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Torino - 18 maggio 2003
 
 
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11.03.2003 - Vittorio e San Carlo: le piazze dividono la sinistra
PRIMA un appello all´Unesco affinché «salvi il salotto cittadino dalle ruspe» (e dalla «faciloneria cantieristica» di Chiamparino), seguito da venti firme buone per spaccare la sinistra e l'intellighenzia torinese. Da Balmas a Luigi Bobbio, da Gianni Vattimo a Marco Revelli, tutti accomunati da una sola preoccupazione: che non si scavi sotto piazza San Carlo per realizzare l´ennesimo parcheggio in centro. Poi, la risposta del sindaco e dell´assessore alla Cultura Fiorenzo Alfieri piuttosto risentiti non solo perché buona parte di quegli illustri firmatari sono iscritti alla Quercia, ma perché «è triste scoprire che nella sinistra resistono posizioni conservatrici».

Ieri, una nuova puntata di quella che sta ormai assumendo i connotati di una crociata: quella degli intellettuali contro gli interventi nelle piazze storiche (anche se, per loro, la definizione «interventi» andrebbe sostituita con "incursioni indebite"). Stavolta è di scena piazza Vittorio, un altro nodo che la giunta Chiamparino sta affrontando, non senza difficoltà, con la Sala Rossa. Stavolta, però- per il sollievo del sindaco - la lettera non arriva da un soggetto politico. A criticare duramente sia il progetto del parcheggio sia la riqualificazione firmata Daniel Buren (sofisticato gioco di luci e fontane a scomparsa) è l´architetto del paesaggio Paolo Pejrone i cui lavori hanno fatto scuola nel mondo. «Che bisogno c´è di mettere dei liquidi esempi di fragorosa e idraulica frenesia in una piazza così?».

E mentre l´autore del best seller «In giardino non si è mai soli» si scagliava contro ogni possibile manomissione di un esempio di «grandioso, ben cadenzato e monumentale Coraggio Architettonico», Giorgio Balmas prendeva carta e penna per rispondere un´altra volta al sindaco: «Vorrei fosse chiaro - dice Balmas - che io non mi riconosco, né mi sono mai riconosciuto nei ds e se proprio dovessi scegliere, seguendo l'esempio sottile dell´amico Vattimo, vorrei dirmi ancora un poco più a sinistra di lui, che già si colloca più a sinistra di Chiamparino! Poco poco, ma che si noti lo stacco...». E incalza: «Comunque, nel sistemare forse con un filo di presunzione questa graduatoria di appartenenza, non accetto di essere con ovvia supponenza definito "conservatore" o vorrei poter almeno parlare di pulpiti. Mi preoccupa poi la frase del sindaco "considerazioni fuori del mondo, non mi viene neppure voglia di rispondere" che fa il paio con l'indicazione di «curioso» con cui l'assessore Alfieri definisce l'appello». Affondo finale: «Mi pare si rischi di scivolare dalla sicurezza alla sicumera. E mi sembra si rischi di farlo anche su altre vicende cittadine. Ma forse è solo una sensazione.

Detto ciò, Balmas chiede al giornale di specificare nel dettaglio il lungo elenco di firmatari dell´appello (che sono Balmas, Gambarotta, Migone, Raineri, L. Bobbio, Ortoleva, Zancan, Galeotti Ferraresi, Bertola, Di Mauro, Morino, Della Casa, Revelli, Ruggeri, Vattimo, Acciarini, Zunino, Mastropaolo). Un bel po´ di sottoscrizioni, cui ieri si è aggiunta - per piazza Vittorio - l´opinione di Paolo Pejrone. Che pensa il primo cittadino di questo qualificato polverone? Ha una reazione pacata, quasi apprezzasse la presenza di questo dibattito ad alto livello: «In effetti non mi dispiace affatto - spiega - E´ normale che nascano opinioni divergenti sui progetti. Guai se fossero tutti d´accordo. Il problema, piuttosto, nasce quando non si discute: starebbe a significare che l´amministrazione non ha progetti». E sugli addebiti specifici come risponde? «Così com´è piazza Vittorio non va assolutamente bene, d´estate ricorda il Sahara e d´inverno una palude della Florida: non so a chi possa piacere». E l´accusa della sicumera? «Io ascolto tutti, poi è evidente che qualcuno, alla fine, deve pur decidere».

Emanuela Minucci

 
 
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