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06.03.2003 - Chiamparino: la radiofonia non sarà toccata
Alla fine, dal governo della città esce una proposta ufficiale sul palazzo della radio di via Verdi 31: un´idea che punta a valorizzare le collezioni del cinema, ma anche a potenziare la produzione radiofonica nell´edificio che alla radio ha dato i natali. Il tentativo di quadrare il cerchio darebbe ali anche al museo della radio e della tivù: così, di primo acchito, l´idea piace anche al «Comitato per il palazzo della radio» che ha riunito fior d´intellettuali ed artisti intorno alle preoccupazioni di Giovanni De Luna sul progetto iniziale. Si tratterà di vedere, nelle prossime settimane, se la proposta piacerà anche alla Rai.

Il sindaco Sergio Chiamparino ha ridisegnato la strategia per il «borgo del cinema» durante un incontro a tre, con gli assessori Fiorenzo Alfieri (Cultura) e Paolo Peveraro (Patrimonio): «Acquisiremmo il palazzo di via Verdi 31 - annuncia il primo cittadino - per destinare alle collezioni del Museo del Cinema e allo sviluppo del museo della radio e della televisione soltanto gli spazi attualmente non occupati dagli studi radiofonici». Questi diverrebbero così una sorta di cuore pulsante del costruendo museo: «Una volta proprietari del palazzo, non chiederemmo alcun affitto per gli studi: puntiamo a un accordo in cui la Rai s´impegni ad aumentarvi le produzioni radiofoniche. Meglio se con programmi dedicati a Torino, in vista delle Olimpiadi». Del resto, «anche a Parigi, nel museo della radio, c´è una parte in cui si realizzano programmi puntualmente in onda sui canali di Stato».

Il progetto prevede comunque di spostare in via Verdi 31 l´ingresso principale per la Mole: fungerebbe da collegamento dei due edifici il ridisegnato giardino interno del complesso oggi della Rai (una pensilina accompagnerebbe da un polo all´altro i visitatori). Fiorenzo Alfieri precisa che l´idea «consentirebbe di potenziare la produzione radiofonica rendendola parte integrante del museo del Cinema, della radio e della tivù: i visitatori potrebbero attraversare gli studi funzionanti lungo un percorso insonorizzato, e le collezioni valorizzerebbero un complesso mezzo vuoto che l´anno prossimo lo diverrà a maggior ragione, visto che gli uffici dell´Orchestra Rai si trasferiranno nel nuovo auditorium, liberando un intero piano».

Solo con l´acquisizione dello Scribe, comunque, si risolveranno i problemi di spazio del Museo del cinema. Ed ecco Paolo Peveraro: «Il doppio acquisto costerebbe alla città circa 8 milioni e mezzo di euro, e salderebbe i due complessi all´area già di nostra proprietà che si trova alle spalle dello Scribe». E la partita di via Cernaia? La Rai s´è da tempo detta intenzionata a spostare i dipendenti nella sede lasciata libera dalla Telecom, per arrivare a trasformare il grattacielo di via Cernaia in hotel. Peveraro: «Condurremmo la trattativa, in questa fase, solo su via Verdi». Che ne pensa, il Comitato di difesa del palazzo della radio? E´ nato radunando artisti e intellettuali dopo che lo storico Giovanni De Luna aveva sottolineato, su questo giornale, la necessità di mantenere e valorizzare la produzione radiofonica in un edificio talmente carico di storia e di suggestioni da essere anche il luogo ideale per il museo della radio e della televisione.

«Mi pare che i presupposti della proposta siano buoni - dice ora De Luna -: i punti cardine, per me, restano l´intangibilità della vocazione produttiva del palazzo e l´essere lo spazio scenograficamente e storicamente migliore per il museo nazionale della radio e della tivù. Un museo che può avere impatto analogo a quello del Cinema, se non lo si mortifica in poche stanze ma lo si sviluppa in modo interattivo investendovi progettualità e risorse».

G.Fav.

 
 
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