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06.03.2003 - "La mia musica è un cuore bambino"
Entrare nell'anima di un bambino di 10 anni per raccontare i suoi sentimenti, le sue paure, la sua maniera di sentire le cose. Non è stato difficile per Ezio Bosso, e non solo perché è giovane e di quell'età infantile si presume conservi ancora un ricordo non sbiadito. Anzi, un po' ci ride e un po' se la prende, il musicista torinese, autore delle musiche del film «Io non ho paura» di Gabriele Salvatores, se si parla di età. Quando gli domandi: «Ti è stato difficile metterti in contatto con te stesso bambino, per entrare in quella dimensione della vita?» risponde con un sorriso: «ma io sono sempre in contatto con me stesso bambino, in ogni cosa che faccio». «Non per nulla, ho deciso che sarei diventato contrabbassista a 5 anni».

Subito dopo ti spiazza. Quando gli chiedi il «segreto» per raggiungere eccellenti risultati professionali in giovane età, lui ribatte: «Nel mio caso, succede perché io "sono" molto più vecchio di quanto non risulti all'anagrafe». Tanto che per scoprire la sua data di nascita è necessaria la delazione di qualcuno, perché lui non la rivela. Certo, per un «vecchio-bambino» di 31 anni, dev'essere una soddisfazione, scrivere musica per uno dei più noti registi italiani: e non solo, ma pure salire in scena con lui, per «mostrare al pubblico» uno spettacolo centrato tanto sulle note e sul corredo sonoro, che sul tema del film.

E' successo ieri sera, al Regio, con Bosso e Salvatores sul palco, a intrattenere gli spettatori con «Io non ho paura, 14 danze per bambini intorno a un buco». Così è intitolata la performance che include l'intera colonna sonora del film, eseguita ieri davanti a numeroso pubblico, dal Quartetto d'Archi di Torino e dall'Orchestra del Regio.

Esperienza adrenalinica, si immagina, per un compositore. Bosso ammette. «Soprattutto, è stato ed è bello lavorare con Salvatores, che è un amico e che, da un punto di vista artistico e umano, è una persona che dà molto». Tanto che, racconta Ezio, l'idea dello spettacolo è nata un po' come alternativa alla consueta promozione, e «stabilendo un contatto più diretto con il pubblico, ma anche perché ci siamo trovati bene lavorando insieme ed è piacevole l'idea di continuare» (lo spettacolo verrà replicato anche a Milano e Roma). Mai discussioni tra il musicista e il regista? «Poche. Lui mi ha solo raccomandato, all'inizio, di non comporre una "colonna sonora", ma di scrivere la mia musica, cercando di calarmi nella dimensione mentale del protagonista».

Per Ezio, comunque, non si tratta della prima esperienza con il cinema: già nel '98 filmava le musiche di «Un amore» di Tavarelli. «Ora, di colonne sonore ne scrivo due o tre l'anno» spiega l'ex enfant prodige Bosso. Termine calzante per un contrabbassista che già a 16-17 anni teneva concerti come solista in giro per il mondo e che qualche anno dopo cominciava a bazzicare il mondo del teatro, scrivendo musiche, ma anche occupandosi di testi e regia. Così, a volte in solitaria, a volte in collaborazione con altri artisti (da Giuseppe Zambon a Valter Malosti a Paola Bianchi) sono nati spettacoli come «Cuori», «Alcina», «Studio per contrabbasso e ombre», «Flatus». Un curriculum che rivela una certa versatilità. «Mi piace fare il musicista: comporre, suonare, dirigere: non ho preferenze in questo senso» commenta Bosso che ha studiato al Conservatorio di Venezia e all'Accademia di Vienna e che, da anni, ha lasciato Torino per Roma. «In realtà ero nomade anche quando vivevo qui, perché ho sempre lavorato molto fuori. A un certo punto ho sentito il bisogno di andarmene da questa che pure mi sembra una città bellissima, per respirare un altro clima, provare a fare altre cose». Di qui, l'esperienza triennale come primo contrabbasso del Teatro dell'Opera a Roma, poi una trasferta parigina, infine, il rientro alla capitale. Inquietudine? «Mi piace fare esperienze diverse e poi, a volte divento intollerante verso certe situazioni, in cui sei obbligato a stare nei ranghi, assecondare un certo "ruolo" anche formalmente». E musicalmente, cosa piace a Bosso? «Tutto, vivo il mio tempo e amo il passato. Mi attrae il minimalismo, inteso come lavoro sull'essenza dell'arte».

Silvia Francia

 
 
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