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Torino - 18 maggio 2003
 
 
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10.03.2003 - Addio al vecchio quartiere di via Nizza
Il Comune ha pronto un regalo mica da poco per Zunino, nuovo padrone di casa del Lingotto: un quartiere dalle convivenze architettoniche meno stridenti, con l´astronave di Renzo Piano finalmente circondata da parchi e residenze di prestigio anzichè le piccole e anonime case operaie Anni Venti di via Nizza. La prospettiva - una grande opportunità per Torino, ancor prima che per il gruppo immobiliare - è emersa giovedì sera al «Mipim» di Cannes, la più importante fiera internazionale del settore immobiliare, attorno al tavolo bianco firmato Philippe Starck dello stand di Torino (250 mila euro, contro i 5 milioni di Londra e Parigi, ma spesi bene). Riuniti di fronte a una bruschetta in edizione transalpina - a base di roast-beef e senape di Digione, l´assessore all´Urbanistica Mario Viano, il nuovo amministratore delegato del Lingotto spa Giovanni Maria Paviera e il presidente di Itp Marco Boglione. Di lì a mezz´ora Paviera avrebbe ritirato - primo italiano della storia del Mipim, il premio speciale della giuria per il miglior progetto, andato a una struttura - come l´hanno definita gli esperti - «la cui eleganza sembra appesa per incanto alla bolla azzurra della sala riunioni con vista aerea».

Mentre i giornalisti stranieri assediavano Viano, l´amministratore delegato del Lingotto anticipava a Boglione i suoi progetti per il futuro del Lingotto, e fra questi svelava una novità che, appena andrà in porto, cambierà faccia al quartiere. «Abbiamo ricevuto ampie rassicurazioni dal Comune. Il piano regolatore - spiegava Paviera - ci lascia mano libera, e la Sovrintendenza pure. Quelle brutte case basse di via Nizza spuntate come funghi a ridosso della Grande Fabbrica, potranno essere rase al suolo. Al loro posto verde e residenze private di prestigio, in grado di sposarsi al meglio con quello che ormai è da tutti riconosciuto come un esempio di recupero industriale da antologia». Viano lo ha guardato, ha sorriso e (sorpresa), non lo ha contraddetto, anzi: «E´ vero, la Città e intenzionata a portare avanti questo progetto di riqualificazione globale della zona. Un restyling approfondito che dovrà partire dall´utilizzo delle ruspe». L´assessore ci ha tenuto subito a sottolineare un aspetto tutt´altro che trascurabile per chi, in quelle case poco apprezzabili dal punto di vista architettonico, vive tuttora e magari ci è pure affezionato: «E´ evidente che a questi cittadini la Città offrirà una valida alternativa residenziale. E, una volta raggiunto l´accordo, per liberare l´area si potrà procedere alla riqualificazione».

I tempi non sono immediati, ma nemmeno troppo lunghi e - secondo alcuni - coincideranno con la conclusione del tunnel di corso Spezia, altra notevole miglioria di cui potrà, entro il 2006, avvantaggiarsi la struttura del Lingotto: «I problemi di viabilità che hanno afflitto il quartiere durante le ultime fiere di maggior successo - ha fatto notare Mario Viano - con code di auto da Italia `61 fino al Lingotto - una volta concluso il sottopasso non ci saranno più. E così, non solo raggiungere dala zona ospedali il Lingotto sarà un gioco da ragazzi, ma anche il quartiere otterrà un beneficio ambientale dall´eliminazione del traffico». 2006, dunque, anno zero per il Lingotto, ma anche per buona parte di quel quartiere cresciuto troppo in fretta all´ombra della Grande Fabbrica creata dall´ingegner Mattè Trucco fra il 1917 e il 1920. Quella «nave da guerra» (come la battezzò a suo tempo Le Corbusier) che da motore economico della città fordista diventerà - con la benedizione della giuria di Cannes - anche motore urbanistico del quartiere.

Emanuela Minucci

 
 
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