contatti english version Associazione Chiamparino.wav
 
Torino Internazionale  


 
 
Torino - 18 maggio 2003
 
 
Sistema Internazionale
Governo metropolitano
Formazione e ricerca
Imprenditorialità e occupazione
Cultura,Turismo,Commercio e Sport
Qualità urbana
Tamtam
Eco dalle città
Calendario
Associazione
 
 
 
home | Qualità urbana | Rassegna stampa
 
 
 
 
11.03.2003 - L'anima di torino affogata in uno spruzzo d'acqua
PASSEGGIARE, un po´ perduti, nelle ampie lunghezze e nella metafisica eleganza di Piazza Vittorio è stato da sempre un grande privilegio dei torinesi. La grande piazza, oramai molto più tranquilla di un tempo, scende, morbida e sicura verso il fiume e, la Gran Madre di Dio, moderno Pantheon, compatto, concentrato ed elevato, ne chiude gli spazi a contraltare. Presenza piena di energia, quella della Gran Madre che, forte del suo antico «Ordo populusque», sigilla, concludendo, il meraviglioso complesso. Tutto l´insieme è un esempio raro, grandioso e ben cadenzato di antico e monumentale Coraggio Architettonico: la bellezza quasi incredibile di questa piazza così amata dalla più intensa e viva torinesità, respirata, vissuta ed esorcizzata dai tantissimi anni di lavoro di Paolucci, fu esemplarmente e metodicamente descritta con poesia e rigore nelle tele di Gregorio Calvi.

Ma tra poco non sarà più così! Sarà, pare, una piazza di fontane e, da seria e vigorosa (e un po´ frigida) cambierà in una piazza disinvolta, stolta ed effervescente. In questo inizio di millennio, così ansiosamente dedicato alla Bellezza raggiunta e consacrato alla Giovinezza a tutti i costi, si dovrà sopportare anche il drammatico «lifting» di piazza Vittorio. Piazza storica perduta per sempre perché diventerà, a vanto e gloria della città (e dei suoi numerosi lifting brutali), un grandissimo, trafficatissimo, voluminoso e sotterraneo parcheggio.

La pace estatica di un posto storico (ripeto storico) ed antico se ne andrà sicuramente per sempre. La sedimentazione di due secoli di eventi, di cronaca e di Storia, sarà certamente spazzata via da un artificiale (e un po´ rozzo?) uso della piazza. Le piazze storiche non possono essere ridotte a dei coperchi né tanto meno possono diventare degli scatoloni. All´occhio veloce di chi amministra, la soluzione di piazza parking è un pensiero in meno: per noi, nostalgici, vecchi e purtroppo anche «sensibili» sarà un grande pezzo della nostra città perduto.

La vita ci insegna, ad ogni inciampo, che unire l´Utile al Dilettevole è sempre molto difficile: unire la Poesia di un posto, storico e antico, anche se austero e duro, alla materia dell´Utile è praticamente impossibile. Perché le quattro rampe incastrate a mò di tane ferine saranno comunque dei bruttissimi oggetti, le centinaia di griglie inevitabili ed immancabili (per dare aria e sicurezza ai garages) e che mai nei progetti si fanno vedere graficamente evidenziate, diventano all´atto pratico sgradevoli e forate distese di metallici materiali a pavimento.

E poi l´idea delle fontane. Ma che bisogno c´è di mettere dei liquidi esempi di fragorosa ed idraulica frenesia in una piazza così? Non siamo a Roma, non siamo alla fontana di Trevi, non siamo a Piazza Navona! Siamo in un Piemonte rigoroso, austero, Cavouriano e libero pensatore. La Controriforma e le sue fontane, a Torino non hanno storia, non fanno parte della cultura subalpina. Fontane, pare, «a scomparsa», come quelle di Piazza Castello, senza coraggio, trincerate dietro al fare e al non fare: «Ci siamo ma possiamo anche scomparire!» «Scrosciamo ma non ci siamo, sbruffiamo ma ci nascondiamo...». Spruzzi, alla moda, inventati a Disneyland e imitati sconsideratamente un po´ da tutti. Noi in questo caso copiamo la Francia, che ha copiato l´America, che si è ispirata alle fantasie «pluto-astute» di Orlando!

Ma il peggio è che la bella, bellissima piazza metafisica, e la sua anima rara e speciale, se ne andranno per sempre, portate alla deriva dall´intervento. Come se ne è andato a suo tempo il povero Valentino che da bellissimo e storico esempio di parco romantico (ampio ed invidiato per posizione e disegno da tutta Europa) è diventato nel corso del secolo scorso (e anche di quello antecedente!) un grande contenitore per tutto: Promotrici, Saloni-fiere, Saloni sotterranei, casoni-università, fontanoni monumentali, stradoni immensi (quasi autostrade...) che lo occupano e tagliano da capo a fondo e da fianco a fianco. Il Valentino da tempo non è più un parco ma uno sbrindellato spazio divorato da violenze ed imposizioni: un´enorme minestrone di verdure e cementi dove tutto viene messo, tutto viene riproposto e rovinato. Al Valentino nulla è stato risparmiato: gli è stato fatto ingurgitare di tutto.

Un po´ come a noi, cittadini sfortunati, che ci sentiamo trattati come le oche di Strasburgo: obbligati ad ingurgitare, ingoiare e deglutire. Non ci rimane che un enorme e frustratissimo fegato... pieno di tristezza.

Paolo Peyrone

 
 
 ©2002. Tutti i diritti sono riservati.