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06.03.2003 - L'oro di Torino
Il «Ritratto d´uomo» di Antonello da Messina i torinesi non lo vedevano dal 1996, quando fu esposto a Stupinigi con altri tesori delle collezioni chiuse al pubblico di Palazzo Madama: tra questi anche le «Très belles Heures de Notre Dame», prezioso codice miniato a cui lavorarono i fiamminghi Jan e Hubert van Eyck. L´«Autoritratto» a sanguigna di Leonardo era invece stato mostrato per l´ultima volta nella primavera del 2000, in occasione dell´ostensione della Sindone. Poi questi capolavori, i più celebri e rappresentativi tra quelli di arte antica conservati a Torino, sono tornati nei depositi a Palazzo Madama e nella Biblioteca Reale.

Ora la città li tira fuori e li espone al pubblico nella mostra «Leonardo, Antonello, Van Eyck. Tre capolavori della Biblioteca Reale e del Museo Civico d´Arte Antica di Torino», che aprirà i battenti domenica nella Sala Leonardo della Biblioteca neoclassica di piazza Castello. Accanto ai tre pezzi più preziosi, sedici opere del Quattrocento e del primo Cinquecento: disegni, codici miniati, vetri dipinti e dorati che provengono sia dalla stessa Biblioteca che dalle collezioni del Museo Civico d´Arte Antica. Da quel giorno e per tutte le domeniche e i mercoledì pomeriggio dell´anno si potrà visitare la mostra su prenotazione: ci saranno anche due postazioni informatiche che permetteranno di sfogliare virtualmente, oltre alle «Très Belles Heures», il Codice sul «Volo degli uccelli» di Leonardo.

Si tratta di un evento promosso dal ministero per i Beni culturali con Città di Torino, Regione e Provincia, Fondazione Torino Musei e con il contributo di Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt, Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali, per il quale l´assessore per la cultura del Comune Fiorenzo Alfieri parla di «risarcimento ai cittadini torinesi e al pubblico per le tante difficoltà che ancora impediscono la piena accessibilità di questi beni e dello sforzo di valorizzare la vocazione culturale e turistica della città, raccordando tra loro opere e patrimoni che appartengono a istituzioni diverse».

Il dipinto di Antonello da Messina fu realizzato nel 1476 per un committente forse veneziano ed entrò a metà Ottocento nella collezione milanese del principe Trivulzio. Il Museo Civico di Torino lo ottenne nel 1935, insieme alle «Très Belle Heures» miniate da van Eyck, quale risarcimento per il mancato acquisto di quella collezione, già deciso dalla Città di Torino con la mediazione dell´antiquario Pietro Accorsi e quindi bloccato dall´intervento diretto di Benito Mussolini, che non permise a quei beni di lasciare il capoluogo lombardo. Assai complessa è la storia del Codice miniato di Van Eyck. Iniziato intorno al 1380 per Jean de France, duca di Berry, il più celebre collezionista di libri miniati del tardo medioevo, ricco di 400 fogli in pergamena, fu a un certo punto smembrato: una parte rimase in Francia, dove è tuttora conservata nella Biblothèque Nationale di Parigi, un´altra entrò a far parte delle raccolte di Vittorio Amedeo II di Savoia e quindi della Biblioteca Nazionale di Torino, restando gravemente danneggiata dall´incendio del 1904. Poi venne scoperto nella biblioteca dei principi Trivulzio a Milano un terzo frammento, quello giunto fino a noi.

«Alla base del "Ritratto d´uomo" ci sono le rivoluzionarie innovazioni proposte dalle opere di van Eyck e dei suoi allievi, opere che Antonello certamente conobbe durante il suo soggiorno a Napoli, tra il 1445 e 1455» scrive nel catalogo edito da Allemandi il direttore di Palazzo Madama Enrica Pagella, stabilendo dunque un collegamento tra il capolavoro di Antonello, riconosciuto come uno dei ritratti più celebri della storia dell´arte, e altri pezzi in mostra. Tra questi, opere riconducibili al contesto dell´arte fiamminga e borgognona, come il libro d´ore del pittore francese Simon Marmion, le tavole che raffigurano gli apostoli Giacomo Maggiore e Simone di Antoine de Lonhy, il vetro dipinto e dorato con l´«Adorazione del Bambino» di Maestro Fiammingo.

Di Leonardo, oltre al celebre «Autoritratto» a sanguigna (giunto a Torino nel 1840 insieme ad altri disegni dell´artista e della sua cerchia, acquistati da Carlo Alberto) si potranno vedere tra l´altro anche il presunto studio per l´angelo della «Vergine delle rocce» e la «Testa virile di profilo incoronata di alloro». Nella stessa sezione, tra le opere dei leonardeschi, la «Testa di giovane» di Verrocchio e il disegno di Giovanni Antonio Boltraffio che raffigura un «Busto di giovane incoronato di spine e foglie di vite». Prenotazioni e informazioni per le visite al numero verde 800329329, www.piemonte-emozioni.it.

Marina Paglieri

 
 
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