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Torino - 27 maggio 2003
 
 
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28.02.2003 - Leo: "La cultura deve alzare la voce"
Ai torinesi non toccate il calcio e la salute. Per questo è stato decisamente impopolare l’esordio dell’assessore regionale alla cultura Giampiero Leo, ieri, alla conferenza stampa di presentazione del Festival Internazionale Cinema delle Donne. Come sempre puntualissimo alle 11 a Palazzo Cavour, l’assessore era soddisfatto per l’approvazione del Bilancio regionale, avvenuta ieri notte, ma deluso per il fatto che erano stati stornati 18 milioni di euro al settore cultura in favore del settore sanità.

Assessore Leo, voleva dire proprio così?
«Lo so che non è stato un intervento simpatico, ma alcuni dei miei colleghi sono poco sensibili al valore della cultura. Non riescono a capire che si tratta di un’occasione per la regione, anche perché sono pressati da continue manifestazione in favore della sanità. È, poi, un controsenso, visto l’annuncio, dato ieri in videoconferenza dal presidente Ghigo, di una conferenza nazionale a Torino sulla gestione dei beni culturali. In fondo siamo ritenuti all’avanguardia per le strategie culturali e ci candidiamo a ritornare capitale della cultura»

A che cosa potrebbe giovare questa candidatura?
«Anche la cultura produce posti di lavoro come qualsiasi altra attività produttiva. Invece non c’è alcuna preoccupazione per una compagnia teatrale che muore, una mostra che non si fa, un concerto che non si tiene»

Anche gli operatori del settore dovrebbero alzare la voce?
«Lo fanno già, ma perché i loro sforzi non vadano vanificati dovrebbero costituirsi in lobby, avere una sorta di sindacato che salvaguardi i diritti di chi lavora nella cultura. In Piemonte esiste già il Forum delle associazioni culturali che deve essere potenziato per promuovere l’importanza della cultura nello sviluppo e nella qualità della vita»

Ieri per la presentazione del Festival Cinema Donne si è rivolto a un pubblico prettamente femminile
«L’ho fatto apposta perché le donne hanno vinto una battaglia dopo l’altra e potrebbero vincere anche questa. Ci abbiamo creduto da quando dieci anni fa è nato questo festival che come Regione abbiamo finanziato fin dalla prima edizione. Hanno lavorato tanto in questi dieci anni per organizzare un festival di livello internazionale, ma non basta».

Non è stato sufficiente il loro impegno?
«Non voglio dire questo, ma l’opinione pubblica non lo coglie in pieno. Lo spettacolo svanisce con la durata del festival, si dimentica il lavoro creativo e organizzativo che si è svolto prima»

Lo dimenticano anche i politici?
«Soprattutto loro che gestiscono i fondi. Mi associo all’intervento dell’assessore provinciale alla cultura Walter Giuliano di questa mattina»

Ma come? Il suo collega della Provincia ha detto che le associazioni culturali dovrebbero scendere in piazza?
«Proprio così. Si deve far comprendere che non solo un’azienda che chiude manda a casa gli operai, ma anche un’iniziativa culturale che finisce lascia senza lavoro una miriade di operatori. L’altro giorno sono venuti a protestare sotto le finestra della Regione estremisti di sinistra in favore dell’assistenza. E di li a poco è stato approvato il bilancio con meno fondi alla cultura»

Ieri Walter Giuliano si è lamentato anche della Finanziaria
«Nell’economia di un Paese sono obiettivamente più importanti altri settori. Se come nella nostra Regione si tratta della sanità e dell’assistenza allora il discorso cambia»

Si riferisce all’assistenzialismo?
«Veniamo da decenni in cui la sanità è stata considerata dagli italiani come una mamma. E così si preferisce un farmaco a un buon libro perché si crea una sorta di dipendenza»

E che cosa dice della politica culturale della Regione in generale?
«Rifacendomi a quanto ha detto ieri il presidente Ghigo parlando alla conferenza nazionale degli assessori alla cultura e al turismo, ripeto che siamo all’avanguardia. Questo grazie ai grandi progetti delle Residenze sabaude, dell’arte contemporanea e di Palazzo Bricherasio. Eccellenza che stata riconosciuta anche ieri notte quando il capogruppo di Fi, Valerio Catteaneo, ha illustrato l’ordine del giorno sugli eccessivi tagli alla cultura che è stato votato nella sua interezza da tutto il Consiglio»

I nuovi modelli gestionali di cui ha parlato ieri il presidente Ghigo potranno creare nuovi posti di lavoro?
«Certamente e di alto livello: per laureati in lettere, discipline artistiche e per specialisti del mondo culturale»

È così convinto?
«Mi convince in primo luogo la politica culturale della Regione guidata da Enzo Ghigo. Oltre l’esempio delle Residenze Sabaude le posso fare quello della Film Commission che ha portato a Torino circa quaranta nuove produzioni cinematografiche rimettendo in moto il mondo degli attori e delle comparse facendo anche lavorare tutto il sistema alberghiero per ospitare i registi».<

Ghigo si riferisce ai grandi progetti che non vengono toccati dai tagli del bilancio regionale
«Proprio così. Si tratta di finanziamenti della Regione e dell’Unione Europea in conto capitale che non possono essere stornati»

Eppure le continuano a rimproverare di essere troppo generoso con le realtà culturali minori?
«E io continuo a pensare che le associazioni siano l’humus vitale per il territorio. Non mi si può, invece, rimproverare di dare contributi a pioggia perché la Regione si occupa solo di grandi progetti»

E chi li dà invece i contributi a pioggia?
«La Provincia, mentre secondo il Comune bisognerebbe occuparsi solo delle grandi realtà come il Museo del Cinema o il Castello di Rivoli. Da parte mia, sono convinto che la pioggia renda fertile il terreno. E allora, fuor di metafora, bisogna dar spazio nel circuito dei teatri anche alle compagnie teatrali minori che spesso sono di ottima qualità».

Amedeo Pettenati

 
 
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