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07.03.2003 - Rifiuti, Comune nella bufera
Tre ipotesi per l´inceneritore che verrà: Mirafiori, nell´area industriale dismessa; Villaretto, lungo strada Bellacomba; Basse di Stura. Dove Basse di Stura fa riferimento a due indirizzi diversi: strada del Francese il primo; via Germagnano il secondo, vicino alla «Sardigna» (l´impianto per lo smaltimento dei resti animali). La notizia non è ufficiale ma sono queste le candidature che Torino presenterà alla prossima assemblea dei sindaci convocata dalla Provincia. In quella sede il Comune metterà le sue carte sul tavolo, con quella di Volpiano e le altre eventuali. La partita si direbbe alla stretta finale. Proprio ieri il sindaco Chiamparino ha comunicato per lettera a Mercedes Bresso, presidente della Provincia, la disponibilità di Torino alla convocazione con tutti gli altri Comuni: un passo deciso verso la soluzione di un problema sul quale Palazzo Civico si gioca la propria credibilità.

Ne è convinto il sindaco e con lui Marco Calgaro, numero due di Palazzo civico, che grazie al «turn-over» delle deleghe avvenuto pochi giorni fa si è ritrovato fra le mani una patata a dir poco bollente. Fanno fede le polemiche di giornata, quella di ieri, contraddistinta da prese di posizione nette su una vicenda che sembrava avvitarsi su se stessa. Andrea Pininfarina e Sergio Rodda, presidenti dell´Unione Industriale e dell´Api, lo avevano detto chiaro e tondo in occasione della firma del protocollo d´intesa con la Provincia per la certificazione della qualità ambientale delle imprese. Pininfarina: «Non ci interessa dove sorgerà l´impianto, l´importante è non perdere altro tempo. Anche perché ho la sensazione che in questo caso la tradizionale capacità di dialogo e di confronto fra i vari soggetti della città diventi un limite. Insomma, adesso ci vuole qualcuno che decida. Io pessimista? Ma no, come al solito verrà trovata una soluzione all´italiana: costosa e fuori tempo massimo». Rodda: «Basta con le facili demagogie su un impianto indispensabile. E´ assurdo continuare a rimandare». A rincarare la dose, l´assessore provinciale all´Ambiente Giuseppe Gamba: «L´abbiamo già detto: senza soluzioni definitive non prorogheremo l´attività della discarica. Dopo due anni di confronti con i cittadini è tempo che i Comuni facciano la loro parte recuperando credibilità. In caso contrario, a gennaio 2004 avremo tonnellate di rifiuti per le strade. Qualcosa di simile capitò a Milano nel ´95: ricordate?».

Accuse di immobilismo che non sono piaciute a Palazzo Civico, dal quale poche ore dopo filtravano i nomi dei siti potabili e l´invito alla Bresso affinché convocasse pure l´assemblea dei sindaci. Come dire: Torino non si tira indietro. «Ma ad una serie di condizioni», precisa Calgaro. Quali? «La premessa è che la Commissione Bobbio, pur valida scientificamente, si è rivelata politicamente fallimentare. Nel momento in cui facciamo la nostra parte chiediamo alla Provincia di attivare una procedura "blindata" che impedisca ad altri Comuni di sfilarsi in corsa. Chivasso insegna». Ma il vicesindaco va oltre, e si dice determinato ad un salto di qualità «in piena sintonia col sindaco». Due le parole d´ordine: più impegno nel coordinamento delle politiche ambientali a tutto tondo, di cui rivendica la delega, inquinamento compreso («impensabile non coinvolgere, oltre ad Ortolano, assessori come Sestero, Peveraro e Tessore»...); maggiore informazione ai torinesi su un argomento, l´inceneritore, diventato ingiustamente tabù.

A proposito: «Questa partita, affidata da tempo ai tecnici di settore, deve tornare di competenza politica». Sarebbe a dire? «Che il Comune può e deve esercitare un ruolo politico senza necessariamente passare attraverso la mediazione, pur preziosa, delle aziende: questione di trasparenza verso i cittadini». Dove per «aziende» si intende l´Amiat e soprattutto il Consorzio creato per l´inceneritore. Come sottolinea Calgaro, «i tecnici facciano i tecnici ed i politici facciano i politici». Palazzo Civico ha cambiato marcia.

Alessandro Mondo

 
 
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