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Torino - 27 maggio 2003
 
 
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28.02.2003 - Il rilancio turistico del Torinese punterà sulla gola
La strategia per il rilancio turistico è già pronta. Punterà sulla gola. Ci sarà un «paniere» con una trentina di prodotti tipici, pubblicizzati da una rete di «punti» vendita aperti in collaborazione con gli enti locali, le Comunità montane e le Aziende turistiche. I prodotti del paniere sono le «pietre preziose da proporre all´onore del Mondo» dice l´assessore provinciale all´Agricoltura, Sviluppo rurale e Montagna, Marco Bellion. Lo stimolo arriva con le Olimpiadi del 2006, vetrina d´eccezione per tutto quanto «fa Piemonte». Ma il lavoro da fare è imponente.

A partire dal censimento del numero dei produttori. «Abbiamo raccolto mille e 500 schede, ma è un lavoro lungo spiega la dirigente Elena Di Bella -. Sovente è necessario sollecitare le persone a rispondere alle richieste di informazioni della Provincia, servono due o tre "passaggi" sul territorio prima di riuscire ad ottenere un quadro attendibile della situazione». Le produzioni tipiche sono quasi 280. «Ne abbiamo selezionate cento e tra queste abbiamo avviato uno studio per valutare quante potessero finire nel "paniere"» dice ancora l´assessore Bellion. «Entro il 2004, prevediamo di completare la lista» annuncia la dirigente Di Bella. Hanno già conquistato il ruolo di «testimonial gastronomici» del Torinese il Peperone di Carmagnola, il Marrone della Val Susa, la Mustardela della Val Pellice, il Giandujotto di Torino, le Antiche mele piemontesi, la Toma `d Trausela e la Toma del lait brusc, il Cevrin di Coazze, la Tinca gobba dorata di Pianalto di Poirino, il Grissino stirato torinese e il Rubatà del Chierese, il Prosciutto crudo dell´Alta Val Susa, la Toma di Lanzo e il Saras del fen.

«Alcuni hanno anche già ottenuto certificazioni internazionali» spiega ancora la dirigente Di Bella. E´ il caso dell´Indicazione geografica protetta (Igp) attribuita al Peperone di Carmagnola, al Marrone della Val Susa e alle Antiche mele piemontesi. Questo marchio garantisce che la produzione avvenga in una determinata area geografica. I produttori dovranno seguire un «disciplinare» su tempi e modi di lavorazione per garantire gli standard di qualità. Stesso discorso vale per la Denominazione di origine protetta (Dop), già attribuita a Saras del fen, Tinca gobba dorata, Grissino stirato e Rubatà. Per questi prodotti, è possibile esibire anche una tradizione storica comprovata legata alle tecnologie di produzione, soprattutto per quanto riguarda i formaggi.

Nella scelta dei cibi da inserire nel paniere ha un peso anche la quantità prodotta: statistica vinta a pari merito dal Salam-patata del Canavese(prossimo all´inserimento tra le «pietre preziose da proporre all´onore del Mondo») e dalla Toma di Lanzo, che raggiungono i 1500 quintali l´anno. «Ma il Salam-patata può anche avere un aumento di produzione, in relazione al mercato. Per questo, potrebbe essere il prodotto di punta sotto un aspetto quantitativo» anticipa il dirigente Di Bella. Poi c´è l´«immagine tradizionale» del Saras del fen, con quel fieno ad avvolgere le piccole forme di questa toma stagionata 21 giorni. «Come facevano una volta per trasportarla, il fieno di allora era come la carta utilizzata per le confezioni moderne» racconta Pier Claudio Michelin Salomon. I 14 prodotti già inseriti sommati al Salam-patata del Canavese hanno un fatturato di 12 milioni di euro l´anno. Ma il 2004 è lontano e il paniere dev´essere ancora riempito. La caccia alle tipicità è aperta.

Claudio Laugeri

 
 
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