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Torino - 22 maggio 2003
 
 
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06.03.2003 - Braccio di ferro sul progetto Galileo
Manca poco allo scadere del termine per la realizzazione del progetto Galileo, il sistema satellitare europeo alternativo al Gps americano, considerato uno dei progetti comunitari più rivoluzionari e con il maggior numero di interessi in gioco. Se entro il 2005 il primo satellite Galileo non sarà in orbita, l´Europa perderà le frequenze assegnatele dalla Conferenza Mondiale delle Radiocomunicazioni (Cmr, sotto l´egida dell´Onu) e dovrà dire addio all´intero progetto, il cui costo si aggira intorno ai 3 miliardi e mezzo di euro. Ritardi e impedimenti, dovuti alla contesa tra Italia e Germania su quale dei due paesi debba aggiudicarsi la leadership del progetto, potrebbero finalmente sbloccarsi se il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riuscissero a trovare un compromesso nel corso del vertice di questa sera a Brema. Tra i diversi temi in agenda, infatti ? la situazione in Iraq e i delicati equilibri internazionali ? il progetto Galileo è stato inserito nell´ordine del giorno per espressa volontà della parte tedesca, che ha presentato, nei giorni precedenti il vertice, una serie di proposte che sono rimbalzate tra Roma e Berlino fino a ieri sera. Se lo scambio sarà stato costruttivo e in grado di portare a un compromesso lo sapremo questa sera, nel previsto comunicato ufficiale a resoconto del vertice. Tre i punti della controversia: la leadership industriale, il posto di direttore esecutivo e la collocazione della sede. «I tedeschi sostengono di aver pagato un maggior numero di quote di finanziamento e di aver avuto l´idea dell´intero progetto ? spiega un tecnico francese dell´Agenzia Spaziale Europea (Esa), che sta lavorando alle fasi preparatorie di Galileo ? gli italiani d´altra parte lamentano di essere già stati esclusi dall´agenzia alimentare di Parma, e inoltre di avere già un polo tecnologico molto sviluppato su questo settore. Entrambi gli argomenti sono legittimi, il problema è che se Italia e Germania non trovano un compromesso, l´intero progetto salta e tutto il lavoro già avviato all´Esa e nel consorzio Galileo Industries andrà in fumo». Un primo tentativo di compromesso si era cercato infatti proprio all´interno del consorzio Galileo Industries, fondato durante lo sviluppo del progetto e a cui partecipano tra gli altri l´italiana Alenia e la tedesca Atrium. Una prima distribuzione dei pacchetti di interesse è stata tentata al livello delle imprese interessate, ma l´impossibilità di trovare un accordo in questa sede ha fatto passare la pratica dal livello tecnico al livello politico, prima ai rispettivi ministeri del Lavoro, poi, nell´arco delle ultime settimane, direttamente sui tavoli di cancelleria e presidenza del Consiglio. «Non parlerei ancora di fallimento, bensì di un ritardo nell´attuazione del progetto ? ci aveva detto il ministro del Lavoro tedesco Manfred Stolpe prima che la pratica passasse dal suo dicastero alla cancelleria - In effetti, Italia e Germania hanno posizioni differenti. Ogni stato membro partecipa mettendo a disposizione all´Agenzia Spaziale Europea dei fondi ripartiti in base al pil. Mai prima d´ora, nella storia dell´Esa, è accaduto che più stati membri hanno superato le proprie partecipazioni, mentre nel caso del finanziamento del progetto Galileo diversi paesi, fra i quali anche l´Italia, hanno offerto più di quanto prevede la distribuzione in base al pil. La Germania invece si è attenuta alla sua quota. Tutto questo, al di là della controversia, indica quanto forti siano gli interessi in gioco». Il presidente della Commissione Europea Romano Prodi aveva salutato con soddisfazione, al vertice europeo di Barcellona, la volontà dei paesi interessati di procedere speditamente alla realizzazione «del più strategico dei progetti Ue». Da allora però è trascorso un anno senza che le parti abbiano dato vita ad alcun accordo. Sarà in grado l´incontro di Brema ? a cui parteciperanno anche i sottosegretari agli Esteri di entrambi i paesi ? di offrire qualcosa di più che un ulteriore rinvio?

Francesca Sforza

 
 
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