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Torino - 18 maggio 2003
 
 
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10.03.2003 - Porta Nuova allunga i tempi della pensione
Colpo di scena: la stazione di Porta Nuova non morirà. Dei venti binari che oggi compongono il maggiore nodo ferroviario cittadino, ne verranno mantenuti dai cinque ai dieci. Ma non solo, questi binari verranno interrati - non si sa ancora se a partire da corso Dante o corso Sommeiller, certamente non dal Lingotto - in modo tale da consentire comunque la ricucitura (e la rinascita) dell'ambito via Nizza-via Sacchi.

Sono queste le conclusioni che il professor Riccardo Roscelli ha presentato al sindaco Chiamparino, una settimana fa, prima che il primo cittadino affrontasse una cruciale riunione con il «Comitato di Coordinamento per il nodo di Torino» (che riunisce ministero dei Trasporti, Comune, Regione, Rfi e Satti) durante la quale, fra le altre cose si è affrontato, con esiti positivi, il problema dell'interramento del Passante ferroviario sotto la Dora.

Per chi non lo ricordasse, Riccardo Roscelli è il presidente di «Siti», l'«Istituto superiore sui sistemi territoriali per l'innovazione» che nel novembre scorso ricevette dall'amministrazione il compito di ridisegnare quella fetta di città che, arretrata al Lingotto la stazione, sarebbe stata liberata dai binari. Nato da un'intesa tra Politecnico e Compagnia di San Paolo che fa perno sui dipartimenti di Architettura, ma che riunisce tutte le competenze del «Poli» in tema di territorio (si avvale anche di contributi dell'università sui temi socio-economici), «Siti», istituzione di ricerca mirata al post-laurea, ha quindi fornito al Comune alcuni scenari-proposta su quei «300 mila metri quadri tra Porta Nuova e il Lingotto». Un'area immensa e strategica per il futuro della città, «in grado di cambiare la storia del nostro territorio per i prossimi due secoli» come dichiarò, accettando l'incarico del Comune, Roscelli. E, ieri, ha poi aggiunto: «La nostra squadra (composta da urbanisti, progettisti, storici, studiosi del territorio, ndr) ha appena concluso un gigantesco lavoro di monitoraggio dei flussi di traffico, le funzioni e lo sviluppo delle stazioni esistenti e future nel nodo ferroviario, individuando i punti di forza e di debolezza del contesto urbanistico, immobiliare, socio-economico». Dopo tre mesi di intenso lavoro eccolo, il risultato messo a punto da «Siti»: un dossier di oltre cento pagine che riesce a conciliare sia la riqualificazione urbanistica della zona - il trincerone ferroviario, comunque, sparirebbe - sia la sopravvivenza di Porta Nuova in quanto scalo ferroviario, problema che tanto stava a cuore al sindaco Chiamparino che più di una volta ha dichiarato: «Un turista non può prendere un treno per Torino e non scendere nel cuore della città».

Lo studio messo a punto da «Siti» ha confermato che, anche dal punto di vista logistico-eco- nomico, l'ipotesi cui si riferiva il sindaco, di mantenére qualche linea di attestamento era la migliore. E quindi ha accompagnato questa soluzione con l'uovo di Colombo dell'interramento. Spiega il professor Roscelli: «L'ideale sarà abbassare il piano del ferro nel sottosuolo in modo da riunire due fette di città che sono cresciute separate, ma nello stesso tempo consentire ai treni a lunga percorrenza, sui 300 attuali, di continuare a raggiungere, in galleria Porta Nuova». Aggiunge: «Resta da studiare il problema dell'interconnessione, ma una cosa è certa. Attraverso il nostro studio siamo arrivati ad una certezza: la valorizzazione immobiliare dell'area liberata dai binari non avrebbe mai ripagato l'operazione di arretramento del Lingotto». Adesso la parola passa a Rfi, che dovrà valutare, insieme con il governo e la Regione il da farsi.

Emanuela Minucci

 
 
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