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Torino - 27 maggio 2003
 
 
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28.02.2003 - Un mese di cioccolato
La prima patente regia della dinastia dei cicôlaté d´Turin fu rilasciata nel 1678 da Madama Reale Giovanna Battista Nemours a Giò Battista Ari, con la quale lo autorizzava a «mescere pubblicamente» la cioccolata in tazza. Poi, nel secolo dei lumi, il «brodo indiano» - così lo definivano, perché giunse in Europa dal Nuovo Mondo con i conquistadores spagnoli - divenne di moda nei salotti e nelle corti. E quella dei Savoia non fu da meno. Così Torino ben presto divenne la capitale dell´«oro bruno», con una produzione di 750 libbre il giorno. Poi, grazie anche all´esperienza dei cioccolatieri torinesi, si passò dalla tazza fumante alla pasta di cacao, con l´apporto determinante di tanti maestri cioccolatieri valdesi sopravvissuti alle persecuzioni, rifugiatisi dalla Francia in Piemonte. Sono i nomi rimasti famosi nell´industria dolciaria: Caffarel, Prochet, Talmone, Cailler (il fondatore della Nestlé a Vevey), Malan. Molti anni più tardi, nel 1945, un pasticciere di Alba - che ebbe il suo negozio per molti anni in San Salvario, sette vetrine in via Berthollet - nel suo laboratorio riuscì a creare i primi pani di Giandujot, l´antenata della Nutella. Si chiamava Pietro Ferrero.

Sarà perché questa città ha la vocazione a riscoprire con una certa nostalgia le eccellenze perdute piangendosi un po´ addosso - dalla Rai, alla moda, all´auto - ma questa volta la riscoperta delle radici «fondenti» subalpine è invece legata ad una solida realtà produttiva, sia artigianale sia industriale. Così appare del tutto giustificato lo sforzo che gli enti locali piemontesi, Regione, Provincia e Comune di Torino, hanno deciso di avviare per rilanciare questa identità, con un mese tutto dedicato a thebroma cacao (il «cibo degli dei» secondo la classificazione del naturalista Car von Linné). Dal 6 al 23 marzo è pronto finalmente il programma definitivo di «CioccolaTò», la rassegna con manifestazioni culturali, mostre, degustazioni, cene d´autore al cacao, concerti.

Presentata ieri mattina a Palazzo Reale dal sindaco Sergio Chiamparino, con l´assessore alle Olimpiadi Elda Tessore, dalla presidente della Provincia Mercedes Bresso con l´assessore Silvana Accossato e dall´assessore regionale Ettore Racchelli (il presidente Ghigo era a Roma), presenti tutte le associazioni e gli sponsor che l´hanno resa possibile - Fondazione Crt, Epat, Ascom, Cna, Confesercenti, Aidi e molte imprese private - la «kermesse» promette di coinvolgere davvero tutti, dai gourmet più esigenti alle famiglie con bambini, dagli appassionati d´arte ai giovani discotecari. Tutti pazzi per il cioccolato, si sa che è la trasgressione del nuovo millennio, e Torino si adegua. Tanto che già ci sono agenzie di viaggi che per il weekend finale, dal 20 al 23 marzo, hanno organizzato tour subalpini in pullman da Milano (il sito www.chocotravels.com), mentre molti maestri pasticcieri nazionali - dai toscani Paul De Bondt ed Andrea Slitti, ai Bonaiuto siciliani fino al francese Pierre Hermé - hanno annunciato la loro presenza a Torino.

Il modello è quello del «Salone del gusto». Perciò ci saranno laboratori di degustazione gestiti da Slow food (alla Cavallerizza Reale di via Verdi 9, da giovedì 20 a domenica 23 marzo, ore 18; registrazioni allo 0172.436711), dibattiti in libreria, cene al cioccolato (dall´antipasto al dolce) in 36 ristoranti torinesi, perfino un «giardino tropicale» presso la Lega dei Furiosi ai Murazzi per far conoscere la pianta del cacao. E poi cinema al Massimo, danze dell´Ecuador e delle Nigeria, perfino una ghiotta sessione di «scultura del cioccolato» all´Accademia Albertina. Di tutto, di più, un´indigestione per rendere tutti «felici e fondenti» che avrà il suo clou con gli stand della fiera (dal 20 al 23), in un nastro ideale da piazza Castello (che si trasformerà in Piazza delle Arti e dei Sensi) a piazza Vittorio Veneto (Piazza delle Delizie). E dal 7 marzo sono coinvolti anche 12 Comuni della provincia: Bardonecchia, Caluso, Chieri, Chivasso, Collegno, Ivrea, Lanzo, Moncalieri, Nichelino, None, Pinerolo, Rivoli.

E i maestri cioccolatieri, gli eredi dei limonadier secenteschi? Ci saranno, tutti, con le loro praline e tavolette, pronti a sfidare toscani, francesi e siciliani - come dice «l´innovatore» Guido Gobino -, accanto ai grandi nomi dell´industria: Ferrero, Caffarel, il gruppo Elah Dufour Novi Baratti & Milano, Streglio e Lindt Sprügli Italia. Con una buona notizia per i consumatori. Alla presentazione l´industria dolciaria aderente all´Aidi ha giurato: «scegliamo di produrre solo il "cioccolato puro", senza altre materie grasse vegetali aggiunte. Con buona pace di Bruxelles.

Gigi Padovani

 
 
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