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07.03.2003 - Mirafiori tra la Fiat e i francesi
L´inceneritore a Mirafiori sarebbe un´occasione per sviluppare la rete di teleriscaldamento, ma a un certo prezzo. Un conto salato per il Comune firmato Edf, il colosso francese dell´energia elettrica proprietario degli ex impianti Fenice, la centrale elettrica dello stabilimento Fiat che rientra nella rosa delle possibili aree idonee per ospitare il termovalorizzatore. Un complesso di 52 mila metri quadrati compreso tra piazzale Caio Mario e corso Settembrini che il Lingotto ha ceduto alla compagnia d´oltralpe circa un anno fa, nel corso dell´operazione Italenergia. Per acquistare il distretto, l´amministrazione comunale, poco prima della pausa natalizia, ha avviato una serie di trattative con i francesi. Il tenore delle richieste, quasi 200 euro al metro quadro, ha frenato l´intesa. «Se Mirafiori ritorna in ballo, però, si ripropone il problema di Chivasso - spiega il portavoce del Comitato per la tutela del quartiere Luigi Fiore - . Anche in quel caso non si trattava di un terreno pubblico e la Chivasso Industriale, proprietaria della struttura, si è opposta. Edf, invece, potrebbe giocarla sul piano economico» . Oltretutto, lo spazio per l´impianto brucia-rifiuti potrebbe essere insufficiente ad accogliere il piazzale per i circa 70 camion necessari, secondo uno studio dell´Amiat, per il trasporto dell´immondizia. Come è previsto nel rapporto della commissione provinciale, si dovrebbero utilizzare anche 22 mila metri quadri all´interno della fabbrica e in particolare il settore lastrature, una fetta di quel 20 per cento ancora operativo di Mirafiori. Non è area dismessa, ma dimezzata: la potenza produttiva, pari a 600 megawatt, è utilizzata solo al 50 per cento. Le lastrature, inoltre, sono ai confini con Borgo Scina, un comprensorio in via di riqualificazione urbana all´interno del progetto Urban 2 che potrebbe rivelarsi inadeguato ad alleggerire la presenza dell´inceneritore.

Mentre la scelta del sito Edf per l´Aem, azienda energetica municipale, sarebbe, in una certa misura, un´agevolazione. La ex municipalizzata, attraverso la controllata Aes, gestisce 220 chilometri di reti per il teleriscaldamento a Torino Sud. Reti che finora non hanno attecchito nella zona nord della città, candidata alternativa a Mirafiori per ospitare l´inceneritore. «Aspettiamo le decisioni della Provincia - afferma il direttore generale di Aem Torino Roberto Garbati che comunque non esclude piani di sviluppo in altri quartieri - ma se Mirafiori si rivelasse idonea, saremmo interessati a trattare con Edf per l´acquisto di calore ed energia. Se ne parlerà comunque tra qualche anno» . Un´alleanza strategica con i francesi potrebbe trasformarsi addirittura in un deterrente per i possibili concorrenti di Aem.

Dietro il business dell´inceneritore, che riguarda in prima battuta Amiat e Comune, si celano diversi interrogativi sui rischi di impatto ambientale. L´Azienda igiene ha installato, vicino a ogni sito candidato, una batteria di centraline per tenere sotto osservazione l´inquinamento. «Un sistema che ci consente di avere una mappa dei venti e delle correnti d´aria - dice l´amministratore delegato dell´Amiat Ivan Strozzi - , una volta chiuso il dibattito, forniremo tutti i risultati delle rilevazioni al costruttore».

L´inceneritore, secondo la legge Ronchi, deve avere una distanza minima di 500 metri dalle abitazioni. «E non è un caso che in ballo ci siano solo le periferie - attacca il presidente della circoscrizione Mirafiori Sud Maurizio Trombotto - la questione ambientale sarà discussa a bocce ferme» . Ma la prossima settimana, nel quartiere, ci sarà un´assemblea aperta a cui è stato invitato il vice sindaco Marco Calgaro. «Dopo le audizioni nella commissione provinciale - aggiunge il portavoce del Comitato - non abbiamo avuto più informazione. Vorremmo semplicemente capire quali sono le caratteristiche tecniche che rendono idoneo Mirafiori e non Chivasso. La nostra comunità non può essere coinvolta come seconda scelta» . L´associazione spontanea dei residenti annuncia di voler presentare un esposto in Procura contro il Comune governato dal sindaco Andrea Fluttero (An) per chiedere chiarezza in merito al rifiuto della cittadina a ospitare l´inceneritore.

Fabio Marzano

 
 
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