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Torino - 27 maggio 2003
 
 
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04.03.2003 - "Un passo importante, ma serve di più"
IL segretariato sociale a Torino è un primo passo, importante ma non fondamentale per il rilancio del centro di produzione televisiva subalpino. Tuttavia, per una sede come quella torinese, che ha strutture e professionalità da cui l'azienda non può prescindere, non è sufficiente. Non accontentiamoci del buono, puntiamo al meglio: la piena occupazione della nostra sede, con opportunità di sviluppo, dopo decenni di trasferimenti verso Roma». Chi parla così è Roberto Cota, presidente del Consiglio regionale. Certo lui, leghista doc, prende questa posizione anche per difendere la scelta del vecchio Consiglio d´Amministrazione della Rai di trasferire la direzione della seconda rete a Milano: «Perché ha un respiro molto più ampio della semplice ricostituzione del Segretariato sociale e prevede produzioni in sinergia con Milano e un ruolo centrale per la sede di Torino». A dire il vero, però, la sua valutazione di un provvedimento «insufficiente» è condivisa anche dal sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, e dalla presidente della Provincia, Mercedes Bresso.

Il primo cittadino parla di «una buona, buonissima idea» anche se si augura che «alle parole seguano i fatti concreti perché in questi anni abbiamo assistito a molte, forse troppe, promesse di rilancio della sede subalpina». Aggiunge: «In ogni caso per potenziare il centro di produzione non basta annunciare l´avvio della sperimentazione della televisione digitale o l´arrivo del segretariato sociale sotto la Mole».

La presidente della Provincia aggiunge: «E´ incredibile: la Rai non ha più il Consiglio di Amministrazione e arriva un ministro, anche se quello delle telecomunicazioni, ad annunciare che cosa farà l´azienda. Sinceramente non ci interessa partecipare ad una lotteria di beneficenza ma avere un interlocutore serio e competente con cui parlare del futuro della sede di Torino, soprattutto del suo centro di produzione». Conclude: «Non mi pare che le proposte sbandierate oggi diano serie garanzie su un futuro da protagonista per la sede e per i lavoratori torinesi dell´azienda televisiva».

Luciano Cravino, coordinatore del Comitato nato per difendere il Palazzo per la Radio, è convinto che si tratti di «una dichiarazione molto importante perché fatta da un ministro». Detto questo, però, precisa: «La presa di posizione dell´esponente del Governo non risolve il problema della Rai a Torino perché non blocca il ridimensionamento del centro di produzione e nemmeno il progetto di vendita del Palazzo Rai». E secondo lo storico Giovanni De Luna «il problema non è accontentare Torino con la promessa di creare dieci posti di lavoro ma dare garanzie concrete per il polo produttivo torinese e regionale che tenga conto dell´alta progettualità culturale di questo territorio».

Maurizio Tropeano

 
 
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