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Torino - 27 maggio 2003
 
 
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28.02.2003 - Le preoccupazioni del Cio
Serve un maggiore coordinamento. Soprattutto è necessario «dare un´accelerata» perché, come dice Jean Claude Killy, «nell´estate scorsa avevamo detto che il tempo a disposizione era poco, a dicembre ho dichiarato che era pochissimo e oggi dobbiamo sapere che è finito». Jacques Rogge, presidente del Cio, è venuto in Italia per incontrare il Presidente del consiglio, il ministro Frattini, i vertici del Toroc e dell´Agenzia olimpica, i rappresentanti delle istituzioni torinesi e lanciare a tutti lo stesso messaggio: «Bisogna fare in fretta, i cantieri devono partire, alcuni sono in ritardo».

Il presidente del Cio ha incontrato Berlusconi e Frattini a Roma: «Ho trovato - dice - due persone sinceramente impegnate a trovare una soluzione ai problemi che abbiamo prospettato». Rogge ha illustrato a tutti la sua ricetta in cinque punti: «Accelerare l´avvio dei cantieri, migliorare le sinergie tra Toroc e Agenzia, promuovere i Giochi a livello nazionale con l´aiuto della Rai, aumentare l´impegno delle aziende di stato, elevare il livello delle squadre italiane negli sport invernali». I primi due punti, l´avvio dei cantieri e il miglioramento delle sinergie tra le due agenzie olimpiche, sono strettamente legati. «Bisogna - ha spiegato Rogge - migliorare la catena di comando. Berlusconi si è impegnato a risolvere il problema in tempi brevi». Con un commissario? «Non credo sia necessario un commissario - ha risposto il presidente del Cio - ma sono decisioni che spettano al governo italiano, non a noi». Il presidente del Toroc, Valentino Castellani, ha voluto puntualizzare: «Il problema da risolvere è l´eccessiva frammentazione delle decisioni sugli appalti e sulle autorizzazioni per i cantieri. È una questione che deriva dalle nostre leggi e dall´organizzazione delle competenze».

È chiaro che anche il Toroc, cliente finale degli impianti, auspica maggiore celerità. E Rogge, chiedendo maggiore «sinergia» con l´Agenzia Torino 2006, fa capire che vorrebbe soluzioni più rapide dalla stessa Agenzia. Tocca a Jean Claude Killy fare degli esempi: «Il cantiere della pista da bob avrebbe dovuto partire a febbraio 2002. Poi ci sono stati i problemi legati all´amianto e alla nuova localizzazione. L´apertura è stata rinviata ad aprile 2003. Ora l´inizio dei lavori è slittato al 15 giugno prossimo». Ritardi che in questo caso non dipendono dall´Agenzia ma dall´incertezza sulla localizzazione finale. Il secondo esempio fatto da Killy «è quello del villaggio olimpico torinese sull´area degli ex mercati generali». Anche qui le incertezze sul progetto da scegliere stanno facendo perdere tempo prezioso.

La giornata torinese della delegazione del Cio era iniziata in mattinata con la visita in elicottero ai siti olimpici seguita dell´incontro con il Toroc e con gli ormai 250 dipendenti del comitato organizzatore locale: «I Giochi olimpici - ha detto Rogge parlando nella sala dei 500 al Lingotto - sono molto di più di 15 giorni di gare. Sono un sogno che si realizza e che lascerà un´importante eredità sul territorio. Voi state rendendo realtà quel sogno». A pranzo la delegazione si è incontrata con i vertici delle istituzioni torinesi: Chiamparino, Bresso e l´assessore Racchelli in sostituzione di Enzo Ghigo. Rogge ha insistito, come poi avrebbe fatto in conferenza stampa, sulla promozione dello sport invernale in vista dell´appuntamento olimpico: «La stagione dei Tomba, delle Compagnoni, delle Belmondo, è alle nostre spalle. E se devo guardare ai risultati delle recenti competizioni in val di Fiemme, devo dire che attualmente gli sport invernali italiani attraversano un momento difficile. Credo che una forte squadra nazionale sia un buon viatico per la riuscita di un´olimpiade invernale. Ho chiesto a Berlusconi e al ministro Frattini di lavorare perché l´Italia si presenti con le carte in regola all´appuntamento del 2006». Una auspicio che riguarda certamente il livello sportivo degli atleti azzurri ma che, vista la giornata e le preoccupazioni del Cio, riguarda anche la macchina organizzativa. Prima di ripartire per Caselle Rogge e Killy hanno voluto sottolinearlo ancora una volta: «Non c´è allarme ma siamo preoccupati. Per questo chiediamo di accelerare i tempi. Sappiamo che organizzare un´Olimpiade non è facile per nessuno. Ma questo è il momento per compiere lo sforzo decisivo».

P.G.

 
 
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