sostanzialmente uguale per maschi e femmine - è del 14,6 per cento. Sicuramente molto elevato rispetto al complessivo 6,2, ma nel 1998 i ragazzi tra i 15 e i 29 anni a cercare disperatamente un lavoro erano sessantun mila con un tasso del 23,3%.

In pochi anni, quindi, la disoccupazione giovanile - quella che per anni ha colpito in particolare ragazze e ragazzi poco scolarizzati, ma anche quelli con più opportunità - è scesa precipitosamente. Si può dire che sono i giovani a aver approfittato della complessiva riduzione della disoccupazione che in quattro anni ha portato il tasso torinese dal 10,7 per cento, uno dei più alti nel Nord, al 6,2.

E naturalmente sono i giovani a utilizzare di più la miriade di forme «atipiche» di ingresso al lavoro; dal contratto di formazione e lavoro al part-time, dal contratto week end all´apprendistato, dal tempo determinato all´interinale fino a quelli che ormai tutti definiscono i co.co.co e cioè i collaboratori coordinati continuativi che - come sostiene il sindacato - nel 90 per cento dei casi sono in realtà lavoratori subordinati non riconosciuti.

E´ realistico che il tasso di disoccupazione giovanile sia sceso proprio perché i ragazzi nella loro maggioranza - atipici sono ormai il 70-80 per cento degli avviamenti complessivi - incontrano lavori diversi dall´idea classica dell´occupazione a tempo indeterminato per otto ore al giorno.

Secondo una ricerca dell´Isfol questo ingresso atipico non determinerebbe però una sorta di precarietà a vita: il 28% degli interinali, infatti, viene assunto successivamente a tempo indeterminato e anche gli stagisti nel 44% rimangono nell´azienda dove hanno fatto lo stage.

Più problematica è la percezione sociale che i giovani «atipici» - ma non solo loro - hanno di se stessi. Secondo una ricerca della Cisl il 35% degli atipici considera queste forme di impiego come marginali. Soprattutto gli interinali ritengono di essere delle figure sfortunate nel mercato del lavoro.

Meno negativi i collaboratori che in percentuali abbastanza elevate - il 37% - pensano di aver fatto una scelta e non di aver subito una imposizione del mercato come invece valuta il 42%.

In provincia di Torino nel 2001 dei 35.500 lavoratori avviati con contratto interinale il 64% aveva tra i 15 e i 29 anni con una concentrazione pari al 30% tra i 20 e i 24. Quindi è evidente che questo tipo di contratto coinvolge per lo più i ragazzi e in particolare quelli non qualificati (38%), in maggioranza (56%) nell´industria o nei servizi (43%).

I dati forniti dall´Istat e elaborati dall´Osservatorio regionale sul mercato del lavoro dimostrano anche che la prestazione interinale è fortemente contratta nel tempo: in maggioranza (38%) la missione dura tra uno e cinque giorni, nel 19% tra 6 e 15 giorni, nel 15% tra 16 e 30 giorni; solo nel 19,6% dura da uno a tre mesi e nel 6,5 più di tre mesi.

Nel 72% dei casi il lavoratore ha avuto un solo rapporto nell´anno, nel 15% due, nel 5% tre; il 2,2% è arrivato a sei e oltre. Notevole anche il dato relativo al motivo di cessazione del rapporto di lavoro: nel 56% dei casi è finito perché giunto al suo termine contrattuale; in tre casi su dieci c´è stata una proroga.

I giovani sono meno disoccupati, trovano lavoro, per lo più atipico, ma - e sembra un paradosso - il forte calo della disoccupazione giovanile non è stato accompagnato dall´aumento dell´occupazione, che si è anzi ridotta di circa 25 mila unità in quattro anni, per effetto del calo demografico tra le forze di lavoro giovanili.

Come ricorda l´ufficio studi dell´Unione industriale, citando la Banca dati demografica evolutiva della Regione Piemonte, si verifica «un allarmante calo di popolazione giovanile residente in provincia di Torino negli ultimi tre anni; i giovani di età compresa fra 15 e 29 anni sono diminuiti da 412 mila del 1998 a 372 mila nel 2001, con una riduzione percentuale del 9,6%». Con una stima di larga massima della popolazione torinese giovane nei prossimi anni, che prescinde da movimenti migratori e mortalità, i ragazzi tra i 15 e i 29 anni dovrebbero essere 298 mila nel 2006, con un calo di 74 mila rispetto al 2001, e 270 mila nel 2011.

Secondo l´ufficio studi dell´Unione «la carenza di offerta di lavoro giovanile costituisce un problema sempre più acuto, che rende urgente l´investimento di risorse nell´orientamento e nella formazione dei giovani che abbandonano troppo presto il percorso formativo o che si trovano in possesso di titoli di studio poco spendibili nella ricerca di occupazione».

Marina Cassi

 
 
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