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Torino - 18 maggio 2003
 
 
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06.03.2003 - Lunardi: ho garanzie sulla Torino - Lione
Il futuro della Torino-Lione? Per il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi la Francia intende mantenere gli impegni politici assunti da Chirac nel gennaio 2001 per la costruzione della nuova galleria del Frejus anche se «occorrerà attendere lo sviluppo del dibattito in Parlamento» che si svolgerà in primavera. Lunardi ha chiamato il collega Gilles de Robien per capire meglio la posizione del governo Raffarin dopo i risultati dell´audit tecnico per la linea ferroviaria e le indiscrezioni sempre più insistenti secondo le quali Parigi preferirebbe puntare sull´altra linea dell´alta velocità, quella che passa da Strasburgo. De Robien ha rassicurato, ma non troppo. Ogni decisione è legata a maggio, quando il caso sarà discusso in Parlamento. Forse qualcosa in più se ne saprà lunedì, da Lione dove è in programma un convegno, cui parteciperà anche il sindaco di Torino Chiamparino.

Ma che le cose per il collegamento con i treni superveloci non siano messe troppo bene lo si capisce anche dal comunicato del Comitato Transpadana, l´organismo promotore del collegamento: «È urgente che il Governo italiano, con il sostegno delle autorità di Bruxelles, intraprenda una iniziativa politica straordinaria verso il governo francese per ricordare con forza che la Torino-Lione, e, quindi, la direttrice europea a sud delle Alpi, è vitale per l´Italia e la sua economia, anche in considerazione del fatto che la Francia è il primo partner commerciale dell´Italia e viceversa».

Non solo: i risultati dell´Audit francese vanno - secondo il Comitato - contro le linee strategiche dell´Unione europea: «L´indagine francese sopravvaluta la capacità di catturare traffico da parte dei tunnel svizzeri ma, soprattutto, ritiene che le infrastrutture esistenti si satureranno dopo il 2015. L´Audit fa leva su di un massimo di utilizzo della linea storica, seppur ammodernata, mentre è noto che essa sarà saturata, anche se potenziata, al più tardi nel 2010-2012. Attendere tempi troppo lunghi per la realizzazione di una nuova infrastruttura è cosa gravissima, poiché le nostre Alpi non potranno tollerare le pesanti conseguenze derivanti dalla crescita della domanda di trasporto».

R.T.

 
 
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