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Torino - 18 maggio 2003
 
 
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05.03.2003 - Doccia fredda da Parigi: "Torino-Lione attenda"
Il fantasma non è più tale, il mitico «audit», la super-perizia tecnico-finanziaria sui grandi lavori pubblici attesi in Francia, sta per arrivare sul tavolo del primo ministro Jean-Pierre Raffarin. Qualcosa si sa già e sono cattive notizie per l'Italia e per Torino. I tecnici francesi dicono che la linea ad alta velocità Lyon-Turin non è prioritaria ed appare al momento troppo costosa, addirittura faraonica. Il governo, se sceglierà di obbedire ai suoi tecnici, dirotterà altrove una disponibilità decrescente di fondi. Verso Strasburgo, Perpignan e la Spagna. Torino addio? Non è detto, ma la situazione è difficile.

Per quanto si sa dalle anticipazioni, l'«audit» rifila un giudizio senza appello al progetto franco-italiano-europeo che dovrebbe costare intorno ai quindici miliardi di euro. I tecnici hanno ragionato su una spesa di otto miliardi per la parte francese, di cui almeno cinque a carico dello Stato. La risposta è che è troppo caro e non necessario per cui si propone di qui al 2007 la sistemazione dell'accesso allo storico tunnel del Moncenisio, aumentandone la sagoma e migliorando le misure di sicurezza. Scrivono i tecnici: «E' improbabile che le attuali infrastrutture siano sature nel 2015 ed è troppo presto per prevedere quando effettivamente lo saranno». Come dire: non c'è fretta. E contemporaneamente raccomandano al governo di «regolare il traffico sulle strade sia sul piano regolamentare che tariffario».

Insomma il responso tecnico è decisamente negativo. Ora quello che conta di più è il responso politico e non ci sarà presto. Perché se anche è vero che finora il governo Raffarin ha sempre dichiarato che gli impegni saranno confermati, è anche vero che prima della fine di maggio tutta questa partita di opere pubbliche non sarà portata all'Assemblée dove probabilmente verrà presa la decisione finale. Di qui a maggio possono cambiare molte cose, ma sono più prevedibili gli elementi negativi che quelli positivi.

Intanto la Francia sta «scoprendo» che il bilancio 2002 è stato ben peggiore di quanto non fosse previsto. Raffarin ha annunciato una settimana fa che il deficit sarebbe stato al 3 per cento, cioè al limite massimo consentito dal patto di stabilità. In realtà a Bruxelles stanno facendo i conti e sembra che si sia ad almeno 3,2 per cento e quindi partirebbe verso Parigi la procedura comunitaria per deficit eccessivo. La Francia ha finora risposto picche all'invito di Bruxelles a mettere i conti in ordine. Raffarin ha fatto dello slogan «No al rigore» la bandiera del suo governo che punta a rilanciare l'economia abbassando la fiscalità e riducendo i vincoli alle imprese. Fino a quando potrà tenere la rotta è difficile dirlo. Ma intanto le previsioni di crescita al 3 per cento per l'anno in corso sono già state ridimensionate e su tutto e su tutti grava l'incognita della guerra. Ma se questa è la situazione bisogna pur dire che l'impegno a realizzare la linea ad alta velocità Lyon-Turin entro il 2012 è stato solennemente firmato da Jacques Chirac e Silvio Berlusconi nel vertice bilaterale di Périguex nel novembre 2001. Un vertice abbastanza periglioso, il primo tra i due governi dalla nascita dell'esecutivo Berlusconi. Il sigillo alla Lyon-Turin fu praticamente l'unica cosa concreta e positiva. A un anno e qualche mese di distanza si puo' dire che sulla realizzazione della linea si gioca un bel pezzo di credibilità dei rapporti tra i due paesi.

Ci sono di mezzo ragioni economiche e strategiche: attraverso la Lione-Torino passa uno dei grandi corridoi ferroviari di collegamento tra l'asse Londra-Parigi-Madrid e l'est europeo attraverso Lubiana e fino a Kiev. Se la Francia sceglierà di non fare la Lione-Torino quel flusso di merci e di persone sarà attratto più a nord, attraverso la Parigi-Strasburgo (per la quale i tecnici hanno dato parere positivo) e la Germania. In questo modo l'Italia sarà messa ai margini delle vere linee di transito europee.

Insomma, in questa partita abbiamo tutto da perdere. In Francia gli unici a fare operazioni di lobbying per sostenere il progetto sono il consorzio per la linea, la città di Lione e la regione Rhône-Alpes. La settimana scorsa l'ex primo ministro ed ex sindaco di Lione Raymond Barre è sceso in campo per sostenere il progetto: «E' decisivo, bisogna che sia pronto entro il 2012 al più tardi 2015 o le valli e i trafori rischiano la saturazione». La parola è a Monsieur Raffarin.

Cesare Martinetti

 
 
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