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06.03.2003 - Col cioccolato si scopre il lato dolce della vita
Qualche settimana fa Godiva ha fatto sfilare a Milano modelle con abiti al cioccolato. Sulla terrazza del Pincio, da sabato scorso e fino al 9 marzo, impazza Eurochocolate-Roma. Se febbraio è stato un mese a tutto-cacao (con «Cioccolart» a Cuneo e «Cioccolosità» a Monsummano Terme, in Toscana), marzo promette nuove follie in nome del «cibo degli dei». Stavolta tocca a Torino dove - da oggi fino al 23 - è in programma «CioccolaTò», che si legherà a «Dolc´è» al Lingotto (sito www.dolc-e.it), una sorta di Salone del gusto, professionale, sulla pasticceria che dal 22 al 25 richiamerà chef e maestri della pralina: il parigino Pierre Hermé e il toscano Mannori, i cuochi Marchesi e Iaccarino, Oriol Balanguer di «El Bulli» di Barcellona. E intanto film, libri, opere d´arte si gettano sulla dolce golosità. Che succede? Perché sono tutti pazzi per tavolette, cremini, «dragé» e giandujotti? Se ha ragione lo storico francese Jacques Le Goff, convinto che il modo di mangiare sia la chiave per interpretare un´epoca, in un periodo di crisi dei valori, di paure collettive, di incertezze economiche, la gratificazione del cibo è consolatoria. E il cioccolato diventa l´alimento più gratificante, grazie alle sue qualità: è energia pura, adatto alla diete sportive, utile ad affrontare lo stress, e per di più con capacità afrodiache, grazie alla feniletilamina.

«C´è stato uno sdoganamento del cioccolato», ammette Mauro Giaculli, il direttore di «Cioccolata & C», rivista nata a Milano nel 1991. Allora in redazione si sentivano un po' «carbonari», confessa, perché il giornale partì in un momento di diete imperanti. «Rilanciammo il "lato dolce della vita" e ora tra i consumatori - aggiunge Giaculli - si sta verificando quello che è successo nel vino: si fanno accostamenti, si cercano "cru" di cacao aromatico». La rivista ha lanciato un «cioco-sondaggio» on line, sull´eterno dilemma: al latte o amara? Ebbene, giunto ad oltre 1300 risposte, è in testa l´extra fondente (38,7 %), cioè la tavoletta, ma il cioccolato al latte incalza da vicino, superando a sorpresa il fondente. Cogliendo l´onda, a Torino si riparte da un mese intero dedicato al «cibo degli dei». Stasera si comincia col cabaret, domani sono previste feste etno e in discoteca. Quaranta ristoranti propongono menu «tutto cacao», e sono in arrivo dotti incontri culturali, organizzati dalla Fondazione Accorsi, dal Premio Grinzane, dal Museo del Cinema, dalla galleria «Art & Arts».

Poi i golosi (in attesa dei laboratori Slow Food, dal 20 al 23) potranno darsi appuntamento per i primi assaggi domenica in piazza Crispi a Torino e già sabato in alcuni centri della provincia (sito www.cioccola-to.com), come Bardonecchia. L´accostamento alla montagna non è casuale, perché «CioccolaTò» - kermesse nata per iniziativa di Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino - vuole collegarsi con le Olimpiadi 2006 e promuovere un «distretto del cioccolato» che ha le sue radici nella storia, fin da quando la prima patente per la produzione di cioccolata in Italia fu concessa ad Antonio Ari nel 1678. Da allora la città sabauda divenne la capitale europea di Theobroma Cacao. Oggi il cioccolato di qualità vuole prendersi la rivincita sulle direttive Ue che concedono di sostituire il burro di cacao con grassi vegetali (fino al 5%) e gli artigiani chiedono a Bruxelles il riconoscimento del marchio Igp per il «Giandujotto di Torino-Piemonte». Dopo che i maestri della «chocolate valley» toscana hanno attirato l´attenzione dei media, i piemontesi muovono all´attacco, forti di una produzione al cioccolato di 80 mila tonnellate nel 2001, cresciuta del 14,3 % rispetto all'anno prima. Si muove anche un colosso come Ferrero, presente alla fiera di chiusura dal 20 al 23 con una Nutelleria e uno stand istituzionale, e marchi come Caffarel, Gruppo Elah Dufour Novi, Streglio, Lindt, Baratti & Milano, Domori, Cuba Venchi per capire l'importanza del comparto. Tutti partecipano a «CioccolaTò». Ci saranno anche tanti artigiani piemontesi di qualità: Peyrano, Gobino, Giraudi, Gerla, Barbero. Con una pattuglia di «stranieri» a insidiarli: dalla Sicilia, Bonajuto di Modica; dalla Toscana Slitti, La Molina, De Bondt; dalle Marche, Bruco. E non macheranno le grandi ditte: Lindt, Valrhona, Perugina, Icam.

Ieri era giorno di digiuno per la Quaresima, quindi è saltata la cena di gala d´apertura. Si farà a conclusione della kermesse, in concomitanza con una festa al cioccolato ad Hollywood, per la notte degli Oscar. In realtà, bastava rileggere la bolla del cardinale Francesco Maria Brancaccio del 1662, che dichiarò - a consolazione della Curia - che «liquidum non frangit jejenum»: una cioccolata (in tazza, cioè liquida come usava allora) non interrompe il digiuno.

Gigi Padovani

 
 
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