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Torino - 22 maggio 2003
 
 
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02.03.2003 - Il futuro e in "costruzione"
Nessuna rassegnazione, ma il desiderio di individuare strade concrete per rilanciare Torino a partire dal patrimonio di conoscenze e di tecnologie già presenti. È il messaggio forte che il card. Severino Poletto lancia a tutti gli attori coinvolti nel ripensare il futuro della città: sono stati riuniti dalTArcivescovo stesso a Palazzo Barolo, sabato 22 febbraio, in occasione di un seminario organizzato dall'Ufficio diocesano di pa- storale del Lavoro sul tema «Innovazione tecnologica e il futuro di Torino».

L'incontro, cui hanno partecipato i massimi vertici della politica locale, della finanza, dell'Università e del Politecnico, dei centri di ricerca, del sindacato e delle imprese torinesi (per il gruppo Fiat era presente Gabriele Galateri, amministratore delegato di Ifi) è una delle numerose iniziative messe in campo dal card. Poletto per trovare soluzioni alla crisi dell'industria locale: «questa città non può immaginare un futuro di isolamento dal mondo produttivo», ha osservato al termine dei lavori, ribadendo il ruolo centrale del settore automotive.

Se l'automobile è stata il «paradigma» industriale del ventesimo secolo - ha rileva- to l'economista Gian Maria Gros Pietro nella sua relazione - le tradizionali tecnologie dell'automobile saranno ancora centrali per il sistema economico mondiale dei prossimi decenni.

Le competenze tradizionali dell'industria piemontese si confermano assolutamente attuali anche se il «paradigma» del XXI secolo sono le tecnologie dell'informatica e della comunicazione. Anche perché - ha fatto notare Gros Pietro - sull'automobile ad idrogeno non c'è da farsi troppe illusioni: ci vorranno decenni prima che questa tecnologia entri nel sistema produttivo. In natura noi: esistono giacimenti di idrogeno: occorre produrlo, un'operazione, allo stato delle cose, costosa e che non porta benefici all'inquinamento globale. Da alcuni mesi un gruppo di docenti universitari e ricercatori si riunisce periodicamente, coordinato dalla Pastorale del Lavoro, per individuare percorsi di rilancio imprenditoriale nell'area torinese. I frutti di questo lavoro sono stati presentati al seminario di Palazzo Barolo dal prof. Angelo Detragiache. «Oggi - ha osservato Detragiache - una delle grandi esigenze di Torino è fare in modo che, mentre avanzano le ricerche di base, vengano individuate derivazioni tecniche e aperture di nuovi campi produttivi». Detto in altre parole: la ricerca scientifica possiede a Torino grandi e prestigiosi istituti, ma stenta a tradursi in progetti imprenditoriali, capaci di produrre ricchezza a vantaggio del territorio.

Hanno partecipato all'incontro. di Palazzo Barolo sia il Rettore del Politecnico Giovanni del Tin, che il Rettore dell'Università degli Studi Rinaldo Bettolino. Questa duplice presenza ha posto l'accento sulla complementarietà delle conoscenze da valorizzare per lo sviluppo del capoluogo piemontese: «non solo quella tecnico scientifica -sottolinea Bertolino - ma anche quella umanistica che può contare a Torino su una importante tradizione». Bertolino ha invitato a riflettere sulle diverse «culture» che oggi devono trovare il modo di incontrarsi per immaginare insieme la città del futuro. È parsa una sollecitazione stimolante, in una città che tende a portare tutta l'attenzione sulla dimensione tecnica ed economica dei problemi. L'eccellenza dei centri di ricerea scientifica - ha osservato il Rettore del Politecnico Del Tin, con un'ampia presentazione degli istituti e degli insegnamenti impartiti nell'Ateneo - resta una grande risorsa su cui investire con decisione, promuovendo la formazione di nuovi ricercatori nei nuovi settori della tecnologia. Sia Del Tin che Bertolino hanno posto l'accento sull'efficacia dei nuovi «incubatori d'impresa», attivati presso entrambi gli Atenei per accompagnare i primi passi dei giovani imprenditori torinesi.

Sul tema delle nuove tecnologie legate alla ricerca si è soffermato anche Rodolfo Zich, presidente di Torino Wireless, auspicando una minor frammentazione della ricerca e un contesto formativo «meno ostile» dal punto di vista dei finanziamenti e delle normative. Esempi di come la ricerca possa creare ricchezza sono stati portati dall'ing. Garoni di Fiat Avio e dall'ing. Michellone del Centro ricerche Fiat, una realtà, quest'ultima, di mille ricercatori, 200 stagisti l'anno, 631 brevetti registrati e 444 domande di brevetti in corso nel campo dei motori legati alle nuove tecnologie. «Nel '93 in seguito alla crisi Fiat siamo stati costretti ad entrare nel mercato - ha illustrato Michellone - e da allora siamo cresciuti. Al nostro attivo abbiamo quasi 2.700 ordini da aziende di tutto il mondo, oltre ad essere uno dei Centri di ricerca di riferimento nel settore automobilistico internazionale. La cultura dell'auto non è morta e comunque la sua tecnologia si può trasfe- rire in altri settori di largo consumo».

II Piemonte è una delle regioni italiane che investono maggiormente nella ricerca (1.662 milioni di euro ogni anno), ma è anche la regione che fa registrare la più bassa incidenza di finanziamenti pubblici sul totale degli investimenti per la ricerca. L'ha fatto notare Andrea Pininfarina, presidente dell'Unione Industriale, per sottolineare che non solo le imprese private, ma la finanza pubblica deve impegnarsi con decisione, nei prossimi anni, per il rilancio della ricerca e dell'economia locale.

Dello stesso avviso è Roberto Testore, amministratore delegato di Finmeccanica, che ha rilevato come senza progetti di grande respiro non possa'esserci futuro per le piccole e medie imprese. Un impegno di maggiore coordinamento è stato espresso dai rappresentanti degli enti locali: il sindaco di Torino Sergio Ghiamparino, la Presidente della Provincia Mercedes Bresso e l'assessore regionale al Bilancio Gilberto Pichetto. Per lr lavoro Nanni Tosco, segretario provinciale della Gisi, ha sottolineato il rischio di giocare il futuro di Torino solo sull'«eccellenza», puntando su élite di lavoratori specializzati. C'è bisogno di innalzare il livello di «tutto» il mondo del lavoro, creando occasioni di riqualifica e di formazione professionale permanente.

Infine il ruolo del mondo della finanza nel rilancio di Torino: Giovanni Zanetti (Compagnia di San Paolo) e Giovanni Ferrerò (Fondazione Grt) hanno riconfermato il «dovere», delle fondazioni da loro rappresentate ad investire nel territorio per lo sviluppo e la ricerca. A patto che vi siano progetti in grado di «fare sistema». In altre parole. È tempo di «vacche magre» per tutti: basta donazioni a pioggia su miriadi di iniziative, finanziamo meno ma meglio.

Marina Lomunno, Alberto Riccadonna

 
 
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