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Torino - 18 maggio 2003
 
 
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06.03.2003 - "Per fortuna la decisione è politica"
BRUNO Bottiglieri, già direttore di Teknocity (Fondazione Agnelli), è dal 1991 il direttore generale di Transpadana, gruppo di pressione pubblico-privato che si batte perché passi a Sud delle Alpi il «Corridoio 5», cioè la dorsale di opportunità e trasporti che unirà Barcellona a Kiev. Sempre dietro le quinte, Bottiglieri è anche la memoria storica dell´associazione, alla quale fu chiamato da Umberto Agnelli. La «doccia gelata» uscita dalle pagine di Le Monde sulla Torino-Lione non lo ha colto di sorpresa. Era attesa, tanto che l´incontro riservato tra i membri piemontesi di Transpadana, svoltosi il 3 febbraio all´Unione industriale, era stato organizzato proprio in relazione alle prime preoccupanti indiscrezioni sull´esito della verifica finanziaria (audit) in corso in Francia.

Professor Bottiglieri, è stupito dai timori finanziari dei francesi?
«Per nulla. Per fortuna opere di questo rilievo non si decidono sulla immediata redditività finanziaria: se ciò fosse accaduto in passato, nessuno dei valichi ferroviari e stradali attuali sarebbe stato realizzato. Vogliamo dire che sono stati negativi perché avevano redditività ridicole? Ancor prima dell´accordo firmato a Torino nel gennaio 2001 dai due governi, tutti sapevano che la Torino-Lione era un´opera a lungo termine di non elevato ritorno finanziario».

Allora quale sarebbe il ragionamento giusto da fare?
«Occorre considerare anche i vantaggi ambientali, trasportistici e sociali. L´indagine francese sopravvaluta la capacità di catturare traffico da parte dei tunnel svizzeri, che riguardano le direttrici Nord-Sud e non Est-Ovest, ma soprattutto ritiene che le infrastrutture esistenti, a partire dalla linea storica, saranno saturate solo nel 2015. In realtà, anche potenziata, la Torino-Modane sarà satura al più tardi nel 2010-2012. Ma voler attendere la saturazione per realizzare la nuova infrastruttura è un´affermazione inaccettabile, come sono inaccettabili i costi del congestionamento per l´ambiente e l´economia. Chi sopporterebbe un treno merci ogni 20 minuti, di giorno e di notte?»

I francesi dicono anche che saranno migliorati i collegamenti stradali per compensare la realizzazione ritardata della ferrovia...
«E questo va contro la linea strategica dell´Unione Europea, che è a favore del trasporto ferroviario e di un riequilibrio ferro-gomma, che a suo tempo ha fatto decidere i due governi la realizzazione dell´opera. E´ grave che, alla sua mancata redditività immediata, non si confronta il costo economico per la collettività derivante dalla mancata realizzazione».

Qual è oggi il rischio, in questa fase?
«Preoccupa l´analisi troppo ragionieristica dei tecnici e c´è il timore che il loro documento venga tramutato in un messaggio politico nella discussione all´Assemblea nazionale di Parigi. Il nostro governo deve comprendere che la Torino-Lione, e quindi la direttrice europea a Sud delle Alpi, è vitale per l´Italia e la sua economia, anche in relazione al fatto che la Francia è il secondo partner commerciale dell´Italia e viceversa. E´ bene che qualcuno vada a dirlo con forza a Parigi. E subito».

Il 1° luglio incomincia la presidenza italiana dell´Unione europea, un´occasione da non perdere...
«Soprattutto un´occasione da anticipare oggi: non è più tempo per l´ordinaria amministrazione. E´ nei prossimi due mesi che occorre agire: se si parte con visioni sbagliate, non sarà la presidenza dell´Unione Europea a mutarle. Allora saremo ai tempi supplementari, ai rigori. Situazione che al nostro Paese non ha mai portato vittorie».

Gianni Bisio

 
 
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